Covid in gravidanza: rischio parto prematuro

Covid in gravidanza: c'è il rischio di parto prematura, gli studi effettuati in tutto il mondo confermano un dato che era già emerso nel 2020. Maggiore è la carica virale e più gravi sono le conseguenze. Per gli esperti la soluzione migliore è il vaccino con mRna che non ha controindicazioni per la madre e protegge il piccolo.

5' di lettura

Covid in gravidanza: c’è il rischio concreto di un parto prematuro. I dati arrivano dal Policlinico di Napoli Federico II. Nel reparto di Neonatologia sono nati 420 bambini da mamme positive. Cinque piccoli sono finiti in terapia intensiva neonatale. Il motivo? Sono nati a 26, 29, 33 settimane. Invece delle 37/41 di un parto regolare.

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Quei dati napoletani riflettono i risultati di altri studi. L’effetto covid su una percentuale di mamme incinte può causare parti prematuri.

Covid in gravidanza, parti prematuri

Covid in gravidanza. Molto spesso i parti prematuri sono lievi, ovvero l’anticipo è di 3, 4 settimane. Con conseguenze non importanti per il neonato. Ma quando si scende sotto le 28 settimane, la situazione è decisamente più grave.

Con il Covid in gravidanza il rischio di parto prematuro non è una novità. Gli scienziati hanno potuto verificare questo “effetto collaterale” già da tempo, dall’inizio della pandemia.

Le conseguenze possono essere anche gravi. Dipende da quanto nasce in anticipo il bambino. Minore è il numero di settimane di gestazione e maggiori sono i rischi.

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Covid in gravidanza, neonati contagiati

Nel 3, 4% dei casi i bimbi nati da mamme positivi nascono infettati dal virus. La metà sono asintomatici, l’altra metà ha sintomi lievi. È molto raro che un neonato nasca con i sintomi gravi del covid.

Covid in gravidanza, cosa dice l’Oms

L’infezione da mamma a figlio passa attraverso la placenta. Non si è ancora capito perché. Comunque sia l’Organizzazione mondiale della Sanità ha inserito l’infezione da Covid tra quelle trasmissibili da madre a figlio. Come la toxoplasmosi e il virus Zika.

Covid in gravidanza: se l’infezione è grave

Gli studi effettuati a livello europeo (discussi in un convegno internazionale qualche settimana fa), hanno anche confermato anche un altro dato: il covid in gravidanza produce un rischio più alto per le donne di avere una infezione grave. Più alto, per capirci, rispetto a donne che hanno la stessa età e non sono incinte.

Per il professor Daniele De Luca, presidente di Espnic, ordinario di Neonatologia all’ Università Paris Saclay e consulente pro-tempore dell’Organizzazione mondiale della sanità, intervistato dal Corriere della Sera, «la gravidanza non è un buon momento per prendere il Covid».

Per la mamma abbiamo visto le conseguenze. E per il bambino?

I pericoli sono due:

  • sviluppare il Covid neonatale: ma si tratta di un rischio basso e trascurabile;
  • nascere prematuramente: in questo caso le conseguenze possono essere più serie.

Covid in gravidanza: l’effetto lockdown

Covid in gravidanza, questo effetto dell’infezione era già conosciuto nel 2020. Ma era stato mitigato dal lockdown, che ha protetto le madri da una serie di fattori di rischio.

Con la fine delle misure di restrizioni sono aumentate le infezioni delle donne incinte, in particolare quelle non ancora vaccinate.

Gli studi più recenti hanno dimostrato che il rischio di parto prematuro dipende dalla carica virale dell’infezione: più è alta e più ci sono possibilità che la gravidanza si interrompa prima con delle conseguenze per il neonato.

L’elevata carica virale è una caratteristica presente in tutte le forme gravi di covid.

Covid in gravidanza. Oltre alla carica virale ci sono anche altre cause che possono indurre un parto precoce. Anche per questo è impossibile fare una media precisa.

Molto dipende dai fattori che causano la gravità delle condizioni della madre.

Covid in gravidanza: l’arma del vaccino

Per evitare con il covid in gravidanza il rischio di parti prematuri l’unica arma possibile è la vaccinazione con i prodotti a mRna messaggero.

«È di importanza capitale – ha aggiunto ancora De Luca al Corriere della Sera – che le donne gravide, e, più in generale le giovani in età fertile, si vaccinino al più presto. Questo ridurrà in modo estremamente significativo il rischio di sviluppare il Covid-19 proteggendo così anche il loro bambino dal rischio di prematurità e aborto precoce. I dati sono evidenti e dimostrano chiaramente un’efficacia elevatissima di questi vaccini. Ove anche la madre si infettasse nonostante la vaccinazione, sappiamo che avrà una carica virale in media molto più bassa e che di conseguenza non svilupperà il Covid-19, o lo svilupperà in forma lieve ed il rischio di prematurità sarà molto più basso».

Covid in gravidanza: vaccino, nessuna controindicazione

Per gli esperti il vaccino non ha controindicazioni. Sono state vaccinate milioni di donne incinte e non è stato registrato alcun rischio per il feto che non viene neppure raggiunto dall’mRna.

I dati dimostrano invece che gli anticorpi prodotti arrivano al latte materno e in parte finiscono nella circolazione fetale proteggendo il piccolo.

«Tesi diverse – ha concluso De Luca – sono speculazioni non supportate da dati scientifici e neppure dalle conoscenze di base della biologia cellulare».

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