Processo a Genovese, ascoltato testimone. Poi la consulenza: la pistola era tedesca

L'imputato risponde di ricettazione e detenzione abusiva di una pistola e di alcune munizioni



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Iniziato il processo all’ex consigliere comunale (Lega) di Avellino, Damiano Genovese (difeso dagli avvocati Gerardo Santamaria e Claudio Mauriello), oggi presente in aula. Questa mattina, 9 giugno 2020, di fronte al collegio giudicante presieduto dal magistrato Luigi Buono, è stato ascoltato il brigadiere Gianluca Restieri. Il militare lo scorso settembre ha partecipato alla perquisizione a casa dell’imputato, poi finito ai domiciliari, durante la quale è stata trovata una pistola e alcune munizioni.

A Genovese è contestata la detenzione abusiva dell’arma e la ricettazione, con l’aggravante mafiosa. L’ipotesi accusatoria è quella di aver agevolato il nuovo Clan Partenio.

Le dichiarazioni del testimone

Restieri, interrogato interrogato dal Pm della Dda, ha ricostruito l’indagine e in sostanza confermato quanto presente nei verbali. E, cioè, che la perquisizione a casa di Genovese era nata dopo una segnalazione in caserma, nella quale si faceva riferimento ad auto danneggiate da colpi di proiettile in Contrada Sant’Eustachio, ad Avellino, fra le quali la vettura dell’ex consigliere.

Era stato lui, proprio Genovese, a mostrarsi collaborativo e guidare i militari in camera da letto e a consegnare spontaneamente l’arma. Ai Pm ha raccontato che la semi-automatica calibro 7,65 gli serviva per difendersi dai furti. L’aveva acquistata da persone di Napoli, delle quali non ricordava il nome.

Acquisita la consulenza sulla pistola

Oggi, in aula, è stata acquisita anche la denuncia del proprietario della pistola che ha subito il furto nel 2015. Agli atti è finita poi la consulenza del perito balistico, l’ingegnere Alessandro Lima, già consulente della Procura nel processo sulla strage del bus di Acqualonga, che ha spiegato come l’arma provenisse dalla Germania. Ed è stata denunciata in Italia nel 1975, quindi non si tratterebbe di una pistola clandestina.

Si torna in aula il prossimo 30 giugno, quando il processo entrerà nel vivo. Sarà ascoltato il capitano Quintino Russo, comandante del nucleo operativo investigativo di Avellino, che ha coordinato le indagini sfociate negli arresti che hanno decapitato il Nuovo Clan Partenio (qui il dossier completo sull’inchiesta). Dalla sua deposizione, molto probabilmente, verranno fuori gli elementi sui quali l’accusa poggia l’ipotesi dell’aggravante mafiosa.

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