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Cosa fare se il patronato sbaglia

Vediamo cosa fare se il patronato sbaglia e come correre ai ripari per evitare sanzioni.

di Alda Moleti

Aprile 2023

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Indice

Cosa fare se il patronato sbaglia?

La burocrazia italiana è complessa, ma Caf e Patronati permettono di avere assistenza nelle pratiche fiscali e previdenziali a un prezzo molto più economico, piuttosto che rivolgendosi a un commercialista.

Tuttavia, al pari del commercialista e di qualunque altra persona, anche Caf e Patronati possono sbagliare. Come sappiamo, errori nella compilazione della dichiarazione dei redditi o nelle pratiche per la pensione possono sfociare in multe salate per il contribuente o in un assegno ridotto.

Quello che viene da chiedersi quindi è cosa fare se è il patronato o il CAF a sbagliare. In questo caso, diciamo subito che Caf e Patronati sono comunque professionisti abilitati che sulle dichiarazioni appongono il visto di conformità.

In parole povere, quando Caf e patronati compilano la dichiarazione per voi, questi appongono anche la loro firma, quindi in caso di errori saranno anche loro a risponderne.

Vediamo adesso più in dettaglio quali sono le conseguenze quando un professionista di Caf e Patronati sbaglia e quali sono le azioni da compiere per correre ai ripari.

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Cosa fare se il patronato sbaglia: errata dichiarazione dei redditi

A chiarire la responsabilità in caso di eventuali errori nella compilazione della dichiarazione dei redditi è la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 12/E del 24 maggio 2019.

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In foto la circolare dell’Agenzia delle Entrate.

Prima di entrare nei dettagli, è bene comunque chiarire che di queste pratiche strettamente fiscali si occupa in genere il CAF, dove il Patronato offre perlopiù assistenza per gli aspetti previdenziali.

In ogni caso, la circolare stabilisce quali siano le conseguenze per i professionisti abilitati che rilasciano sulle dichiarazioni dei redditi il visto di conformità infedele, cioè che presentano una falsa dichiarazione, anche per un involontario errore.

Dobbiamo però distinguere due casistiche: se il Caf o il Patronato sbaglia a compilare la dichiarazione dei redditi perché è stato il contribuente a fornirgli informazioni errate, o se l’errore è imputabile al professionista. Nel primo caso la normativa è chiara: eventuali multe e sanzioni sono a carico del contribuente, poiché Caf e Patronati hanno agito in buona fede.

Diversamente, se Caf e Patronati commettono un errore nella dichiarazione e di questo non si può incolpare il contribuente, allora la legge stabilisce che “in caso di visto di conformità infedele su una dichiarazione modello 730, il professionista abilitato, il Responsabile
dell’Assistenza Fiscale (RAF) e, in solido con quest’ultimo, il CAF sono tenuti solo al pagamento di un importo pari al 30% della maggiore imposta riscontrata
“.

In parole povere, se il patronato sbaglia, ma la colpa non è del contribuente, sarà lui a dover pagare il 30% dell’imposta maggiore.

Nel caso in cui un Caf o un Patronato commettano ripetutamente errori gravi nella dichiarazione, il decreto legislativo n. 241 del 9 luglio 1997 (articolo 39, comma 1) stabilisce che si possa applicare una sospensione dalla facoltà di rilasciare il visto di conformità e l’asseverazione, per un periodo da uno a tre anni.

Si tenga presente che qualora Caf e Patronati commettano errori e non paghino le sanzioni dovute, questo fa parte degli “errori gravi” per cui può applicarsi la sospensione.

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Cosa fare se il patronato sbaglia: in caso di errori nella domanda di pensione

Oltre ad eventuali errori nella compilazione della dichiarazione dei redditi, errori frequenti avvengono nel calcolo della domanda per la pensione, che ha come conseguenza un assegno ridotto rispetto a quello spettante.

Nel caso di errori nella dichiarazione dei redditi, le conseguenze sono sempre complesse, perché l’errata dichiarazione mette in moto il Fisco con multe e sanzioni immediate.

Con il calcolo errato della pensione, prima avviare qualsiasi azione è bene verificare che sia davvero il patronato il responsabile. Poiché spesso è l’INPS a commettere errori nel calcolo dell’assegno pensionistico.

Ad ogni modo, qualora fosse stato l’INPS a commettere l’errore, non c’è da disperare perché l’Istituto, quando sbaglia, poi corrisponde comunque gli arretrati spettanti. Trovate tutte le informazioni nel nostro articolo che vi spiega proprio come verificare se la pensione è giusta e come comunicare all’INPS eventuali correzioni.

Se l’errore è colpa del Patronato allora si può chiedere un risarcimento, nel prossimo paragrafo vedremo proprio come può fare il contribuente a far valere le sue ragioni.

Cosa fare se il patronato sbaglia: quali azioni deve intraprendere il contribuente?

Quindi, chiarito che se a sbagliare è il Patronato è lui a risponderne, vediamo casa deve fare il contribuente.

Prima di tutto, quando si chiede l’assistenza di Caf e Patronati, si firma un mandato che ha valore contrattuale, proprio come si si trattasse di un commercialista privato. Di conseguenza il cittadino che ha firmato il mandato può fare causa al patronato e dimostrare che questo ha commesso errori e chiedere un eventuale risarcimento.

Tuttavia, se il cittadino è in grado di dimostrare, con prove alla mano, che Caf e Patronati hanno commesso errori, prima di fare causa ci sono altre vie da tentare.

La prima è accordarsi privatamente e vedere se i professionisti sono disposti a riconoscere l’errore e pagare un eventuale risarcimento.

La seconda possibilità è inviare una diffida via Pec, se poi Caf e Patronati si rifiutano di ammettere l’errore si può intentare causa. Ora, se la somma coinvolta è inferiore a 5.000 euro basta andare dal Giudice di pace, in caso sia superiore bisogna rivolgersi proprio al tribunale.

Trovate maggiori informazioni nel nostro articolo che spiega come fare causa al Caf o al patronato ed essere risarciti.

Scopri la pagina dedicata al fisco e alle tasse.

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