Covid, l’immunità di gregge non sarà mai raggiunta

Per gli esperti americani l'immunità di gregge dal covid non potrà mai essere raggiunta sia per le mutazioni e sia perché non tutti saranno vaccinati. L'obiettivo è quello di continuare a immunizzarsi e trasformare il coronavirus in qualcosa di molto simile all'influenza stagionale o al suo cugino più prossimo, l'adenovirus del raffreddore.

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Per mesi ci hanno ripetuto, anche quando i vaccini erano solo un miraggio, che la pandemia di covid sarebbe finita solo quando sarebbe stata raggiunta l’immunità di gregge. E cioè quando una certa percentuale della popolazione avrebbe sviluppato, con i vaccini o dopo la malattia, gli anticorpi necessari per non infettarsi.

Ora, dopo l’avvio della campagna di vaccinazione di massa, gli scienziati iniziano a sollevare qualche dubbio. Ovvero: la soglia dell’immunità di gregge non è raggiungibile. Almeno non nell’immediato futuro. E forse mai.

Niente immunità, che succede?

E allora, cosa accadrà? Il covid potrebbe continuare a circolare anche dopo, ma con un numero di ricoveri e di morti significativamente inferiore. Quanto inferiore sarà possibile stabilirlo solo dopo aver valutato il progredire della campagna vaccinale e le mutazioni del coronavirus.

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Al momento l’immunità di gregge non sembra possibile proprio per questi due fattori:

  • la vaccinazione sta procedendo a livello globale troppo lentamente
  • le varianti si stanno diffondendo con estrema facilità.

Trasformare il covid in una lieve infezione

La discussione è in atto soprattutto negli Stati Uniti, dove la vaccinazione della popolazione è molto avanzata.

«È improbabile che il virus scompaia – ha dichiarato al New York Times Rustom Antia, biologa evoluzionista alla Emory University di Atlanta -. Ma vogliamo fare tutto il possibile per verificare che sia probabile la trasformazione in una lieve infezione».

Il vaccino resta la chiave

Cosa significa quindi, che le vaccinazioni non servono?

Macché, è vero il contrario: le vaccinazioni restano la chiave per trasformare il virus in una minaccia controllabile.

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Lo stesso Anthony Fauci, massimo consigliere dell’amministrazione Biden sul covid, ha suggerito di «smettere l’inseguimento al numero magico dell’immunità di gregge, qualunque esso sia. Bisogna dimenticarlo per un po’. Ora bisogna vaccinare più persone possibile e le infezioni diminuiranno».

Dopo le varianti non basta il 70% di immuni

Come ricorderete la soglia di immunità di gregge era stata stabilita tra il 60 e il 70% della popolazione. Un limite che tutti gli esperti del mondo avevano ritenuto di poter raggiungere in modo abbastanza semplice una volta arrivati i vaccini.

Ma quel limite purtroppo negli ultimi mesi è cresciuto sempre di più.

Perché? Non c’era stato un errore iniziale, ma quei calcoli erano stati fatti partendo dal ceppo iniziale del coronavirus. Le varianti hanno stravolto quel quadro.

La mutazione inglese, ora dominante in Italia, è di circa il 60% più trasmissibile. Un dato che è simile alle altre mutazioni più diffuse nel pianeta, come quella brasiliana, quella sudafricana e quella indiana.

La conseguenza è che l’immunità di gregge si raggiunge con l’80% almeno della popolazione immunizzata. Ma se si sviluppano varianti ancora più contagiose o se gli scienziati scoprono che le persone vaccinate possono ancora trasmettere il virus, quella percentuale va ancora vista al rialzo.

Non tutti si faranno vaccinare

Ma non solo. Il dato è riferito agli Stati Uniti, ma potrebbe essere valido, in una certa misura, anche per l’Europa e l’Italia: in America i sondaggi hanno verificato che il 30% della popolazione è riluttante a farsi vaccinare. Un numero che sicuramente si ridurrà, ma non abbastanza.

«È teoricamente possibile che si possa arrivare al 90% della copertura vaccinale – hanno dichiarato gli esperti -, ma non molto probabile».

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Ma c’è anche un altro dato da considerare.

Se la copertura nazionale è al 95%, ma in qualche piccola città si è fermata al 70%, «al virus non interessa, andrà a fare un giro in una piccola città».

Molti fattori incidono sull’immunità di gregge

L’immunità di gregge può anche variare per una lunga serie di fattori.

Dipende infatti dalla densità della popolazione, dal comportamento umano, dai servizi igienico sanitari e altro ancora. Ma anche, come ha spiegato Fauci al New York Times, dalle condizioni sociali: «L’immunità di gregge per un quartiere ricco potrebbe essere X, poi vai in un quartiere popoloso a pochi passi di distanza ed è 10 volte X».

Per come è alto il movimento tra le Regioni, è molto facile che una piccola ondata di virus in una zona a basso livello di vaccinazione si riversi in un’area dove la maggioranza della popolazione è protetta.

Se questo discorso si amplifica a tutto il pianeta, è facile concludere che l’immunità di gregge non può essere calcolata solo su base nazionale.

Il tasso di morti e ricoveri

Se dunque l’immunità di gregge è un obiettivo non raggiungibile, quello che conta è il tasso di ricoveri e morti dopo l’allentamento delle misure di restrizione.

Negli Stati Uniti, dove sono già state vaccinate tutte le persone più vulnerabili, quei numeri si sono già drasticamente ridotti. L’aspettativa è che nel tempo il coronavirus possa diventare stagionale, come l’influenza e colpire soprattutto le persone giovani e quelle sane.

Covid come il raffreddore

A lungo termine, e quindi dopo una o due generazioni, l’obiettivo è quello di trasformare il coronavirus in qualcosa di simile ai cugini adenovirus, quelli che causano il raffreddore.

Il che significa che la prima infezione avverrà nella prima infanzia e quelle successive saranno lievi a causa della protezione parziale, anche se l’immunità diminuisce.

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Forse qualcuno avrà ancora il cosiddetto covid lungo, ma niente che possa mandare in tilt i sistemi sanitari.

«La stragrande maggioranza della mortalità e dello stress sul sistema sanitario – hanno concluso gli esperti Usa – proviene da persone con alcune condizioni particolari di salute o che hanno più di 60 anni. Se riusciamo a proteggere quelle persone dalle malattie gravi o dalla morte, avremo trasformato il covid da un disgregatore della società a una normale malattia infettiva».

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