Costi affitti per studenti: le città più care, incubo 2023?

Con l’inizio dell’anno accademico riparte la corsa alla ricerca di alloggi per gli studenti. Le città più ambite quelle del Nord, ma anche le più care. Di seguito la classifica costi degli affitti per studenti.

7' di lettura

L’inizio dell’anno accademico è alle porte ed è subito una corsa a chi riesce a “conquistare” una stanza o semplicemente un posto letto nelle varie città italiane. Fenomeno soprattutto tipico degli studenti del Sud che scelgono come meta di studio il Nord Italia. E soprattutto dopo gli anni di pandemia assistiamo ad un aumento vertiginoso degli affitti per studenti. Di seguito vi mostriamo una classifica delle città più care (scopri le ultime notizie su mutui e prestiti. Leggi su Telegram tutte le news sulla finanza personale. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Affitti per studenti: l’inflazione post pandemia

L’inflazione arriva a farsi sentire anche sugli affitti di stanze singole nelle città universitarie. Secondo l’ultimo rapporto di Immobiliare.it Insights, la business unit di Immobiliare.it specializzata in studi di mercato, i prezzi delle stanze singole sono aumentati di ben 11 punti percentuali rispetto al 2021, arrivando, in media, a 439 euro al mese. Al contrario, il prezzo di un posto letto in una stanza doppia è calato del 9%, arrivando a costare in media 234 euro. Il trend è eterogeneo nelle diverse città che sono state prese in considerazione dallo studio, ma a eccezione di Catanzaro (-10,6%) e Pescara (-19,4%), i prezzi per le singole sono aumentati dappertutto, a Padova addirittura del 42,2%.

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Affitti per studenti: Milano la più costosa 

Milano si conferma la città più costosa d’Italia e non di poco. Una stanza singola a Milano oggi costa, in media, 620 euro al mese, in aumento del 20,1% rispetto al 2021.

Roma, al secondo posto, una stanza singola ne costa invece 465, ovvero oltre 150 euro in meno. Seguono Padova (458 euro), Firenze (451 euro) e Bologna (447 euro).

Per Milano non va tanto meglio neanche per i posti letto in stanze doppie. Un posto letto in una stanza doppia a Milano oggi costa in media 321 euro, l’1,1% in meno rispetto al 2021. Per la stessa cifra, è possibile ottenere una stanza singola in diciotto delle trentadue città prese in considerazione. A seguire Torino (320 euro per la singola, 220 per il posto in una stanza condivisa).

Al Sud si risparmia un pò di più, con prezzi medi per la singola sotto i 200 euro a Catania e Palermo. Ad ogni modo, la differenza di prezzo dell’offerta è anche correlata alle attrattive che le città hanno non solo per gli studenti, ma anche per i giovani lavoratori.

È con loro, infatti, che le matricole devono “contendersi” le stanze disponibili: questo fa lievitare la domanda di questa tipologia di affitto nelle città più produttive del Paese.

Altro fattore interessante che emerge dall’indagine riguarda il proprietario dell’immobile: il 14% dell’offerta vede tra gli inquilini anche il padrone di casa. L’indagine ha poi analizzato le caratteristiche più ricercate dell’inquilino: l’affittuario perfetto ha al massimo 35 anni, non possiede animali (non graditi nel 68% dei casi) ed è una donna (il 41% degli annunci richiede esplicitamente una persona di sesso femminile). Il 44% degli inserzionisti si dichiara gayfriendly.

Affitti per studenti: indisponibilità degli immobili

Da tenere anche in considerazione la disponibilità materiale degli immobili.

In una città come Bologna, per esempio, negli ultimi anni è diventato molto difficile trovare stanze o alloggi per il semplice fatto che gli immobili non sono sufficienti per il numero di studenti che ogni anno raggiunge la città.

Di conseguenza, il terreno della speculazione diventa fertile facendo aumentare i prezzi. D’altro canto, i singoli studenti (o meglio, i genitori) sono disposti a pagare qualunque prezzo pur di trovare una sistemazione. Il canale principale di ricerca degli immobili sono diventati i gruppi social o il classico passa parola. Inoltre è esploso il fenomeno di veri casting da affrontare per “essere accettati” nella casa condivisa. Nel momento in cui si libera una stanza si dà il via a estenuanti visite e il singolo aspirante subisce vere e proprie interviste sul proprio carattere, le proprie abitudini e la propria vita. E se si risulta i “prescelti” si ha la fortuna di metter fine ad una vera e propria missione. Anzi. Un calvario.

Affitti per studenti: la classifica delle città

  1. Milano (singola € 480, doppia € 320)
  2. Roma (singola € 410, doppia € 300)
  3. Firenze (singola € 360, doppia € 260)
  4. Bologna (singola € 330, doppia € 240)
  5. Torino (singola € 320, doppia € 220)
  6. Pisa (singola € 300, doppia € 240)
  7. Siena (singola € 280, doppia € 240)
  8. Napoli (singola € 280, doppia € 230)
  9. Pavia (singola € 270, doppia € 200)
  10. Urbino (singola € 260, doppia € 200)
  11. Padova (singola € 260, doppia € 190)
  12. Bari (singola € 240, doppia € 190)
  13. Catania (singola € 190, doppia € 160)
  14. Palermo (singola € 180, doppia € 160)

Affitti per studenti: si ritorna ai livelli pre-Covid

Dopo gli anni segnati dalla crisi innescata dalla pandemia, che aveva ridotto la domanda per le stanze in affitto, dato che diversi studenti e lavoratori fuorisede hanno preferito rimanere a casa e studiare o lavorare in remoto, il mercato immobiliare è in netta ripresa, ma la domanda supera di tanto l’offerta.

Rispetto al 2021 è infatti aumentata sia la domanda per le stanze singole (+45%) che per i posti letto nelle stanze doppie (+41%), con picchi come Venezia, dove la domanda per le stanze singole è aumentata addirittura del 373,2%. L’offerta delle stanze singole è però aumentata solamente del 7%.

Affitti per studenti: le città più care
Affitti per studenti: le città più care

Affitti per studenti: come funziona l’adeguamento Istat 2022

contratti di locazione generalmente contengono la clausola per l’adeguamento del canone all’inflazione. L’adeguamento non è possibile se il locatore sceglie l’opzione della cedolare secca come regime fiscale.

Poiché la legge in molti casi prevede, per le rivalutazioni monetarie, l’uso degli indici ISTAT FOI, questi ultimi sono diventati gli indici riferimento anche nei casi dove non siano espressamente richiesti, come i contratti di locazione a canone libero.

Per adeguare all’inflazione i valori monetari come il canone di affitto o l’assegno per il coniuge separato, si utilizzano gli indici Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi (FOI), calcolati dall’Istat e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale circa due settimane dopo la loro diffusione da parte dell’Istat.

ll meccanismo di indicizzazione agli indici Istat Foi fu introdotto dalla famigerata legge “Equo canone”, n. 392 del 1978.

La legge n. 431 del 9/12/1998 ha permesso, a partire dal 30/12/1998 la rivalutazione libera del canone di locazione, anche nella misura del 100% dell’indice Istat Foi. Occorre però che la misura della rivalutazione dell’affitto sia chiaramente indicata in una clausola del contratto di locazione, altrimenti dovrà essere usato il 75% dell’indice Istat FOI.

Per tutti i contratti di locazione a uso diverso dall’abitativo non importa quando stipulati, e per quelli a uso abitativo stipulati prima del 30 dicembre 1998, la legge stabilisce che per la rivalutazione dell’affitto non si possa superare il 75% dell’indice ISTAT FOI.

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