Il pallone per me è tutto: da Avellino a Torino per il mio sogno

Pallone: Bruno Giordano
2' di lettura

“Sogno di fare il calciatore. Non mi vedo in una squadra particolare. Mi basterebbe riuscire solo a realizzare il mio sogno. Per ora”. Firmato Bruno Giordano, 16 anni, di Avellino, vive a Torino. Dove gioca con l’under 16 della società granata. The Wam lo ha intervistato per scoprire quali sacrifici e sogni ci siano alla base di un percorso a ostacoli come quello che porta alla carriera di calciatore.

Bruno, quando inizia la tua passione per il calcio?

“Avevo quattro anni quando ho iniziato a giocare a pallone. Con la scuola calcio dell’Hermes e il mister Capolupo. Sono cresciuto lì, poi a quindici anni entro nelle giovanili dell’Avellino. Il ruolo sempre lo stesso: difensore centrale”.

L’Avellino è fallita. E anche i ragazzi delle giovanili sono stati svincolati. Che succede poi?

“Mi prende il Napoli. Lì gioco con i ragazzi che hanno la mia età. Ma non mi trovo bene. Non riuscivo ad ambientarmi alla città. Io amo questo sport, ma lì non ce la facevo proprio. Non mi piaceva l’ambiente. Così decido che voglio andare via. Loro mi propongono di giocare con quelli più grandi, ma avevo preso la mia scelta”.

Bruno Giordano: inseguendo un pallone
Bruno Giordano, 16 anni, qui all’Avellino

Così arriva il Torino e il trasferimento al Nord. Quale è stato il trauma più grande che hai vissuto?

“Non voglio parlare di trauma. Di certo, però, so che questa strada è piena di sacrifici. Ad Avellino ho la mia famiglia, i miei amici, la mia fidanzata. Stare così lontano non è facile. Quella è la mia città”. (Se trovi questo articolo interessante, condividilo con i tasti social. Segui la pagina facebook di The Wam. A te costa un attimo, ma ci aiuterebbe a crescere molto)

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Eppure hai scelto il pallone: cos’è per te il calcio?

“Tutto. Divertimento, libertà, gioia. La cosa più bella del mondo. Amo girare ogni domenica fra le città d’Italia. E poi, quando entro in campo, mi sento davvero a casa. Non vorrei mai uscire dal rettangolo di gioco”.

Il tuo idolo di riferimento nel mondo del calcio?

Chiellini. Un difensore all’antica. Straordinario”.

La squadra del cuore?

“L’Inter. Ma, per ovvi motivi, nel cuore ho l’Avellino”.

La persona che ha creduto di più in te?

“Papà. C’è sempre stato e ha sempre creduto in me. Mi ha dato forza quando ne avevo bisogno. Mio padre è forte davvero”.

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