Credito d’imposta ricerca e sviluppo: chi ha sbagliato…

Credito d'imposta ricerca e sviluppo: nel nuovo decreto fiscale è stata concessa una sanatoria per i tanti contribuenti che lo hanno intascato senza averne diritto. Presentando una domanda all'Agenzia delle Entrate potranno restituire il dovuto in una sola rata o in tre rate a scadenza annuale. Evitando in questo modo sanzioni pesanti e possibili denunce penali.

5' di lettura

Nel decreto fiscale che ha allungato i termini di scadenza delle cartelle esattoriali e il pagamento delle rate per la rottamazione, c’è anche una via d’uscita per quanti hanno presentato un credito d’imposta ricerca e sviluppo senza averne diritto.

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Il decreto fiscale ha infatti offerto la possibilità di ravvedersi ai contribuenti che hanno fatto un indebito utilizzo del credito d’imposta ricerca e sviluppo.

Credito d’imposta ricerca e sviluppo: ravvedimento senza sanzioni

Il provvedimento inserito nel decreto fiscale si è reso indispensabile dopo che una prima analisi effettuata dall’Agenzia delle Entrate ha verificato una estesa serie di errori più o meno gravi o attestazioni del tutto insufficienti.

Chi ha deciso di ravvedersi in caso di indebito utilizzo del credito d’imposta ricerca e sviluppo non dovrà versare sanzioni e interessi.

Il riferimento è in particolare al credito d’imposta maturato tra il 31 dicembre del 2014 e il 31 dicembre 2019.

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Credito d’imposta ricerca e sviluppo: rimborsare il dovuto

La riconsegna spontanea di quanto si è indebitamente intascato è stata riservata ai contribuenti che nei periodi di imposta indicati nel decreto fiscale (dal 2014 al 2019), abbiamo comunque svolto, sostenendo delle spese, attività che in tutto o in parte non potevano essere in realtà qualificate come ricerca e sviluppo. Almeno nell’accezione che era stata ritenuta valida nel provvedimento.

La sanatoria può essere utilizzata anche dai contribuenti che hanno commesso errori nella quantificazione delle spese ammissibili.

Credito d’imposta ricerca e sviluppo: niente sanatoria invece…

Non potranno invece accedere alla sanatoria i contribuenti che hanno utilizzato il credito di imposta con condotte palesemente fraudolente. E quindi presentando per il credito d’imposta delle fatture e documentazioni false al solo scopo di documentare delle operazioni inesistenti.

Sono esclusi anche i contribuenti che non hanno presentato una documentazione idonea a dimostrare l’entità delle spese sostenute che potevano essere ammesse al credito d’imposta.

La procedura che prevede la restituzione spontanea del credito d’imposta ricerca e sviluppo dovrebbe attivarsi con l’invio di una domanda all’Agenzia delle Entrate entro il 30 settembre del 2022.

Credito d’imposta ricerca e sviluppo: rateizzazione possibile

L’importo del credito (utilizzato senza averne diritto) dovrà essere restituito entro il 16 dicembre del 2022. È possibile ottenere un a rateizzazione in tre rate (con il pagamento degli interessi legali).

La prima rata dovrà essere corrisposta entro il 16 dicembre del 2022, le altre due entro il 16 dicembre del 2023 e entro il 16 dicembre del 2024.

Nei mesi scorsi l’Agenzia delle Entrate ha avviato un esteso controllo per verificare il corretto utilizzo del credito d’imposta ricerca e sviluppo (la misura era stata introdotta con le iniziative di industry 4.0).

L’iniziativa puntava a scoprire delle evasioni fiscali (si teme molto diffuse), legate a questa misura.

Credito d’imposta ricerca e sviluppo: quando era ammissibile

Il credito d’imposta ricerca e sviluppo era stato ritenuto ammissibile in questi casi:

  • lavori sperimentali o teorici svolti, aventi quale principale finalità l’acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o usi commerciali diretti;
  • ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c);
  • acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati; può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l’elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, inclusi gli studi di fattibilità, purché non siano destinati a uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati a esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida;
  • produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali.

Credito d’imposta ricerca e sviluppo: e quando no

Non erano invece ammesse al credito d’imposta ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche su linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti o altre operazionin in corso, anche quando le modifiche possano rappresentare dei miglioramenti.

Credito d’imposta ricerca e sviluppo: misura un po’ vaga

Alcuni aspetti del credito d’imposta potevano essere vaghi o lasciati alla libera interpretazione del contribuente. E questo, probabilmente, ha aumentato la possibilità di incorrere in gravi errori. Con conseguenze che potrebbero essere pesanti, sia penali sia sanzionatorie.

Anche per questo il governo ha deciso di adottare una sanatoria per chi non ha compreso bene la ratio della misura.

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