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Studiamo a pagamento per lavorare gratis: è davvero così?

L’eterno dibattito sulle opportunità dei neolaureati che si inseriscono nel mercato del lavoro. Lauree “deboli”, lauree “forti” e quanto guadagnano i giovani laureati in Italia. Tutto sulle università e sui settori più in voga in questo momento.

di Valerio Pisaniello

Gennaio 2023

Studiamo a pagamento per lavorare gratis è lo slogan che impazza in questi giorni sui social riguardo alle opportunità di inserimento lavorativo dei neo laureati. Tuttavia, dal report di Almalaurea, emerge che laurearsi conviene ancora.

In quest’articolo approfondiremo lo scenario delle università italiane, le opportunità che i giovani hanno a 5 anni dal termine degli studi e soprattutto quanto guadagnano i giovani laureati in Italia (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unicoLeggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Quanto guadagnano i giovani laureati in Italia: il report di Almalaurea 

Nell’approfondimento che segue, si fa riferimento a 77 mila laureati magistrali biennali del 2015 contattati a 5 anni dalla laurea, in modo da restituire una fotografia di una situazione più stabile degli esiti occupazionali.

I dati mostrano una situazione dove la maggioranza dei laureati magistrali biennali è assunta con un contratto a tempo indeterminato, impiegata nel settore privato e soddisfatta del lavoro svolto, mentre esistono differenziazioni importanti sia a livello di retribuzioni sia a livello di ramo di attività economica in cui ciascun laureato si inserisce.

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Quanto vengono pagati i giovani?

I dati Eurostat del 2020 rivelano che in Italia lo stipendio medio per la fascia tra i 18 e i 24 anni è di 15.858 euro. Apparentemente sembra vicino alla media europea di 16.825 euro ma se lo confrontiamo con quello di Paesi che hanno un costo della vita simile al nostro i risultati sono sconfortanti.

Quanto guadagnano i giovani laureati in Italia: a 5 anni dalla laurea più della metà assunti a tempo indeterminato

Nel 2020, a cinque anni dal conseguimento del titolo, il lavoro autonomo (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) si attesta al 15,5%, con un aumento di 6,6 punti rispetto a quando gli stessi laureati furono contattati a un anno dal titolo. Il grande balzo in avanti da uno a cinque anni (+25,7 punti percentuali) riguarda però i contratti a tempo indeterminato che hanno raggiunto nel 2020 il 59,4%. È assunto con un contratto non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) il 16,8% dei laureati. Il restante 8,3%, invece, è occupato con un’altra tipologia di lavoro.

Leggi anche il seguente approfondimento sugli stipendi in Italia.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=zHPQX3_diBY&w=560&h=315]

Quanto guadagnano i giovani laureati in Italia: più del 75% impiegati nel settore privato

Quanto guadagnano i giovani laureati in Italia? A cinque anni dalla conclusione degli studi aumenta la quota di quanti sono occupati nel settore pubblico: escludendo dalla riflessione i lavoratori autonomi, il 20,4% di chi ha iniziato l’attuale attività lavorativa dopo aver acquisito il titolo è impegnato nel settore pubblico, mentre la stragrande maggioranza degli occupati, pari al 75,3%, è occupato nel settore privato (il 4,1% è occupato nel non profit). Il confronto tra i due settori consente di sottolineare come il lavoro a tempo indeterminato coinvolga l’80,8% dei laureati occupati nel privato e solo il 26,1% di quelli assunti nel pubblico impiego (caratterizzato per il 58,8% da contratti non standard).

Quanto guadagnano i giovani laureati in Italia: in quali settori si lavora di più?

L’indagine condotta da Almalaurea a cinque anni dal conseguimento del titolo consente di apprezzare meglio i percorsi di transizione studi universitari/lavoro, mettendo in luce, generalmente, una maggiore coerenza fra studi compiuti e attività lavorativa svolta.

La prima evidenza empirica che emerge è che il 72,7% degli occupati lavora nel settore dei servizi, il 25,9% nel settore industriale e solo l’1,1% nel settore agricolo.

A cinque anni dal conseguimento del titolo, si rileva un’elevata concentrazione in soli 2 rami di attività economica tra i laureati del gruppo:

Ampio è invece il ventaglio di rami in cui operano i laureati del gruppo:

Il quadro qui delineato evidenzia l’esistenza di due diversi modi di porsi della formazione universitaria: quella specialistica, finalizzata a specifici settori di attività, e quella polivalente, generalista.

