Coronavirus. Caos scuola a tre giorni dalla riapertura

Coronavirus. Caos scuola: a tre giorni dal rientro in classe previsto per il sette gennaio sono ancora troppe le incognite e i rischi per la decisione del governo. L'esecutivo è diviso, c'è chi spinte per il rientro in classe, anche solo del 50% degli studenti, chi invece invoca prudenza per studiare meglio l'evoluzione del contagio. Pesano poi i nuovi criteri per stabilire le zone. In fascia arancione o rossa le scuole resterebbero comunque chiuse.

Coronavirus. Caos scuola a tre giorni dalla riapertura
Coronavirus e caos scuola: a tre giorni dal rientro in classe previsto per il sette gennaio sono ancora troppe le incognite e i rischi per la decisione del governo.
4' di lettura

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, vuole riaprire le scuole il 7 gennaio, e con lui il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Altre componenti del governo predicano prudenza. Il Comitato tecnico Scientifico ritiene ci sia il rischio di far aumentare i contagi da coronavirus. Mentre alcuni governatori di Regione si sono messi di traverso e hanno fatto già sapere che non se ne parla di ricominciare con le lezioni in presenza.

Sintetizziamo: a tre giorni dall’apertura delle scuole regna il caos. Come ogni volta che il governo ha assunto decisioni con largo anticipo non tenendo conto delle evoluzioni del contagio da coronavirus.

La situazione epidemiologica

Ieri Conte ha comunque aggiunto, dopo aver ribadito che bisogna fare il possibile per riportare gli studenti in classe, che tutto dipende dalle condizioni epidemiologiche delle singole regioni. Un discorso che sarebbe anche di buon senso, se non si scontrasse con la realtà dei fatti.

Ci spieghiamo. La situazione epidemiologica, o meglio i 21 criteri stabiliti dall’Istituto Superiore della Sanità, hanno stabilito per mesi che il Veneto restasse in fascia gialla (in virtù di una notevole disponibilità di posti letto in ospedali e terapie intensive), ma quella decisione ha trasformato quella regione nel focolaio d’Italia, con un numero record di contagi, ricoveri e morti.

Perché riaprire le scuole?

La domanda è semplice: se il governo si appresta a emettere misure più restrittive pur mantenendo la divisione in fasce del Paese, se si prospetta l’imminente arriva di una terza ondata di contagi, se sono forti i timori della diffusione in Italia della variante inglese del coronavirus (molto più contagiosa), se il momento è delicato perché è appena partita la campagna vaccinale, se non è ancora chiaro l’impatto che potrebbe avare sull’emergenza sanitaria l’eventuale diffusione dell’epidemia da influenza stagionale, se non sono ancora chiare le conseguenze che hanno avuto le feste di Natale sull’aumento dei contagi, se dunque tutto questo suscita allarme, perché rischiare di peggiorare un quadro già grave riaprendo proprio ora le scuole?

I governatori che hanno detto no

È una domanda alla quale hanno già risposto i governatori di Campania e Puglia, Vincenzo De Luca e Michele Emiliano. Il primo ha già deciso di scaglionare le riaperture partendo da elementari e materne e prevedendo un rientro in classe di tutti gli studenti entro la fine del mese se il quadro epidemiologico dovesse migliorare.

Il secondo (Emiliano), sta decidendo di lasciare alle famiglie la decisione di portare i ragazzi a scuola o continuare con le lezioni a distanza. E magari aspettare un’altra settimana prima di decidere se riaprire le scuole.

Anche Luca Zaia, presidente del Veneto, sembra deciso a rinviare la ripresa in presenza delle scuole superiori. Mentre altre sette regioni, Lombardia, Trentino, Sardegna, Umbria,Veneto, Calabria e Friuli, hanno firmato una nota nella quale si evidenziano «le gravi criticità nel contenimento dei contagi».

Le fasce ballerine e i dubbi sulle riaperture

Il timore di molti, anche all’interno dell’esecutivo, è che una riapertura accelerata e non giustificata da una reale riduzione dei contagi da coronavirus possa comportare una chiusura quasi immediata, soprattutto in quelle regioni che dovessero passare in arancione a rosso. Anche perché il ritorno in classe è previsto solo nelle regioni in fascia gialla.

Prorpio per questo, con la decisione di rendere più stringenti i parametri (con Rt 1 si è già in arancione), una parte del governo sembra ora orientato a differire l’apertura delle superiori dopo che saranno definite le fasce di ogni singola regione con i nuovi criteri.

Le scuole si organizzano, ma…

Come detto la maggioranza è divisa. Il Pd invoca realismo e prudenza, soprattutto in questa fase e soprattutto quando si parla di scuola. Con tante incognite non ha senso – questa la sintesi del discorso – mettere a rischio ragazzi, insegnanti, personale non docente e famiglie. Meglio ripartire quando il quadro sarà più chiaro e soprattutto meno preoccupante. Ma Italia Viva e la ministra Azzolina spingono per riaprire subito.

Le scuole comunque stanno provando a organizzarsi con le indicazioni che sono arrivate nei giorni scorsi dal governo Con due turni di ingresso, alle 8 e alle 10, anche il sabato e con un 50% di studenti in presenza. I sindacati invitano il governo a rinviare la riapertura. Mentre anche le Regioni che non si sono opposte alla scelta dell’esecutivo stanno iniziando a chiedere deroghe.

Come detto, un caos. E fra tre giorni si riparte. Forse.

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