Coronavirus. Vacanze sulla neve no, messa di Natale sì

Coronavirus. Il governo non sembra propenso a concedere deroghe per le vacanze sulla neve: zero affari per gli impianti sciistici e le località di montagna. Probabile una sospensione del coprifuoco alla vigilia di Natale per consentire di partecipare alla messa. Su Capodanno ancora si discute. Le scuole dovrebbero restare chiuse fino al sette gennaio, ma il dibattito è aperto.

Coronavirus. Vacanze sulla neve no, messa di Natale sì
Coronavirus: il governo ha deciso la linea dura per le vacanze sulla neve mentre è propenso a concedere una deroga al coprifuoco per la notte di Natale.
5' di lettura

Niente vacanze sulle neve, ma messa di mezzanotte a Natale. E’ la mediazione del governo per le prossime feste. Due obiettivi: salvare, per quello che è possibile, lo shopping delle feste di fine anno ed evitare la diffusione del contagio da coronavirus tra gennaio e febbraio, come invece è accaduto in estate, quando il liberi tutti di agosto ha contribuito all’impennata delle infezioni.

E quindi, restrizioni rigide ovunque, anche nelle zone gialle e arancioni, dal 19 a dopo l’Epifania, con un coprifuoco stringente alle 20 o alle 21. Fatta eccezione per la vigilia di Natale, quando potrebbe essere posticipato oltre la mezzanotte per consentire, a chi vuole, di partecipare alla messa.

E’ stato ribadito il no alle vacanze sulla neve, dove c’è una sintonia anche con Germania e Francia. Questa estate ha fatto danni ovunque. E ovunque c’è la preoccupazione di assistere a una nuova ondata del virus dall’inizio della prossima primavera, se non prima.

Natale con i parenti: sì, no, forse

Ci saranno comunque delle concessioni per le feste di fine anno. Resterà il divieto per andare in zone rosse o arancione, a meno che non siano fondato motivi di lavoro, salute, necessità. Per queste feste, segnate dal coronavirus, il governo sta studiando comunque delle deroghe per permettere ai congiunti che vivono fuori regione di raggiungere i familiari a casa per le feste.

Sul punto c’è una vivace discussione nel governo. Molti sono contrari: la mobilità libera ha contribuito all’aumento dei contagi questa estate. E sarà inevitabilmente complesso controllare chi si sposta per tornare in famiglia e chi invece approfitta della deroga per andare in vacanza. Altri nell’esecutivo ritengono importante consentire gli “spostamenti familiari”.

Gli impianti da sci restano senza turisti

A proposito di vacanze. Per l’esecutivo si esclude, e qui sembrano tutti d’accordo, la possibilità di trascorrere le feste nelle località turistiche di montagna. Allo studio c’è un accordo europeo per evitare i soggiorni in montagna. Del tutto inascoltati, dunque, gli appelli dei governatori che hanno suggerito di riaprire gli impianti da sci, anche solo al 50%, con mascherine obbligatorie e ingressi contingentati. Questa estate non ha funzionato e le limitazioni iniziali si sono poi trasformare in tutti in spiaggia e altrettanti in discoteca. Non si vuole correre lo stesso rischio.

Cosa accadrà ai negozi in zona rossa?

Come già ribadito, tra il 3 e il 19 (o il 23 dicembre), i negozi resteranno aperti fino alle 22. Allungare l’apertura degli esercizi commerciali dovrebbe ridurre gli assembramenti. Ma se la questione è pacifica per le zone in fascia gialla o arancione, resta più complessa un’apertura in territori che hanno parametri da zona rossa. Nei negozi che sono nelle regioni considerate ad alto rischio di diffusione del coronavirus, il governo sembra meno propenso a concedere la possibilità di allentare le restrizioni. Potrebbero dunque restare chiusi, anche nel periodo dell’anno più favorevole per fare affari. Si vedrà, discussione in corso. Ma soprattutto, sarà necessario osservare l’andamento della curva epidemiologica.

Più probabile la riapertura dei centri commerciali nei fine settimana e nei giorni festivi. Ma anche in questo caso ci sono alcuni ministri che non sono convinti: troppo alto il rischio di assembramenti.

Coprifuoco a intensità variabile

Sul coprifuoco le idee sono piuttosto chiare, almeno nelle zone dove il rischio contagi da coronavirus è moderato. Spostarlo alle 22 0 23 tra il 13 e il 19 (o 23), per consentire l’accesso nei negozi che restano aperti fino alle 22. Con una stretta decisa durante le feste (fino alle 20 o alle 21), e una deroga per la vigilia di Natale, quando sarebbe spostato oltre le 24, per consentire a chi vuole di partecipare alla messa. Si discute sulla notte del 31.

Ristoranti e pub, che succede?

Al momento per bar e ristoranti resta la chiusura alle 18, anche nelle zone gialle. In quelle arancioni si valuta l’apertura a pranzo. I dubbi sono sull’alta socialità che si innesca nei giorni festivi e che trova la sua espressione proprio in questo tipo di locali. Comunque si decida resta il limite delle quattro persone al tavolo e mascherina obbligatoria quando ci si sposta all’interno dei locali. Rimane inalterata la possibilità della vendita da asporto.

Scuole, quasi certo lo stop fino al 7 gennaio

Sulle scuole la questione è complessa, politici e tecnici sono divisi. Resta di certo la chiusura fino al sette gennaio con la didattica a distanza. Poi si vedrà. C’è chi ritiene fondamentale per molte ragioni consentire un ritorno in classe degli studenti, chi sostiene sia un rischio troppo grande: potrebbe avere un impatto ulteriore sulla crescita dei contagi da coronavirus. Al momento e fino al termine delle feste resta tutto com’è. Anche se la discussione resta aperta.

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