Coronavirus. Cancro: pochi screening, diagnosi in ritardo

Quasi un milione mezzo di screening anti tumorali in meno in Italia e solo nei primi mesi del 2020. Le conseguenze possono essere drammatiche: è alto il numero delle diagnosi in ritardo. Il professor Amunni: il coronavirus passerà ma il cancro rimane.

2' di lettura

Quasi un milione e mezzo di screening tumorali in meno nei primi 5 mesi del 2020. E’ una delle causa drammatiche dell’emergenza coronavirus in Italia, che potrebbe far crescere e di molto la mortalità del cancro nel nostro Paese per diagnosi tardive.

Ritardi anche a lockdown concluso

Da gennaio a maggio sono stati effettuati 1.428.949 screening in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nei mesi successivi la situazione non è certo migliorata. E infatti, anche a lockdown concluso, i controlli non sono ripresi in tutte le regioni e comunque anche dove sono stati effettuati la riduzione rispetto al 2019 è stata del 10%.

Il dato è stato riferito dall’Istituto per lo Studio, la Prevenzione ela Rete Oncologica (Ispro). Se ne discuterà nel Cracking Cancer Forum in programma, in edizione digitale, domani e venerdì a Firenze.

I tipi di cancro non diagnosticati

Nel rapporto elaborato dall’Osservatorio nazionale screening il minor numero di esami ha portato a stime di lesioni tumorali non individuate pari a 2.099 carcinomi mammari, 1.676 lesioni del collo dell’utero, 611 carcinomi colorettale e quasi 4.000 adenomi avanzati del colon retto.

I risultati provengono da una survey di Ons a cui hanno risposto 20 Regioni o Province Autonome (manca solo la Basilicata).

I numeri delle Regioni

Gli esami sono ripartiti nel maggio 2020 in 13 Regioni per lo screening mammografico e cervicale e in 11 per lo screening colorettale. Solo 13 Regioni (65%) hanno erogato mammografie di screening nel mese di maggio 2020 e tutte con volumi di attività nettamente inferiori a quelli dell’anno precedente.

Solo 5 Regioni (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Veneto e Valle D’Aosta) a maggio hanno eseguito almeno un numero pari al 20% degli esami eseguiti nello stesso mese del 2019. In particolare, per lo screening mammografico il ritardo accumulato nei primi 5 mesi e’ stato di 472.389 esami, con 2.099 casi diagnosticati in meno e per lo screening del colon 585.287, con 3.953 casi non diagnosticati.

Il Covid passerà, il tumore no

«Il Covid passerà ma il cancro rimane», ha dichiarato con amarezza il professor Gianni Amunni, direttore generale Ispro.

«Nel periodo di lockdown – spiega il professore – sono stati sospesi gli screening oncologici e questo ha prodotto sicuramente una criticità di cui rischiamo di vedere le conseguenze. In Toscana si individuano 100 donne ogni mese con un tumore alla mammella in fase iniziale, essere stati fermi due mesi vuol dire che 200 donne non hanno avuto la diagnosi e nel tumore al seno il tempo è fondamentale: le donne che hanno una diagnosi allo screening hanno il 10% in più di sopravvivenza».

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