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Cosa significa riduzione della capacità lavorativa

Cosa significa riduzione della capacità lavorativa e cosa prevede la legge in termini di agevolazioni? Ne parliamo in questo approfondimento.

di Carmine Roca

Aprile 2022

Cosa significa riduzione della capacità lavorativa? E cosa spetta in termini di agevolazioni e sussidi economici? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Cosa significa riduzione della capacità lavorativa

Cosa significa riduzione della capacità lavorativa? Quando un lavoratore, a causa di una menomazione fisica o psichica, perde parte della propria capacità lavorativa, ha diritto a delle agevolazioni sanitarie, lavorative ed economiche, in base alla percentuale di invalidità riconosciuta.

Il riconoscimento avviene confrontando l’attività lavorativa svolta dalla persona prima e dopo il manifestarsi della patologia invalidante. Ma non solo: si prendono in esame anche l’età, il sesso, la formazione professionale e ogni circostanza che faccia presumere l’adattabilità professionale al nuovo lavoro, senza che la persona venga esposta a un ulteriore danno per la propria salute.

Cosa significa riduzione della capacità lavorativa e cosa prevede la legge in termini di agevolazioni? Quando la capacità lavorativa è ridotta a meno di un terzo, il lavoratore ha diritto a un assegno ordinario di invalidità, che viene erogato dall’INPS. L’assegno è rivolto ai lavoratori dipendenti, ai lavoratori autonomi (commercianti, artigiani, coltivatori diretti, coloni e mezzadri) e ai lavoratori iscritti alla gestione separata.

In base alla percentuale di invalidità civile e, di conseguenza, della riduzione della capacità lavorativa, si ha diritto ad agevolazioni, come ausili e protesi gratuite (dal 34% in poi), l’iscrizione alle liste speciali dei Centri per l’Impiego per l’assunzione agevolata (46%), l’esenzione dal ticket sanitario (dal 66%), fino alle prestazioni economiche quali l’assegno ordinario di invalidità (dal 74 al 99%) e la pensione di inabilità (100%).

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Assegno ordinario di invalidità: come richiederlo

Per richiedere l’assegno ordinario di invalidità è necessario che il richiedente abbia una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo e maturato almeno 260 contributi settimanali (5 anni di contribuzione e assicurazione) di cui almeno 156 (3 anni) nei 5 anni precedenti la data di presentazione della domanda.

Il diritto alla prestazione economica può essere assicurato anche grazie alla contribuzione estera maturata nei Paesi dell’Unione Europea o in Paesi extracomunitari convenzionati con l’Italia. Per beneficiare dell’assegno non è richiesta la cessazione dell’attività lavorativa.

La domanda può essere presentata online sul sito dell’INPS, oppure attraverso enti di patronato e intermediari dell’istituto o, ancora, tramite contact center telefonando al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o allo 06 164 164 (da rete mobile).

L’assegno ha validità triennale, ma può essere rinnovato su richiesta dell’interessato. Dopo tre riconoscimenti consecutivi l’assegno di invalidità è automaticamente confermato, tranne nei casi dove è necessario procedere alla revisione dell’invalidità civile. Al compimento dei 67 anni di età, l’assegno ordinario di invalidità civile si trasforma in pensione di vecchiaia.

L’importo è determinato con il sistema del calcolo misto, che prende in esame una quota calcolata con il sistema retributivo e una quota calcolata con il sistema contributivo. Se il lavoratore ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, l’importo verrà calcolato con il sistema contributivo.

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