Il dietrofont di Zangrillo: il virus è morto, anzi no è altamente contagioso

Il primario di terapia intensiva al San Raffaele aveva fatto molto discutere a maggio quando aveva dichiarato il virus «clinicamente morto». Qualche mese dopo ha cambiato drasticamente idea: «Il virus è molto presente e altamente contagioso». Convinzioni ondivaghe che sono state riprese anche da altri medici, ora pronti al mea culpa, con la curva dei contagi che sale e soprattutto guardando i numeri di altre e molto vicine nazioni europee.

Il dietrofont di Zangrillo: il virus è morto, anzi no è altamente contagioso
Il professor Zangrillo del San Raffaele di Milano a maggio aveva definito il Covid clinicamente morto: ora fa marcia indietro e dichiarare esattamente il contrario.


2' di lettura

Alberto Zangrillo, responsabile dell’Unità operativa di Terapia intensiva generale e cardiovascolare del San Raffaele, il medico che – tra l’altro – ha curato Silvio Berlusconi dal Covid, è stato costretto in questi giorni a correggere e in modo categorico una dichiarazione rilasciata nel maggio scorso, e che ha suscitato molte polemiche. Aveva detto: il covid è clinicamente morto. Ora ha ribadito che «il virus è molto presente e altamente contagioso».

Marcia indietro

Una marcia indietro inevitabile. Non solo per la curva del contagio che ha ripreso la sua salita, per i ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive che sono cresciuti, o per quello che sta accadendo nelle vicinissime Spagna e Francia, ma anche per aver riscontrato, proprio su Silvio Berlusconi, una carica virale altissima, più alta che nei casi di marzo e aprile.

Il virus ci sta prendendo in giro

Il dietrofront di Zangrillo è stato sancito da una intervista rilasciata al Corriere della Sera: «Io sono il primo a dire che il virus c’è. Il virus esiste e ci ha dimostrato di essere molto contagioso. Il virus ci sta prendendo in giro. Perché il virus vince sul tampone».

Ho usato un tono stonato

A dire il vero già qualche settimana fa il professore Zangrillo aveva in parte rettificato le sue dichiarazioni di maggio, dichiarando che aveva utilizzato un «tono stonato», e che certo quelle sue frasi non potevano essere attribuite a un «negazionista».

Covid archiviato troppo in fretta

Era anche vero un altro aspetto: a maggio il calo dei positivi, la riduzione dei ricoveri e dei morti, ha indotti in molti – anche esperti – a ritenere che il peggio fosse passato. Che il contenimento del virus avesse dato i suoi effetti e che con l’arrivo dell’estate e il rispetto delle norme anti contagio si poteva ricominciare. L’infezione non era superata, ma in gran parte alle spalle.

Naturalmente non è andata così, e in buona parte dell’Europa si sta pagando quell’eccessivo rilassamento e un’estate vissuta come niente fosse. Con il Covid archiviato troppo in fretta.

Il ritorno alla realtà

Agosto ci ha riportato alla realtà. Così come le notizie sulla ricerca del vaccino, che restano in realtà sempre molto contraddittorie: da una parte si dice che è quasi pronto, dall’altra l’Oms ammonisce che prima del 2021 non lo vedremo. Senza dimenticare la cura dell’infezione, lì siamo ancora all’anno zero. Alcuni farmaci sono più efficaci di altri, ma solo nel ridurre i sintomi, non certo per far guarire i pazienti.

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