Coronavirus: shopping selvaggio, allarme terza ondata

Coronavirus. Le scene che si sono viste ieri a Milano e Torino con lo shopping selvaggio e le lunghe file davanti ai negozi hanno suscitato un certo allarme tra amministratori, politici e scienziati: se questo sarà l'andazzo per dicembre rischiamo di avere una terza ondata anche prima di Natale

Coronavirus: shopping selvaggio, allarme terza ondata
Coronavirus: le scene che si sono viste ieri a Milano e Torino con lo shopping selvaggio e le lunghe file davanti ai negozi ha suscitato un certo allarme.
5' di lettura

Shopping selvaggio in tempi di coronavirus, accade ancora: basta cambiare colore a una regione, da rossa ad arancione e il timore del contagio svanisce, disintegrato dalla febbre degli acquisti di Natale. E’ accaduto a Torino e Milano. Ed è subito scattato l’allarme. Se questo è l’andazzo il rischio di una terza ondata di coronavirus diventa concreto. Quasi inevitabile.

Inaccettabili le scene di Torino

«Quello che è successo ieri a Torino – ha dichiarato il presidente del Piemonte, Alberto Cirio – è inaccettabile».

Così inaccettabile che il governatore piemontese già questa mattina ha chiesto un incontro in prefettura, dove si è svolto un comitato per l’ordine e la sicurezza. Ieri pomeriggio le strade del centro di Torino sono state invase da migliaia di persone. Folle e assembramenti in ogni angolo. Come niente fosse. A pochi passi gli ospedali ancora pieni di pazienti e tanti a lottare tra la vita e la morte nelle terapie intensive.

Mi ricorda questa estate

«Ho fatto un’ordinanza precisa – ha aggiunto il governatore piemontese – per disciplinare i centri commerciali, per la rilevazione della febbre e lo scaglionamento degli ingressi».

«E quindi – ha aggiunto Cirio -, dove ho potuto intervenire con ordinanze regionali l’ho fatto, ma quello che ho visto ieri in alcune vie di Torino mi riporta con la mente all’estate e questo non possiamo permettercelo».

Interventi rigorosissimi

«Chiederò al prefetto di Torino interventi rigorosissimi, so che è già stato fatto tanto, che le forze dell’ordine si sono impegnate ma evidentemente non basta. I piemontesi – ha concluso – si stanno comportando con grande serietà ma laddove ci sono situazioni che scappano di mano bisogna intervenire subito in maniera radicale e netta».

Quella folla non è un bel segnale

A commentare la folla che ha inondato le strade del centro di Milano e Torino anche la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa.

«Male, molto male – ha dichiarato ai microfoni di Radio 24 -. E’ abbastanza sconcertante che le persone stentino così tanto a comprendere la gravità del contagio da coronavirus e il fatto che queste situazioni dipendono dai comportamenti di ognuno di noi. Siamo tutti tenuti in questo momento a comportamenti virtuosi. Io capisco che devi fare le compere, però non credo che se si va tutti lo stesso giorno migliori. E soprattutto, quando vedi che c’è una situazione così, o cambi zona o torni a casa e rimandi. Questo non è un bel segnale, non conforta».

«Io nei giorni scorsi – continua Sandra Zampa – avevo detto che i presidenti delle Regioni dovrebbero capire che dobbiamo lavorare tutti insieme nel rigore e che scegliere di restare in una situazione più restrittiva, anche se hai possibilità di riaprire di più, tutto sommato non farebbe male».

Si rischia la terza ondata prima di Natale

«Ho visto che l’Ecdc (il Centro europeo per il controllo delle malattie) – continua la sottosegretaria – ha fatto simulazioni in cui ipotizzava che un allentamento delle misure ai primi dicembre avrebbe portato immediatamente a un aumento nei numeri di contagi da coronavirus e ricoveri già prima di Natale».

«D’altra parte vorrei, che le persone si fermassero a riflettere su una cosa: a fine agosto-primi di settembre – conclude Zampa – avevamo numeri di contagiati da coronavirus piccoli, nel giro di un mese abbiamo visto lievitare questo numero e abbiamo superato i 30mila. Questo dà l’idea di quanto va veloce e si espande l’epidemia di coronavirus».

Una terza ondata sarebbe un disastro per l’economia

«Mi rendo perfettamente conto – ha dichiarato l’infettivologo Massimo Galli – delle esigenze dell’economia e del commercio, ma la salute della gente è un problema importante e la ripresa economica del Paese si misura anche sulla capacità di contenere e limitare i danni costantemente causati dall’epidemia di coronavirus».

«Se dovessimo ricadere di nuovo a pieno titolo – aggiunge pensando agli assembramenti dell’ultimo fine settimana – in una situazione come quella che abbiamo vissuto già per la seconda volta, e questo avvenisse come probabile prima che si possa intervenire con un vaccino efficace, credo che anche tutto quel che vien detto in termini di difesa dell’economia subirebbe dei danni».

A Natale la sicurezza dipende da ognuno di noi

«A Natale – ha ricordato ancora Galli – nessun incontro sarà sicuro dal pericolo coronavirus, se non si assumeranno tutti i tentativi di sicurezza che sono nel potere dei singoli».

«Avere il massimo possibile della prudenza nei contatti, specie con le parti più anziane della famiglia».

«Farò un Natale limitando con sofferenza i numeri delle persone da incontrare – ha concluso Galli, e articolando le relazioni familiari in maniera tale da sentirsi molto e vedersi meno».

Ha fornito anche un numero sui commensali che possono sedersi alla stessa tavola. «L’indicazione corretta sarebbe non più di 6, sicuramente non più di 10, ma sempre con le debite precauzioni. Ricordando che il ristorante o la festa in famiglia sono situazioni senza mascherina e che queste situazioni, magari parlando forte o gridando, non sono certamente le più sicure».

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