Cosa fare se mi negano l’accompagnamento

Cosa fare se mi negano l'accompagnamento: come comportarsi se la commissione medica ha negato l'indennità e ritieni di aver subito un torno. Come funziona l'accompagnamento, a chi spetta, come presentare ricorso e quanto costa.

7' di lettura

Cosa fare se mi negano l’accompagnamento. Le Commissioni mediche Asl/Inps non riconoscono spesso l’indennità di accompagnamento, anche quando chi la chiede sembra avere tutti i requisiti. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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In questo articolo vediamo come deve comportarsi un cittadino che ritiene di aver subito un torto. Ovvero se è convinto che quel beneficio sia un suo diritto e gli sia stato ingiustamente negato.

Spieghiamo nei dettagli cos’è l’indennità di accompagnamento, quando spetta, qual è l’importo e quali sono i requisiti indispensabili. Una disamina che serve anche per comprendere se la Commissione ha svolto correttamente il suo lavoro o se ci sono margini per chiedere che la valutazione debba essere riformulata.

Cosa fare se mi negano l’accompagnamento: cos’è

L’indennità di accompagnamento viene erogata a invalidi totali e mutilati per i quali è stata accertata l’impossibilità di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore o l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita (lavarsi, vestirsi, mangiare).

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Cosa fare se mi negano l’accompagnamento: requisiti

Questi sono i requisiti necessari per avare accesso all’indennità:

  • riconoscimento (da parte di una commissione Asl) dell’inabilità totale e permanente (100%);
  • riconoscimento (da parte di una commissione Asl) dell’impossibilità a deambulare autonomamente senza l’aiuto permanente di un accompagnatore;
  • riconoscimento dell’impossibilità a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua;
  • residenza stabile e abituale sul territorio nazionale;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno (art. 41 TU immigrazione);
  • residenza stabile e abituale sul territorio nazionale.

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Cosa fare se mi negano l’accompagnamento: l’importo

Il pagamento dell’indennità di accompagnamento viene sospesa in caso di ricovero dell’assistito, per un periodo superiore a 29 giorni, in una struttura a totale carico dello Stato.

L’importo per l’indennità di accompagnamento nel 2022 è di 525,17 euro.

Cosa fare se mi negano l’accompagnamento: incompatibile

L’indennità di accompagnamento è incompatibile con prestazioni simili che sono state concesse per invalidità contratte a causa di guerra, lavoro o servizio.

Il cittadino ha però la facoltà di scegliere il trattamento che ritiene più favorevole.

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Cosa fare se mi negano l’accompagnamento: compatibile

L’indennità di accompagnamento è compatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa, dipendente o autonoma. L’assistito può anche essere titolare di una patente speciale.

L’indennità di accompagnamento è anche compatibile e cumulabile con l’indennità di comunicazione e l’indennità di accompagnamento per cieco assoluto. Ma solo se le due indennità siano state concesse per delle distinte minorazioni, ognuna delle quali deve essere relativa a differenti stati di invalidità (pluriminorati).

Cosa fare se mi negano l’accompagnamento: la domanda

La prima cosa da fare è ottenere il riconoscimento di disabilità grave (incapacità a deambulare da solo e/o a compiere gli atti quotidiani della vita) da una commissione medico legale,

Nella domanda che dà il via al procedimento bisogna inserire anche:

  • i dati socio economici;
  • eventuali ricoveri;
  • svolgimento di attività lavorative;
  • indicazioni delle modalità di pagamento e della delega alla riscossione (in favore di un terzo o di associazioni).

Se la domanda è presentata da un minore, queste informazioni dovranno essere inviate solo dopo il riconoscimento del requisito sanitario con la compilazione e l’invio del modello AP70.

La procedura per il riconoscimento si conclude con l’invio da parte dell’Inps del verbale di invalidità civile (tramite raccomandata A/R o all’indirizzo Pec, se è stato fornito dall’utente, e resta disponibile nel servizio di Cassetta postale online).

La domanda per ricevere l’indennità di accompagnamento deve essere presentata online sul sito dell’Inps. È possibile farlo accedendo al servizio tramite le proprie credenziali. L’alternativa è quella di rivolgersi a un ente di patronato a una associazione di categoria (Anmic, Ens, Uic, Anfass).

Non è possibile presentare una nuova domanda per la stessa prestazione fino a quando non si è conclusa la procedura per quella in corso o, nel caso di ricorso giudiziario, fino a quando non è stata emessa una sentenza passata in giudicato.

Unica eccezione le domande di aggravamento.

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Cosa fare se mi negano l’accompagnamento: ricorso

Veniamo al punto: come deve comportarsi il cittadino se la Commissione medica nega l’esistenza della invalidità civile o non riconosce l’indennità di accompagnamento?

Il verbale di accertamento può essere ovviamente contestato. Ma come fare?

Bisogna rivolgersi al giudice competente e chiedere oltre al riconoscimento dell’indennità di accompagnamento anche il pagamento delle mensilità maturate.

Ma prima serve un accertamento tecnico preventivo che accerti l’esistenza dei requisiti che vengono ritenuti indispensabili per ottenere l’indennità di accompagnamento. Quell’accertamento deve poi essere presentato in Tribunale (quello che è competente sul territorio di residenza). È necessaria la presenza di un avvocato.

Dopo la presentazione del ricorso l’Inps si costituisce in giudizio e deposita una memoria difensiva.

Cosa fare se mi negano l’accompagnamento: l’udienza

A questo punto c’è l’udienza di comparizione, durante la quale il giudice nomina il consulente tecnico d’ufficio (Ctu) che avrà l’incarico di effettuare una visita medica sulla persona che ha presentato ricorso.

Anche le valutazioni del Ctu possono essere contestate.

Ecco cosa può accadere:

  • se non ci sono contestazioni alla perizia medica del Ctu, il giudice emette un decreto con il quale omologa l’accertamento sanitario. In questo caso il decreto non è più impugnabile e se vengono accertati i requisiti per avere diritto all’indennità di accompagnamento condanna l’Inps al pagamento;
  • se invece la perizia del Ctu venisse contestata, la parte interessata deve depositare il ricorso introduttivo del giudizio di merito. In questo modo inizia anche la causa che si conclude con una sentenza che non può essere appellata.

Cosa fare se mi negano l’accompagnamento: durata

I tempi della procedura variano da tribunale a tribunale (dipende dal carico di arretrati e dall’organizzazione del tribunale). In genere dovrebbe durare un anno.

Cosa fare se mi negano l’accompagnamento: costi

Quanto costa presentare ricorso in tribunale per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento?

Ci sono i costi dell’avvocato (che variano), a meno che non ci siano i presupposti per ottenere il gratuito patrocinio (limite di reddito 11.746,68 euro).

Poi quelli fissi:

  • marca da bollo da euro 27,00;
  • contributo unificato di euro 43,00. Il contributo unificato non deve essere versato soltanto qualora il reddito del ricorrente sia inferiore o uguale al limite stabilito dalla legge, che attualmente è pari ad euro 34.481,46.
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