Tutto ciò rende complesso stabilire se e in che misura, e per quanto tempo, ciò alimenti maggiori opportunità di lavoro oppure costringa a cercare comunque un’occupazione quale che sia il settore di attività economica.

Quali contributi si possono riscattare con la laurea? Di seguito l’elenco.

Quanto guadagano i giovani laureati in Italia: la classifica
Quanto guadagano i giovani laureati in Italia: la classifica

Quanto guadagnano i giovani laureati in Italia: retribuzioni in aumento 

I laureati magistrali biennali percepiscono in media 1.552 euro mensili netti (+2,8%, in termini reali, rispetto all’analoga rilevazione dello scorso anno e -4,0% rispetto a quella del 2012).

Quello registrato nel 2020 rappresenta il più alto valore nei livelli retributivi degli ultimi otto anni.

L’analisi temporale, condotta sui laureati del 2015 consente però di apprezzare un aumento dei salari reali, tra uno e cinque anni, del 31,5%: la retribuzione reale era di 1.180 euro a un anno, cresce fino ai già citati 1.552 euro a cinque anni dalla laurea.

A cinque anni dal titolo di studio le retribuzioni mensili nette aumentano sia nel settore pubblico (1.504 euro) sia in quello privato (1.585 euro), con un differenziale a favore del settore privato di 5,1 punti percentuali.

Quanto guadagnano i giovani laureati in Italia: tutti gli stipendi per settore 

Le retribuzioni sono fortemente differenziate rispetto al ramo di attività economica in cui il laureato si inserisce. Ne consegue una diversa capacità attrattiva delle aziende in base all’ambito economico in cui operano.

A cinque anni dal conseguimento del titolo le retribuzioni più elevate (superiori a 1.700 euro) si rilevano nei rami:

A fondo scala si trovano i rami:

Approfondisci sui costi delle università.

Quanto guadagnano i giovani laureati in Italia: soddisfazione in aumento 

La soddisfazione generale per il lavoro svolto a cinque anni è ben al di sopra della sufficienza: 7,8 su una scala 1-10.

Tra settore pubblico e privato si osservano differenze apprezzabili: in particolare, gli occupati nel pubblico esprimono maggiore soddisfazione per l’utilità sociale del proprio lavoro, per il tempo libero, la coerenza con gli studi compiuti e la rispondenza ai propri interessi culturali.

È interessante inoltre rilevare che, per quanto riguarda la soddisfazione circa la stabilità del posto di lavoro, coloro che sono occupati con un contratto a tempo indeterminato nel settore pubblico manifestano generalmente maggiori livelli di soddisfazione (8,6 rispetto a 8,0) di chi è assunto, col medesimo contratto, nel privato.

Al contrario, i laureati caratterizzati da contratti meno sicuri (non standard, parasubordinati ecc.) rilevano una maggiore soddisfazione nel settore privato: è verosimile che in questo caso vi sia la prospettiva di vedere la propria posizione stabilizzarsi in tempi ridotti.

Di seguito le ultime news sul lavoro 2023.

Quanto guadagnano i giovani laureati in Italia: il confronto con l’estero

Quanto guadagnano i giovani laureati in Italia? Il terreno da recuperare, però, sullo scacchiere europeo è ancor molto se pensiamo che un neolaureato in Germania guadagna quasi il doppio rispetto all’Italia e in Svizzera addirittura 2,5 volte in più, secondo le elaborazioni di Mercer.

In Belgio e Olanda gli stipendi dei laureati sono a +50% rispetto al nostro Paese, in Francia a +25%, in Gran Bretagna a +16 per cento.

Secondo AlmaLaurea è soprattutto tra i laureati che lavorano all’estero che il vantaggio retributivo si accentua sensibilmente: si tratta di quasi 450 euro netti mensili in più rispetto a chi lavora al Sud Italia

«Certamente – precisano i ricercatori di AlmaLaurea – si dovrebbe tenere in considerazione anche il diverso costo della vita, in particolare nel confronto rispetto a chi si sposta a lavorare all’estero, poiché tale elemento ha un impatto sulle retribuzioni».

C’è poi un effetto Covid. Chi ha iniziato a lavorare dopo il virus, ha buste paga in media inferiori del 6,3% per i laureati triennali e del 4,7% per quelli magistrali di chi ha cominciato prima. Inoltre, per chi ha iniziato a lavorare dopo l’avvio della crisi pandemica aumenta la diffusione del lavoro part-time (rispettivamente, +5,2 e +5,8 punti percentuali rispetto a quanto rilevato tra chi si è inserito nel mercato del lavoro prima della pandemia).

Fonti e materiale di approfondimento

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