Scuole aperte e mai più lockdown nazionale: il governo non ha dubbi

Anche di fronte all'aumento dei casi registrati in questi giorni, e valutando quello che sta accadendo in altri Paesi europei, il governo non cambia idea. Due i capisaldi dell'immediato futuro: scuole aperte e lockdown solo localizzati. La conferma dal ministro Speranza.

Scuole aperte e mai più lockdown nazionale: il governo non ha dubbi
Il governo ha due certtezze anche di fronte all'ultimo aumento di contagi in Italia: le scuole riaprono e non ci sarà mai più un lockdown nazionale.


2' di lettura

Anche dopo questa nuova ondata di Covid il governo resta con due certezze: lescuole riaprono («a ogni costo»), e non ci sarà mai più un lockdown totale, ma solo localizzato.

Sul blocco parziale, pochi dubbi: sembra la soluzione più logica e forse incisiva. Sulle scuole restano ancora dubbi, soprattutto legati alle linee guida, che non prendono in esame una lunga serie di possibilità e non chiariscono un aspetto: le scuole aperte hanno o meno una incidenza sulla diffusione del contagio?

Situazione scuole

Partiamo dalle scuole.

Il Ministro della salute, Roberto Speranza, è ottimista. «Posso rassicurare gli italiani – ha dichiarato -: non torneranno a essere chiusi in casa, non adotteremo la misura estrema del lockdown totale. Si può scrivere ovunque e a caratteri cubitali che le scuole riapriranno. Punto». Più chiaro di così.

Bisogna prendersi dei rischi

Il ministro ha anche aggiunto: «Siamo in una fase di convivenza con il virus, in cui ci prendiamo dei rischi sapendo che il rischio zero non esiste e che è naturale un tasso tollerabile di circolazione del Covid-19. Ma vanno evitati rischi inutili, per questo abbiamo fatto l’ordinanza per chiudere le discoteche».

I lockdown localizzati

Non ci dovrebbe essere mai più un blocco totale della nazione. Ora ci sono gli strumenti, le conoscenze, la competenza acquisita sul campo per agire in maniera più chirurgica. O almeno così sostengono governo e scienziati.

Hanno anche distinto i diversi focolai. Contano più le caratteristiche che i numeri. Ovvero: in un piccolo comune si possono anche registrare decine di contagi, ma se i servizi epidemiologici sono riusciti a risalire all’origine dell’infezione e isolare i contatti, sembra del tutto inutile imporre una zona rossa.

Al contrario, ci si potrebbe trovare di fronte a un numero più ridotto di contagi, ma non si riesce a individuare il percorso della trasmissione. In quel caso c’è la concreta possibilità di non riuscire a contenere la diffusione e quindi bisogna chiudere l’area per non rischiare che la situazione non sia più controllabile.

I casi in Italia

I nuovi casi in Italia hanno superato i mille (1071), nelle ultime 24 ore. E’ però diminuito il numero di morti (da 9 a 3) e i ricoveri in terapia intensiva (-5). Sono però cresciuti i ricoverati con sintomi.

Impennata di casi nel Lazio (+215). Un record dall’inizio della pandemia. Pesano su questo numero i rientri dalle vacanze di turisti che hanno soggiornato in zone a rischio. Il 45 per cento dei contagi si riferisce a persone rientrate dalla Sardegna (97).

In Veneto ci sono stati 160 contagi, in Emilia Romagna (80). Al Sud è la Campania a riportare il dato peggiore (60), poi la Sicilia (48). A contagi zero c’è solo la Valle d’Aosta. Pochi casi in Molise (1) e Basilicata (3).

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