Credito su pegno, ecco perché lo fanno tutti

Credito su pegno, ecco perché lo fanno tutti: uno strumento finanziario molto antico, nato contro gli usurai, sta vivendo un nuovo boom in Italia. Il giro d'affari vale più di un miliardo, l'incremento negli ultimi dodici mesi è stato del 30%. Come funziona, quanto si può avere in prestito, quali sono gli interessi.

4' di lettura

Il credito su pegno sta vivendo un nuovo boom in Italia. E se c’è qualcuno che pensa sia una prerogativa delle classi più povere, si sbaglia. Al banco dei pegni c’è un via vai di clienti di tutte le estrazioni sociali. Ci sono commercianti, professionisti, piccoli imprenditori, pensionati. Ma anche stranieri con un posto di lavoro stabile nel nostro Paese.

Credito su pegno: esigenza immediata di denaro

Il credito su pegno risponde a una esigenza immediata di denaro. Quasi sempre, il 95% delle volte, il bene dato in pegno viene riscattato dal debitore.

Il credito su pegno sembra uno vecchio strumento di finanziamento. Errore. Lo scorso anno il mercato valeva un miliardo di euro. Negli ultimi dodici mesi c’è stato un incremento del 30% (notevole). E il lockdown e la crisi sanitaria hanno inciso. Ma non solo.

Gli oggetti che più si portano al “banco dei pegni” sono quelli in oro, gioielli, orologi di un certo valore, monete antiche o rare.

Il funzionamento del credito su pegno è piuttosto semplice.

Credito su pegno: contanti, bonifico e carte prepagate

Chi ha bisogno di un finanziamento veloce porta dei beni al banco dei pegni. In genere uno o due.

Sceglie il periodo di tempo nel quale intende restituire i soldi. Da 3 mesi a 12.

In contanti si possono ricevere fino a 2.000 euro, ma la normativa cambierà dal primo gennaio del prossimo anno, quando il limite scenderà a 1.000. Se si superano queste cifre il resto del denaro sarà prestato tramite un bonifico o con carte prepagate emesse dalla stessa banca che ha effettuato l’operazione.

Quando il bene viene dato in pegno si sottoscrive una polizza. Può essere rinnovata fino a 3 anni. E nel periodo in cui è valida l’assicurazione c’è la certezza che quel bene non sarà venduto all’asta. Oltre quel periodo si procederà con la vendita.

Credito su pegno: quanto si può avere in prestito?

Con il credito su pegno quando si può avere in prestito? Naturalmente dipende dall’oggetto che abbiamo deciso di impegnare.

In genere il prestito copre il 70/80% del valore dell’oggetto.

Il tasso di interesse non è basso, ma è adeguato alla tipologia di finanziamento: tra il 7 e il 10% .

Questi sono gli oggetti che più spesso sono utilizzati per il credito su pegno:

  • oro
  • gioielli
  • orologi d’oro
  • monete
  • diamanti
  • argenti
  • orologi non d’oro

In media il finanziamento è di circa 1.500 euro. Ed è aumentato del 20% nel corso degli ultimi dodici mesi.

Perché il credito su pegno è diventato di nuovo un business bancario interessante?

Perché piacciono alle banche?

I motivi sono diversi, ma quello principale, almeno per gli istituti di credito è che questi prestiti non sono legati a sofferenze. Non diventano inesigibili, non c’è il rischio di avviare costose e lunghe azioni di recupero con clienti che non riescono a rientrare con i finanziamenti tradizionali.

Non solo. Con il credito su pegno per le banche c’è anche un basso assorbimento patrimoniale.

Per tutti questi motivi il settore ha buone possibilità di crescere in modo importante anche nei prossimi anni. Come dire, la pandemia ha forse accelerato lo sviluppo, ma i fondamentali permettono di ritenere molto probabile un incremento di questa attività che comporta bassi rischi (anche per il cliente), non ha bisogno di garanti o ipoteche, e consente di attivare in poco tempo un prestito.

Ma non solo, possono accedere a questo strumento finanziario anche i protestati e quanti sono iscritti nel registro dei cattivi pagatori.

Il credito su pegno ha origini molto lontane. Nacque nel 1462 e per volere della Chiesa. Lo scopo era preciso: contrastare la pratica dell’usura.

Anche oggi potrebbe assolvere in molti casi allo stesso compito.

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