Coronavirus. Senza divieti la gente affolla le strade

Coronavirus. Senza divieti e restrizioni la gente è tornata ad affollare le strade per gli acquisti di Natale con assembramenti davanti a bar e nei ristoranti. Molti sindaci non accusano i cittadini: se viene loro detto che si può fare lo fanno e invitano il governo a emettere provvedimenti chiari e che tengano conto della situazione epidemiologica.

Coronavirus. Senza divieti la gente affolla le strade
Coronavirus: senza divieti e restrizioni la gente è tornata ad affollare le strade per gli acquisti di Natale con assembramenti davanti a bar e nei ristoranti.
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Se dici ai cittadini, potete uscire e andare in giro nei negozi, i cittadini lo fanno. Scontato. Resta da chiarire perché il governo sia sorpreso e solo dopo aver visto le scene da shopping selvaggio di ieri si sia ora deciso a imporre, per le feste, misure più restrittive. Fino al lockdown, per il timore, purtroppo fondato, di una nuova esplosione del contagio. La famosa terza ondata del coronavirus.

Lo stesso errore commesso questa estate: se non c’è una legge, un decreto o un’ordinanza che vieta i viaggi, compresi quelli all’estero, la gente fa le valigie e parte.

Se non è vietato, non è pericoloso

La storia del buonsenso non serve a niente. Il discorso è più semplice: se non è vietato, non è pericoloso. Con o senza coronavirus.

«Era abbastanza chiaro che succedesse – ha infatti dichiarato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala -. A volte fare la politica vuol dire fare uno sporco lavoro: prendere decisioni che non accontentano tutti. Quando sento parlare di assembramenti irresponsabili, non ci sto, non possiamo dare degli irresponsabili alle persone. Bisogna dire quello che si può fare, quindi sta a noi. Mi auguro che il governo prenda una decisione e io non farò altro che supportare le decisioni prese e cercare di far funzionare tutto».

Il sindaco di Milano si riferisce agli assembramenti visti ieri nelle strade di Milano, come un po’ ovunque nel Paese.

Sala: trovare formula giusta a chiara per le restrizioni

«Ieri abbiamo avuto l’invasione a Milano anche di tanta gente che arrivava dall’hinterland – continua Sala –. Se dici alle persone che dal 20 non ti puoi più muovere, accade quello che è successo ieri. Non diamo colpa alla gente, prendiamoci le nostre responsabilità. Bisogna mantenere un po’ più di restrizioni e trovare la formula giusta, ci vuole un po’ più di equilibrio, non cambiamo di giorno in giorno».

«Poi – ha aggiunto il sindaco di Milano – ascoltiamo i virologi, ci mettono in guardia su una prossima terza ondata di coronavirus. Anche se non ho capito se siamo usciti dalla seconda. Anzi, se guardo i morti della mia città dico che non ne siamo usciti. E se le cose stanno così, serve prudenza».

Troppo facile prendersela con i cittadini

Sulla stessa linea anche il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori. «I cittadini fanno quello che è consentito loro di fare – ha scritto sulla sua pagina Facebook -. Se negozi, bar e ristoranti sono aperti, perché non dovrebbero uscire, andare a fare shopping, e c’è anche il cashback, pranzare fuori o prendersi un caffè? Cosa ci si aspettava? Troppo facile prendersela con loro».

A Napoli in fascia gialla vedremo il triplo delle persone

Parole che sono molto simili a quelle pronunciate da Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, anche se il capoluogo campano è ancora nella zona arancione del rischio alto da contagio di coronavirus.

«Le persone a Napoli camminano come avviene a Bologna, Firenze, Venezia, Palermo, Bari, Verona e Berlino. Come avviene in tutti i posti del mondo. La settimana prossima se saremo zona gialla di gente ne vedremo anche il triplo. Le persone non sono degli untori, rispettano le regole e oltre il 95 per cento indossa la mascherina. Se nel Dpcm c’è scritto che in zona arancione le persone possono uscire, allora escono e se qualcuno si meraviglia è una persona che non ha una quantità di cervello particolarmente ossigenato».

In tutta Italia scene analoghe. Ma davvero qualcuno immaginava di far riaprire i negozi, invitarli a restare aperti fino alle 21 per «favorire lo shopping», introdurre il cashback (con l’obiettivo che venisse utilizzato), e poi immaginare cittadini in fila indiana a passeggiare tra i negozi?

Era un’illusione. E parte del governo, la cosiddetta rea rigorista, lo sapeva bene. Lo sapevano bene tutti. Forse la speranza, quando è stato varato il nuovo decreto, era di una discesa repentina dei contagi. Che non c’è stata: le restrizioni e l’Italia divisa in fasce hanno bloccato l’aumento dei casi da coronavirus e il trend di crescita. Ma i casi sono ancora tanti e anche i morti.

Cosa accadrà nelle scuole

La stessa storia della scuola: è stata decisa la riapertura questa estate, quando il coronavirus sembrava in ritirata. Non poteva che decidersi la chiusura quando il contagio è risalito alle stelle.

E siamo davvero sicuri – come dichiara il governo – che il sette gennaio milioni di studenti rientreranno nelle classi? Mah, nel frattempo è tutto un gran parlare di prossima terza ondata, che viene associata non solo alle feste ma anche – guarda un po’ – alla già decisa riapertura dell’anno scolastico.

Obitori pieni

Tutto questo accade mentre il tasso di contagiosità nel Paese è addirittura in lieve risalita e arrivano notizie che raccontano di un’Italia in ginocchio per il coronavirus: gli ospedali di Montebelluna e di Treviso non hanno più posti negli obitori, cioè stanno vivendo una situazione molto simile a quella che si è verificata a Bergamo questa primavera.

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