Covid. Hanno chiuso le discoteche: ma chi è l’imbecille che le aveva riaperte?

Dopo Ferragosto, e con la stagione delle discoteche a mare ormai agli sgoccioli, il Governo ha deciso di chiudere le discoteche per cercare di porre un freno alla nuova ondata di contagi. Ma chi e perché ha deciso di riaprirle. E ancora: perché aspettare tanto per quel provvedimento quando era chiaro quello che stava accadendo in Francia, Spagna e Corazia?

Covid. Hanno chiuso le discoteche: ma chi è l'imbecille che le aveva riaperte?
Il governo ha deciso di chiudere le discoteche per tentare di arginare la diffusione di nuovi contagi da Covid: ma chi ha deciso di riaprirle?


3' di lettura

Il governo ha deciso di chiudere le discoteche, e lo ha fatto il 16 agosto, con l’estate agli sgoccioli insieme alla stagione delle feste on the beach. Ma c’è una domanda inevitabile, se la pone anche uno che nelle discoteche di tutto il mondo ha trascorso gran parte della sua esistenza, Linus, sulla sua pagina Instagram: «Ma quale imbecille di politico, governatore, sindaco o questore poteva pensare che si potessero riaprire e non avere assembramenti?»

Risollevare un settore in crisi? Mah…

Domanda retorica: nessuno. Resta il mistero della riapertura. Non regge la motivazione del “settore in crisi da risollevare”. Anche perché di settori in crisi è piena la nostra economia per le conseguenze della pandemia.

Moltiplicato il contagio tra i giovani

Quelle riaperture rischiano solo di moltiplicare i contagio tra i giovani. E dai giovani a interi nuclei familiari. Tutto questo proprio alla vigilia della riapertura delle scuole che – secondo il ministro della Salute, Roberto Speranza – è la priorità del governo.

Era facile da immaginare

Eppure si sapeva come sarebbe andata. Se è stato difficile arginare gli assembramenti fuori e dentro i bar (gli esempi sono tanti, ricordate il sindaco di Avellino, Gianluca Festa?), lungo le strade della movida o del passeggio, come si poteva anche solo immaginare che riaprendo le discoteche si ballasse rispettando le distanze di sicurezza e indossando mascherine?

Abbiamo dimenticato tutto in poche settimane

Quello che sconcerta è ancora la memoria corta. Fino a maggio nessuno avrebbe immaginato di riaprire le sale da ballo: troppo recenti le immagini delle terapie intensive stracolme, le chiese piene di morti e i camion che trasportano cadaveri nel bergamasco. Sarebbe stata una follia.

Il caro prezzo del liberi tutti

Poi i contagi sono calati, in alcune regioni sono arrivati a essere zero. Il “liberi tutti” ha preso il sopravvento. Non è bastato riaprire – con le dovute prescrizioni – negozi, bar e ristoranti. Si è voluto andare oltre. Commettendo un grave errore.

Il covidde non c’è più!”

E in questi giorni, mentre nelle vicine Spagna e Francia, i casi continuavano ad aumentare, costringendo i rispettivi governi a chiudere pezzi sempre più estesi di Paese, in Italia siamo andati avanti come nulla fosse. Ignorando le immagini che arrivavano da tutto la penisola, con discoteche strapiene, mascherine al braccio con i soliti deficenti che intonavano “Il covidde non c’è più”.

Pandemia estesa su tutto il territorio nazionale

E’ andata così fino a ieri. Quando governo ha deciso di intervenire e ci siamo accorti – con notevole ritardo – che quel “liberi tutti” rischiava di riportarci alla scorsa primavera, quando il contagio è sembrato inarrestabile. Con una aggravante: la pandemia non è più localizzata in qualche singolo territorio, quindi, in teoria, più facilmente contrastabile, ma estesa in modo omogeneo in tutta la Penisola.

Per non parlare dei viaggi all’estero

Lo stesso errore è stato fatto con i viaggi all’estero. Non si possono fare, si possono fare solo in Europa, si possono fare e basta. Ovunque. Ora siamo a qui a lamentarci del Covid d’importazione. E a imporre tamponi e quarantene a chi ha deciso, nonostante tutto, di andare in vacanza nei paesi a rischio per passare un bel po’ di serate in qualche discoteca o in locali affollati. Tanto il covidde

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