Coronavirus. Obiettivo del governo: riaprire il 3 dicembre

Coronavirus. E' la speranza dell'esecutivo per salvare almeno in parte lo shopping delle feste. I governatori spingono per questa soluzione, ma bisognerà valutare da qui a 15 giorni i dati sulla diffusione del contagio e la situazione nelle strutture ospedaliere. Obiettivo: Natale tutti in fascia gialla.

Coronavirus. Obiettivo del governo: riaprire il 3 dicembre
Coronavirus: il governo sta studiando un nuovo decreto meno restrittivo per il 3 dicembre con la speranza di arrivare a Natale con l'Italia in fascia gialla.
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Si pensa già a un nuovo Dpcm, meno restrittivo, con la speranza che la curva dei contagi da coronavirus dopo aver rallentato inizi a scendere, e con i contagi anche l’Rt e la percentuale tra numero di testati e positivi (ora è al 15%, l’obiettivo è il 10%). La data è il 3 dicembre, fino ad allora tutto dovrebbe continuare così com’è, forse con qualche altra regione inserita nella già corposa lista delle zone rosse o che da gialla si trasformi in arancione. Mentre il 27 si inizieranno a valutare le situazioni in Lombardia e Piemonte, le prime regioni a passare zona rossa.

Obiettivo shopping normale

E’ l’obiettivo del governo, per arrivare alla feste di Natale con una situazione meno drammatica e con nuove norme, per consentire uno shopping più o meno normale e sicuramente in sicurezza. La solita questione: mettere insieme le esigenze della salute, e quindi arginare la diffusione del coronavirus, con quelle economiche, ovvero dare respiro a commercianti e ristoratori che sono stati inevitabilmente penalizzati dalle chiusure, anche da quelle parziali.

Ma scordatevi un Natale tradizionale

Ufficialmente il governo non si espone, «è ancora presto». Ma l’intenzione resta quella. Riaprire i primi dicembre e chiudere tra il 20 e il 21. Insomma, il tempo di dare un po’ di ossigeno agli operatori economici che puntano proprio sulle feste di Natale per andare avanti, magari affrontare un gennaio e febbraio ancora complicati, in attesa della primavera, dei vaccini, della stagione calda.

Quello che si esclude, sono feste in stile ferragosto non c’è coviddi. Niente veglioni, niente discoteche, cenoni solo con componenti dello stesso nucleo familiare e limiti agli spostamenti, soprattutto quelli tra regioni. Orari di apertura meno stringenti per i negozi e un coprifuoco che inizia qualche ora dopo. Meglio di niente. Il Comitato tecnico scientifico parla di seminormalità. «ma scordatevi un Natale tradizionale».

I governatori, non tutti a dire il vero, spingono anche per la riapertura dei centri commerciali nei fine settimana. Ma sempre con ingressi contingentati. In discussione la riapertura di bar e ristoranti nelle zone gialle e arancioni.

Puglia e Basilicata a rischio zona rossa

Oggi nuovo incontro tra i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia con i governatori. Sul tavolo la questione che ha tenuto banco negli ultimi giorni: la riduzione degli indicatori del contagio da coronavirus che consentono al governo di stabilire se una regione è in fascia rossa, arancione o gialla. Si chiede la portarli da 21 a 5, per semplificare le procedure e renderle più chiare anche ai cittadini. Ma si discuterà anche del probabile passaggio in zona rossa della Puglia. L’Abruzzo ha già deciso per sé, e il governo dovrebbe solo confermare la scelta.

In zona rossa, quella del lockdown leggero (rispetto a quello totale di marzo e aprile), sono al momento Lombardia, Piemonte, Campania, Calabria, Toscana, Valle d’Aosta, provincia di Bolzano e Abruzzo. Nella fascia arancione Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Liguria, Sicilia, Basilicata, Umbria e Puglia, alcune di queste regioni dovrebbe entrare nel non più ristretto gruppo delle rosse.

La Puglia in particolare. Con il presidente Emiliano che ha cercato di anticipare le scelte del governo. Con una lettera ha chiesto al ministero della Salute di disporre la zona rossa solo nelle province più colpite dai contagi da coronavirus: Foggia e Bat (Barletta, Andria e Trani). Zona rossa quasi certa anche per la Basilicata, dove la diffusione del coronavirus è cresciuta in modo esponenziale nelle ultime settimane con conseguenze evidenti sulle terapie intensive. In bilico c’è anche la Liguria, nonostante il governatore Toti continui a ripetere che la situazione sia in graduale miglioramento.

Le regioni in giallo

Le regioni in giallo restano Lazio, Molise, Sardegna, Veneto e provincia di Trento. E tali dovrebbero restare. Anche Lazio e Veneto, che erano quelle in predicato di diventare arancione. Ma in Veneto la situazione delle strutture sanitarie è in controllo e nel Lazio l’indice Rt si è attestato intorno a 1, che conferma il rischio moderato.

Una cosa è certa, nessuna regione ha i requisiti per passare nella fascia verde, il famoso liberi tutti. Lo ha ribadito il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia: «Aprire tutto non è contemplato, serve cautela fino a quando non abbiamo la certezza che ne siamo fuori». Ossia: prudenza, prudenza e ancora prudenza. L’estate ha insegnato qualcosa.

Questa è la fotografia di oggi. Potrebbe cambiare entro 15 giorni, il 3 dicembre, dunque. E il 10 dicembre la speranza è quella di vedere tutte le regioni in una fascia a rischio moderato. Sarebbe un Natale in giallo.

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