Caso Cucchi, pm contro generale irpino: “Lei dice il falso”

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“Arrivati qui non è più una questione di ricerca doverosa delle responsabilità per la morte di un ragazzo. A questo punto è in ballo la credibilità dell’intero sistema… il testimone sta dichiarando il falso”. Alcuni stralci delle dichiarazioni più forti del Pm, Giovanni Musarò, nel processo sulla morte di Stefano Cucchi.

“Il testimone”, al quale si riferisce Musarò, è il generale irpino, Vittorio Tomasone, all’epoca della morte di Cucchi comandante provinciale di Roma.

Tomasone ha dichiarato di aver saputo della morte di Stefano Cucchi da “attivazioni di stampa”, frasi infarcite da “non ricordo”. E ha aggiunto che “non si occupò mai degli aspetti medico-legali della vicenda” e che “convocò la sera del 29 o forse la mattina del 30 ottobre” tutti i carabinieri coinvolti nel fermo e nella detenzione di Cucchi per “fugare ogni dubbio, che pur non avevo, su condotte non legittime”.

Il pm contro il generale Tomasone: “Lei sta mentendo”

Eppure il pm, Musarò, coadiuvato da documenti, ha dimostrato come Tomasone parlasse della tesi medico legali già il 1 novembre. In una nota inviata al comando generale i cui si anticipano i risultati dell’autopsia e si fa riferimento alle cause della morte che “sembrerebbero non attribuibili a traumi, non essendo rilevate state rilevate emorragie interne né segni macroscopici di percorre”.

Tanti dubbi ruotano intorno alla scelta del generale di non chiedere ai carabinieri convocati di mostrare la foto scattata dopo l’arresto di Cucchi. Un’immagine che avrebbe sciolto ogni dubbio sul comportamento dei militari dopo il fermo.

Incongruenze che hanno spinto il pm a chiedere retoricamente (Fonte La Repubblica): “Può farmi la cortesia di riempire le sue risposte di un qualche senso, visto che fatico a trovarne uno?”

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