Media e Tech

Così De Bortoli smonta la democrazia diretta dei Cinque Stelle in 5 minuti

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La democrazia diretta dei Cinque Stelle è una grande illusione che, spesso, è alimentata dalle trappole della rete. Contenuti tarati sull’umore della pancia, anche a discapito di verità e correttezza dell’informazione. Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e de Il Sole 24 ore, offre uno spaccato illuminante sul modo di comunicare della politica nostrana. E affronta il tema delle nuove comunicazioni: fra digitale e analogico.

The Wam lo ha intervistato al Circolo del Nuoto di Avellino dove  De Bortoli ha parlato di giornalismo e comunicazione.

Direttore – oggi il giornalismo è sempre più digitale – quali sono i vantaggi e quali i pericoli?

«Il vantaggio della comunicazione in rete è sicuramente la tempestività e il rapporto diretto con l’utente: a volte i lettori diventano anche fornitori di contenuti. La tempestività, però, può rappresentare un pericolo quando prevale sull’accuratezza o quando induce a una superficialità nell’analisi e nel commento. E’ necessario fare il proprio lavoro con serietà, competenza e riconoscere gli errori che si commettono. Errori che – con la rapidità della comunicazione digitale – possono capitare»

Oggi la politica si fa sempre più in rete. Un rapporto diretto e costante con l’elettorato. Cosa pensa della democrazia diretta: cavallo di battaglia dei Cinque Stelle?

«Credo che una democrazia non sia davvero diretta se finisce per dare importanza al rumore di fondo della rete, tarando i propri contenuti su un sentimento mediato della popolazione di riferimento. Che non rappresenta tutto l’elettorato ma solo una parte di esso, per altro già indirizzato su certi temi e modi di pensare. Una democrazia simile è solo falsamente diretta e partecipativa: non favorisce il confronto. Ed è figlia di una politica che ha la presunzione di parlare ogni istante con il proprio elettore, ma che finisce solo per alimentare la vanità ipertrofica di chi la persegue».

Questo tipo di comunicazione va di pari passo con un’estremizzazione dei toni. Soprattuto nei confronti di chi ha opinioni differenti. Che ne pensa di Di Maio e Di Battista che hanno dato ai giornalisti degli infimi sciacalli e delle puttane?

«Penso che gli attacchi maleducati e sguaiati qualifichino quelle persone per chi sono. Non è comunque la prima volta che i giornalisti vengono attaccati e non sarà l’ultima. Una volta – forse – erano attacchi più sofisticati. Oggi percepisco, nei confronti delle istituzioni, un’intolleranza inquietante. Penso anche a quello che sta accadendo con i gilet gialli in Francia. Dove non c’è organizzazione, non un vertice, non un partito alle spalle di quella folla. C’è stata un’eruzione spontanea di rancore che si è trasformata in violenza».

Questa“politica urlata” si alimenta anche di contenuti distorti presenti in rete o vere fake news create ad arte. Come si può prevenire tutto questo?

«Una buona comunicazione fa sì che le cose importanti abbiano il giusto risalto. E che non ci sia spazio per la censura più alta: inondare il pubblico di contenuti inutili e faziosi».

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