Covid, cambiati i sintomi: stanchezza e dolori addominali

Sono cambiati i sintomi più frequenti dell'infezione da covid: non più tosse secca, febbre e cefalea, ma prevalgono la spossatezza e i dolori addominali. Sempre più rara anche la perdita di olfatto e di gusto. Questo cambiamento non sarebbe stato causato dalle nuove varianti, ma forse dalla tipologia dei contagiati, che ora sono più giovani.

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I sintomi del covid sono cambiati nel corso dei mesi. Un po’ come lo stesso virus e le sempre più frequenti e a volte letali mutazioni, come quella che è esplosa in queste settimane in India e sembra colpire in modo grave anche giovani e bambini.

Sui nuovi sintomi del covid, o meglio su alcune conseguenze che stanno prendendo il sopravvento su quelle tradizionali, il governo ha pubblicato sul sito del Ministero della Salute, le risposte alle domande più frequenti dei cittadini.

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Viene fuori un quadro molto diverso della sintomatologia causata dall’infezione. Ma anche una risposta che muta tra un contagio e l’altro.

Partiamo dall’inizio, quali erano i sintomi più comuni del covid?

Come sapete bene erano la febbre, la tosse, la debolezza, il dolore muscolare. Nei casi più gravi poteva presentarsi la polmonite e le difficoltà respiratorie. Sono state spesso segnalate anche perdita del gusto e olfatto. Nel lungo elenco sono stati anche inclusi cefalea, brividi, mialgia, astenia, vomito e diarrea.

Come sono cambiati i sintomi?

Se prima tutti, o quasi, avevano febbre e tosse secca, perdita di gusto e olfatto, oggi questi sintomi si manifestano solo nel 40% dei casi. La sindrome simil influenzale resta la caratteristica costante. Ma negli ultimi mesi, come dimostra uno studio effettuato nel Regno Unito, la febbre resta, non molto alta, ma la caratteristica costante è la spossatezza, che può durare anche a lungo. E sono sempre meno i pazienti con la tosse. Un dato che è stato confermato anche dalla Società Italiana di medicina generale e delle cure primarie.

Le varianti hanno cambiato i sintomi?

Non è stato ancora studiato a fondo l’impatto delle varianti del covid sul cambiamento dei sintomi. Ma uno studio pubblicato nei giorni scorsi su Lancet – la prestigiosa rivista scientifica internazionale – avrebbe escluso questa possibilità. Di certo le varianti hanno aumentato la contagiosità del virus.

Questi sintomi cambiano con l’età?

Cambiano anche perché cambia la popolazione di riferimento. Tra qualche mese, con il progredire delle vaccinazioni, ci saranno meno anziani ricoverati. Oggi il covid è più diffuso tra i giovani, che hanno difese immunitarie più forti e si ammalano di meno. In genere i sintomi sono quelli simil influenzali. Sono pochi quelli che sviluppano la polmonite e nel caso si risolve più velocemente. Non è dunque il coronavirus ad essere cambiato ma i pazienti. E i giovani spesso non hanno bisogno di cure ospedaliere.

Che differenze ci sono nei primi segni dell’infezione?

All’inizio della pandemia il coronavirus veniva identificato per la febbre, la tosse e l’affanno. Ora i pazienti segnalano sempre più spesso una sensazione generale di malessere, mal di testa, nausea e più raramente diarrea.

La perdita di gusto è sempre diffusa?

Sono meno frequenti la perdita temporanea di gusto e olfatto. I nuovi contagiati di covid sempre più spesso continuano a sentire odori e sapori.

Sono aumentati i sintomi gastrointestinali?

I sintomi gastrointestinali sono aumentati e di tanto. Dolori addominali, vomito e diarrea. Ci sono persone contagiate che non hanno tosse, febbre e i polmoni sono completamente liberi, ma avvertono forti dolori allo stomaco. Questa caratteristica è in grande aumento, e non solo in Italia.

Il vaccino Johnson e Johnson sospeso per cvoaguli

Uno studio della British Medical Journal Gut ha segnalato che il 10% dei contagiati manifesta all’inizio diarrea, nausea, vomito e dolori intestinali prima dei sintomi respiratori. Ma i ricercatori invitano anche alla prudenza, perché questo è il periodo solito di diffusione dei virus intestinali che potrebbero sovrapporsi a quelli del covid. E quindi quei problemi gastrointestinale potrebbero avere una origine diversa dal coronavirus.

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