Curry, gatto randagio salvato da Lucky. Mi ha cambiato la vita

5' di lettura

CURRY E IL SUO LEGAME CON LUCKY

Diamo inizio alla rubrica “Rainbow Time” con la storia di Curry. Non è un caso che sia proprio lui ad aprire e a dare il via a questa nuova iniziativa, dal momento che questo splendido felino ha avuto modo non solo di conoscere Lucky – a cui, d’ora in poi, sarà dedicata ogni singola storia -, ma anche di essere accudito e di essere preso sotto la sua custodia. Ma procediamo per gradi e raccontiamo, ora, la storia di questo gattino.

A sinistra Curry quando è stato trovato, a destra come è oggi

COM’ERA IERI

Curry fu trovato, incastrato tra rami e cespugli, una sera di ottobre del 2017. Ero appena tornata dall’università, quando vidi Lucky venirmi incontro e, insieme al suo abbaiare, udii dei miagolii, prolungati e insistenti, che richiamarono immediatamente la mia attenzione. Grazie all’aiuto di Lucky e a quello di una torcia, riuscii a identificare il punto preciso da cui provenivano quei versi.

Ciò che vidi era un qualcosa di indescrivibile: uno pseudo-gatto, cachettico e pieno di pulci, che, confuso, fissava contemporaneamente sia la luce che il mio volto, quasi incredulo del fatto che qualcuno fosse giunto in suo soccorso. Lo presi per la collottola – punto in cui le mamme gatte sono solite prendere i loro figli – e notai subito come non avesse il cosiddetto “Riflesso di Portage” (altresì definito “Riflesso di immobilità”, per il quale i cuccioli, se presi per la collottola, si rilassano e si abbandonano, in modo tale che la loro madre li possa spostare in totale sicurezza).

Il piccolo Curry

Curry non si rilassava; al contrario, si dimenava e cercava di liberarsi. Quest’atteggiamento, indice del fatto che un gattino non abbia trascorso i primi mesi di vita insieme alla propria madre e che, quindi, non abbia ricevuto il giusto imprinting materno, fu per me un campanello d’allarme perché contribuì, insieme ad altri segni evidenti, a farmi capire che quel gattino avesse bisogno d’aiuto, di cibo, di cure e di tanto amore.

Dunque, lo presi subito con me, gli offrii dell’acqua e, soprattutto, del cibo che, ovviamente, divorò in pochissimi minuti; il tutto, però, al cospetto di Lucky, il quale guardava attentamente e meticolosamente la scena, timoroso di poter perdere qualche momento importante. A essere sincera, considerata la cachessia di Curry, non ero sicura che lui avrebbe superato la notte, ma avevo sottovalutato la forza dell’amore, della cura e della dedizione. Lucky, infatti, lo prese sin da subito sotto la sua ala protettrice, facendolo adagiare al livello del suo addome e, dunque, riparandolo dal freddo vento.

Curry e il suo amico Lucky

I giorni che seguirono furono giorni intensi; intensi, però, di scene che destano meraviglia e che fanno bene al cuore. Curry, infatti, oltre a ricevere tutte le cure veterinarie di cui necessitava, fu accudito non solo da Lucky, ma anche da altri cani – Trinky e Sissi – con cui Lucky era solito giocare e trascorrere il tempo. Il tutto giovò così tanto alla salute del gattino che, ben presto, quest’ultimo cominciò a cambiare aspetto, a saltare, a correre, a svolgere qualsiasi azione tipica dei felini.
Sin dal primo istante in cui vidi Curry, sebbene io nutrissi delle perplessità in merito a una sua possibile ed eventuale ripresa, pensavo continuamente a come lui sarebbe potuto diventare e lo immaginavo esattamente com’è, poi, effettivamente diventato. Lo immaginavo forte, agile e con un portamento felino elegante e distinto; in pratica, quello che, col tempo, grazie all’amore che ha ricevuto, ha assunto.

Come è oggi Curry

Curry, ora, è un membro integrante della mia famiglia. È, e sarà, il mio arcobaleno, poiché, con i suoi atteggiamenti, spesso buffi, è in grado di trasmettermi la giusta dose quotidiana di serenità e allegria di cui tutti noi abbiamo bisogno. Una delle scene di vita quotidiana di cui io e lui siamo protagonisti è la seguente: lui ha appena terminato di mangiare e io ho appena chiuso la porta che mi separa da lui; a questo punto, il “mio” Curry comincia con una serie interminabile di “miaaaaao”, che stanno ad indicare che la porta sarà intatta ancora per poco, dal momento che lui farà di tutto pur di raggiungermi.

Una domanda mi sorge spontanea: chi è il prossimo a dire che i gatti sono animali solitari, che restano accanto all’uomo, adulandolo, soltanto ed esclusivamente al fine di ricevere del cibo?
Riagganciandomi all’affermazione da me fatta poc’anzi, mi preme fare un’ulteriore aggiunta: Curry è, e sarà per sempre, il mio arcobaleno, perché è un anello di congiunzione che mi tiene legata a Lucky, cane dalle infinite qualità che ha trovato la morte proprio nel punto in cui io, grazie al suo aiuto, ho trovato Curry.

Curry alla finestra

Il monito

Con questo episodio, vorrei trasmettere un messaggio chiaro e inequivocabile: quando vi imbattete in un animale che versa in condizioni pietose, non scansatelo, ma aiutatelo, dal momento che riconoscerà per sempre non solo il gesto che avete compiuto per salvarlo, ma tutti i gesti che compirete da quel preciso istante in poi. Perché, per lui, voi siete la persona che lo ha fatto rinascere; e questo non lo dimenticherà mai!

Inviate la vostra storia:

Inviaci la tua storia raccontandoci come il tuo amico a quattro zampe ti ha cambiato in meglio la vita. Spiegaci come. Puoi scrivere alla pagina facebook di The Wam o inviare una mail a redazionethewam@gmail.com indicando nell’oggetto “Rainbow time”.

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