Coronavirus, virologi social: chi ci ha guadagnato di più?

Coronavirus: i medici intervenuti in diverse trasmissioni televisive sono diventati delle star della tv e online. Chi sono i più seguiti sui social network?

8' di lettura

Ogni giorno, nei vari programmi televisivi, un medico o un ricercatore fanno la loro entrata in scena per spiegarci come continuare a convivere con il coronavirus. Spesso entrando in contraddittorio con i colleghi. Le battaglie scientifiche a colpi di ospitate tv e scambi di tweet hanno trasformato tante figure professionali in celebrità.

Forse in futuro, ripensando al 2020, riusciremo a comprendere a pieno ciò che abbiamo affrontato a causa del covid-19 e ad analizzare l’enorme quantità di informazioni che ci sono piovute addosso.

Agli inizi di febbraio, termini come coronavirus (no, meglio covid-19, e poi sars-cov-2), sindrome respiratoria acuta, recettori, sierologia sono diventati di uso comune nel quotidiano e sul web. Con l’impennata registrata nella frequenza di ricerca, sono diventate le parole chiave più ricercate da marzo. 

Il merito di aver introdotto questi termini nel nostro lessico quotidiano va sicuramente alla presenza dei virologi nei vari notiziari e programmi televisivi. Preziosi divulgatori all’inizio, si sono poi trasformati in presenze stabili della tv in cui abbiamo riposto fiducia. Una fiducia che nel tempo ha perso mordente. Probabilmente a causa delle informazioni contrastanti che sono state diffuse.

Coronavirus. Corsa al vaccino
Coronavirus. Si attende ancora un vaccino

O forse sono state battaglie teoriche che hanno ingaggiato gli esperti a rendere diffidente il pubblico. D’altronde chi poteva aspettarsi che, a battibeccare nei salotti dei talk show, ci sarebbero stati ricercatori e virologi invece di ex concorrenti di reality show e attori. Come potevamo prevedere che esperti di medicina e scienza potessero rimproverarsi a vicenda a colpi di post sui social.

Complice l’isolamento forzato, gli italiani si sono ritrovati spettatori di un dibattito mediatico accesissimo. Ma quali sono stati i protagonisti più famosi di questo pandemia-show

Andrea Crisanti, “un tampone per domarlo (il virus)”

Il microbiologo di fama dell’Imperial College di Londra non ha mai fatto sconti a nessuno. Neanche quando in molti dubitavano che fare tamponi in assenza di sintomi fosse una mossa vincente.

Crisanti, il più defilato dei protagonisti del pandemia-show, il meno “social”, non conta comunque pochi sostenitori nella sua cerchia. Con una frequenza su Google Italia del 65% di ricerche nell’ultimo mese contro il 38% del professor Galli, il suo è sicuramente un nome di rilievo mediatico.

Da sempre sostenitore del controllo a tappeto del contagio, proprio oggi ha dichiarato: “Con oltre settemila nuovi positivi dovremmo rintracciare e mettere in isolamento domiciliare 140mila persone. Invece nelle ultime 24 ore sono finite in quarantena appena 1300″.

Massimo Galli, il “terrorista” del coronavirus

Il professor Galli, secondo alcuni, rappresenta la fazione che fa “terrorismo da coronavirus”. Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele di Milano, afferma di non seguire più gli interventi del collega direttore di Malattie Infettive al Sacco di Milano.

Se in un primo momento anche il pubblico era scettico sui toni cupi del professore, con il peggioramento dell’emergenza sanitaria la fiducia nei suoi confronti sembra essersi risanata.

Complice anche la lunghissima permanenza nei salotti del piccolo schermo, con più di 15 ore di parlato televisivo, Galli è diventato un beniamino di una buona fetta di spettatori. Anche i suoi social lo dicono: con una “fanpage” che conta poco meno di 10.000 follower e un account twitter da 13.000 seguaci, è diventato uno dei protagonisti indiscussi del dibattito mediatico.

Alberto Zangrillo, il bastian contrario

Ci sono state poche certezze su cui far affidamento durante il lockdown. Una di queste è stata la capacità del direttore della Terapia intensiva del San Raffaele di infilarsi in lunghissime diatribe con interlocutori di ogni tipo. Primo fra tutti Massimo Galli. Il mese scorso è toccato ad Andrea Scanzi nella trasmissione Cartabianca, diretta da Bianca Berlinguer. 

La frase con cui ricorderemo i suoi interventi fuori e dentro lo schermo? “Il coronavirus è clinicamente morto”. Un’espressione rischiosa pronunciata a maggio. Gli ingressi in terapia intensiva e le alte percentuali di decessi, però, sono continuati fino a luglio.

Così i negazionisti hanno visto in lui una guida, un novello messia della positività. Forse, tra i suoi 20.000 e più follower su Facebook ci sono anche loro: i fan minimizzatori.

Roberto Burioni, l’influencer della pandemia

Ha un titolo che non riesce più a stare in una targa: Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia, Dottore di Ricerca in Scienze Microbiologiche, Specialista in Immunologia Clinica ed Allergologia presso il San Raffaele di Milano. È carismatico, ha un sito web in cui spiega tantissimi “medical facts”. 

Con più di 720.000 seguaci su Facebook, ben 248.000 su Twitter e una serie di fanpage sparse per il web (una su tutte, “Burioni Che Blasta”) Burioni è al pari di un influencer. Certo, fa divulgazione scientifica. Ma quando è ospite di Fazio a Che Tempo Che Fa riesce a dividere il pubblico in fan sfegatati e odiatori seriali e questa è una strategia di branding che fa concorrenza alla Ferragni.

Tra battaglie a colpi di tweet per difendere il prestigio professionale e accesi interventi televisivi dalla terminologia ai limiti dell’incomprensibile, la categoria dei medici-celebrità ha sicuramente sollevato uno spunto di riflessione.

È probabile che, fino all’inizio del 2020, gran parte degli italiani considerasse la scienza come un insieme di dati scolpito nella pietra. Non suscettibile di dibattito. E questo ha portato a diffidenze profonde nei confronti degli esperti che si sono passati la parola. O forse sono stati proprio questi ultimi a trattare la virologia come una partita di calcio con due tifoserie opposte: ipocondriaci e negazionisti. Chissà.

Quello che sicuramente è certo è che le posizioni, anche estremamente contrapposte, dovrebbero avere il sapore del rigore scientifico. Oggi, sanno sicuramente di popolarità da social.

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