Covid-19. Raloxifene: il farmaco per l’osteoporosi cura infezioni lievi e asintomatiche

Rientra nel progetto Exscalate4Cov dalla Commissione Europea.

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Fanno ben sperare gli studi sul raloxifene, farmaco usato per l’osteoporosi, efficace per curare infezioni lievi o asintomatiche legate al Covid-19. Insomma, utile nelle fasi iniziali del contagio o per casi in cui il virus non è particolarmente aggressivo.

Si tratta di uno strumento in più in attesa del vaccino. Per il quale, secondo un recente annuncio del Ministro della Salute Roberto Speranza, il periodo giusto potrebbe essere già dicembre.

Raloxifene e il progetto Exscalate4Cov

Sul Raloxifene lavora una task force di aziende e ricercatori fra i migliori del pianeta che, grazie a infrastrutture tecnologiche di alto livello, lavorano per contrastare uno dei più pericolosi virus dell’ultimo secolo.

Andrea Beccari, responsabile del progetto Exscalate4Cov, ha spiegato a IlSole24Ore: “Con il progetto pubblico-privato Exscalate4Cov ha voluto creare un nuovo modello per contrastare le epidemie… La Commissione europea ha messo insieme le eccellenze europee”.

Una rete virtuosa che unisce università, centri di ricerca e strutture tecnologiche all’avanguardia, come Cineca in Italia, per garantire una infrastruttura moderna per la ricerca della cura.

Cos’è l’osteoporosi

L’osteoporosi, citando la definizione data dal Ministero della Salute, è “una malattia sistemica dell’apparato scheletrico, caratterizzata da una bassa densità minerale e dal deterioramento della micro-architettura del tessuto osseo, con aumento della fragilità ossea legato prevalentemente all’invecchiamento“.

Il farmaco Raloxifene, già conosciuto, ha un profilo tossicologico noto in clinica e si è dimostrato efficace durante la fase di sperimentazione in vitro (in provetta).

Ricerca sugli ormoni femminili contro il Covid-19

La Commissione Europea ha investito 352 milioni di euro nel progetto Horizon 2020, tre finanziano proprio il Exscalate4CoV, dove un ruolo importante è rivestito dai colossi Dompé Farmaceutici e il Fraunhofer Institute, un’organizzazione tedesca che raccoglie 60 istituti di ricerca.

Beccari ha spiegato che: “Sono state individuate settemila molecole con alcune caratteristiche promettenti. Tra queste, 100 attive in vitro e 40 hanno dimostrato capacità di contrastare il virus nelle cellule animali”.

Lo studio è legato anche alla ricerca dei benefici degli estrogeni, ormoni femminili, nella protezione dal virus. Agiscono sui recettori Ace2, porta d’ingresso del virus nella cellula umana e responsabili dell’infezione virale.

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