La crisi della Costiera Amalfitana: molti alberghi chiusi a settembre

Voli sospesi, stranieri sempre più rari: l'estate del Covid ha inferto un colpo durissimo all'economia della Divina e di riflesso anche a quella di Salerno. Posti di lavoro a rischio e anche l'indotto è in agonia. Il timore è che la situazione si ripeta anche la prossima estate, sarebbe un disastro.

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Se il Cilento ha retto l’impatto Covid sul turismo non si può dire altrettanto della Costiera Amalfitana. La drastica riduzione di visitatori stranieri è stata letale per gli operatori economici della Divina. Al punto che molte strutture alberghiere chiuderanno già a settembre: troppo e esiguo il numero di prenotazioni, e la cancellazione di tanti voli da Gran Bretagna e Paesi scandinavi – in aggiunta allo stop imposto ai turisti provenienti dagli Stati Uniti – sono stati l’ultimo colpo a una stagione che era già stata ampiamente negativa.

Pieno a Ferragosto, ma è troppo poco

Nella settimana di Ferragosto ci sarà il consueto pienone. Ma quello è: troppo poco per una intera estate. E se salta settembre, uno dei mesi preferiti dagli amanti della Costa d’Amalfi, beh, allora significa che è finita e bisogna solo aspettare tempi migliori. Che arriveranno, certo, ma solo dopo che il Covid sarà un ricordo (cura o vaccino).

Potrebbe essere la prossima estate. O addirittura – secondo i più pessimisti – quella dell’anno successivo. Nel secondo caso sarebbe un disastro completo. Si rischia di azzerare un’intera economia. Con danni non solo ai proprietari della strutture ricettive, ma anche all’intera forza lavoro (quasi tutta locale), e all’enorme indotto che ruota interno all’industria del turismo.

Il confronto con l’estate cilentana

La situazione è stata raccontata in un lungo reportage pubblicato sul New York Times, che parla addirittura di una Costiera che senza turisti americani si avvia verso la povertà.

E’ un quadro che sarebbe stato imprevedibile fino a prima del Covid, e che si scontra con l’estate cilentana – tradizionalmente meta di turisti campani o comunque italiani – che ha retto e bene l’impatto del Covid, almeno in quei paesi dove non si sono registrati focolai.

Le difficoltà di Ravello

La Costiera ha attratto un po’ di turismo di prossimità. Ma è poco, troppo poco per reggere un settore che era abituato ad altri numeri e ad altre entrate.

“Ci sono località come Ravello – ha spiegato a La Città, Giovanni Puopolo, presidente del Gruppo turismo di Confindustria Salerno -, località di gran pregio, conosciuta come la città della musica, che sta soffrendo enormemente questa situazione. Molti alberghi durante i giorni feriali sono desolatamente vuoti e si riempiono solo nei fine settimana».

La crisi di Salerno

La crisi della Costiera trascina anche la crisi di Salerno come meta turistica. Il capoluogo era il riferimento per quanti – soprattutto stranieri – volevano visitare la Divina partendo dalla città, che ha prezzi più accessibili e una vivace vita notturna. Non ce ne sono. Il risultato è che molte strutture ricettive sono vuote e tanti commercianti hanno “chiuso per ferie”, una scelta che non sarebbe stata ragionevole negli anni scorsi, con le strade piene, proprio come i negozi.

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