Coronavirus. C’è il quarto vaccino, è quello russo. Ma…

Coronavirus. Gli scienziati russi hanno quasi completato gli studi clinici sul vaccino Sputnik V, sarebbe efficace al 90%. Ma il mondo scientifico è preoccupato dalle procedure per l'approvazione di tutti i vaccini: potrebbero non consentire una valutazione corretta sull'efficacia, la sicurezza e la durata della protezione.

Coronavirus. C'è il quarto vaccino, è quello russo. Ma...
Coronavirus. Ora i vaccini in fase di lancio sono quattro dopo che anche il prodotto russo è ormai in rampa di lancio mentre sulla rivista Nature gli scienziati...
4' di lettura

Dopo Pfizer, Moderna e AstraZeneca è in rampa di lancio anche il vaccino contro il coronavirus realizzato in Russia, dalla Gamaleya Center, lo Sputnik V. Ma nel frattempo la comunità scientifica sulla prestigiosa rivista Nature lancia un allarme sui vaccini contro il coronavirus: le prossime procedure di approvazione rischiano di compromettere i risultati degli studi clinici.

Ma andiamo con ordine e partiamo dal vaccino russo. La seconda analisi ad interim dei dati degli studi clinici sullo Sputnik V avrebbe dimostrato una efficacia del vaccino anti coronavirus pari 91.4% al 28esimo giorno dopo la prima dose. 42 giorni dopo l’efficacia è salita al 95%.

Il calcolo è basato sull’analisi dei dati delle vaccinazioni che sono state eseguite su 18.794 volontari che hanno ricevuto sia la prima, sia la seconda dose del vaccino Sputnik V o di un placebo.

I dati del vaccino russo su una rivista scientifica

Questa volta non si tratta solo di chiacchiere. I dati dello studio saranno pubblicati su una delle più importanti riviste scientifiche e sottoposto a una revisione paritaria. Ovvero, per la prima volta si conosceranno i dettagli sul vaccino russo dopo che per mesi sono solo circolate voci, ma anche note ufficiali, senza però nessun supporto scientifico. Il che aveva suscitato qualche perplessità sul prodotto in sperimentazione in Russia.

Dalla Cina altri tre vaccini

«Dopo il completamento delle sperimentazioni cliniche di Fase III del vaccino Sputnik V, il Centro Gamaleya – hanno comunicato gli scienziati russi – fornirà l’accesso al rapporto completo della sperimentazione clinica. Attualmente, 40.000 volontari stanno prendendo parte allo studio clinico post-registrazione di Fase III “in doppio cieco”, randomizzato, controllato con placebo del vaccino Sputnik V in Russia, di cui più di 22.000 volontari sono stati vaccinati con la prima dose e più di 19.000 volontari con la prima e la seconda dose».

E ora dunque sono quattro i vaccini contro il coronavirus a un passo dall’approvazione finale. Senza dimenticare almeno altri tre vaccini che sono vicini allo stesso traguardo in Cina.

AstraZeneca, 200 milioni di dosi al mese

Nel frattempo la AstraZeneca ha fatto sapere che a gennaio arriveranno le prime dosi del vaccino anglo-svedese, ed entro giugno 2021 in Italia arriveranno altre 70 milioni di dosi.

«AstraZeneca è già pronta – ha dichiarato Pietro Di Lorenzo, presidente e amministratore delegato dell’Irbm di Pomezia, l’azienda che dovrà realizzare il vaccino in Italia – per la commercializzazione di 3 miliardi di dosi entro il 2021, 200 milioni di dosi al mese».

Il vaccino AstraZeneca a 2 euro e 80

«La multinazionale e l’Università di Oxford – continua – hanno deciso che vista la situazione di emergenza causata dalla pandemia di coronavirus, il costo industriale sarà anche quello finale del vaccino, cioè 2 euro e 80. Neanche un centesimo di sovrapprezzo per la proprietà intellettuale. Non c’è una gara tra multinazionali per il vaccino: c’è bisogno che tante aziende arrivino a validare il vaccino. C’è spazio per tutti».

Sulla polemica sollevata dal virologo Andrea Crisanti, che chiede chiarezza alle case farmaceutiche, Pietro Di Lorenzo risponde: «Gli scienziati hanno ragione a pretendere trasparenza e chiedere i dati sperimentali, ma non ho dubbi: AstraZeneca pubblicherà i dati prima della commercializzazione. Crisanti fa bene a chiedere chiarezza, ma da parte nostra non mancherà».

La preoccupazione degli scienziati

La corsa al vaccino contro il coronavirus in parte preoccupa il mondo scientifico. Il timore è che la procedura di Approvazione all’uso di emergenza (Eua) che l’ente americano per il controllo sui farmaci Fda (Food and Drug Aministration), in programma il prossimo 10 dicembre possa compromettere i risultati degli studi clinici in corso.

«Il 10 – scrive la rivista Nature – la Fda prevede di esaminare la richiesta presentata il 20 novembre per il vaccino anti coronavirus di Pfizer e BioNTech. Mentre Moderna potrebbe presentare la richiesta nei prossimi giorni. L’autorizzazione in emergenza si chiede quando la metà dei partecipanti alla sperimentazione sono stati seguiti per due mesi dopo aver ricevuto l’ultima dose di vaccino».

I dati potrebbero essere insufficienti

Ma di cosa si preoccupa la comunità scientifica?

E’ presto detto. «La preoccupazione – si legge su Nature – che questa procedura possa ripercuotersi negativamente sulla qualità dei dati deriva dal fatto che, una volta ottenuta l’approvazione del vaccino, le aziende produttrici sono chiamate a vaccinare tutti i partecipanti che hanno avuto il placebo. Il mondo scientifico ritiene che se le persone vaccinate diventano troppo numerose, le aziende potrebbero non avere dei dati sufficienti per stabilire i risultati a lungo termine, come quelli relativi alla sicurezza, alla durata della protezione e alla verifica se il vaccino previene l’infezione da coronavirus o solo l’insorgenza della malattia».

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