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Perché i dati degli stipendi in Italia sono preoccupanti

In tema salari l’Italia maglia nera del G20. Le statistiche attestano un calo del 12 %. Di seguito tutti i dati degli stipendi in Italia.

di Valerio Pisaniello

Febbraio 2023

Il Global Wage Report 2022-23 presentato dall’Ilo, l’Organizzazione internazionale del Lavoro, certifica la perdita di potere d’acquisto delle famiglie dal 2008 ad oggi consegnato un quadro catastrofico per quanto concerne i dati degli stipendi in Italia (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unicoLeggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Non bastava il crollo della Lehman Brothers con i famigerati mutui subprime. Evento che consacrò un anno spartiacque – il 2007 -, dove il mondo cambiò senza tornare mai più come prima. Da allora si è aggiunta la crisi pandemica e il conflitto in Ucraina.

Eventi, tra l’altro, di attualità, che fanno salire a 3 il numero di crisi della storia recente. E senza precedenti per giunta. Vediamo insieme i dati degli stipendi in Italia. Le ultime news sulle pensioni.

Indice

Perché i dati degli stipendi in Italia sono preoccupanti?

I dati degli stipendi Inn Italia. L’inflazione ha corroso gli stipendi degli italiani tagliando drasticamente il potere d’acquisto e accelerando il processo di impoverimento delle famiglie che era già in atto con gli stipendi da anni bloccati.

A certificare questo processo il Global Wage Report 2022-23 presentato dall’Ilo, Organizzazione internazionale del Lavoro che vede il nostro Paese maglia nera tra i 20 dell’Ocse.

A conti fatti i salari sono più bassi del 12% rispetto al 2008 in termini reali. Solo nel 2022 l’inflazione ha tagliato via un 6%, con un effetto doppio rispetto alla media dei Paesi Ue. Ad essere penalizzate soprattutto le famiglie a basso reddito che hanno una spesa in proporzione più alta per i beni e i servizi essenziali i cui prezzi stanno aumentando più velocemente.

Il problema è che la spirale inflazionistica in Italia è arrivata dopo un periodo di stagnazione degli stipendi, cresciuti dello 0,1% nel biennio 2020-21 (il dato medio nella Ue è dell’1,7%). 

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Se si considera il periodo 2008-2022 sono in tre delle economie avanzata del G20 i salari reali hanno registrato un passo indietro: ma proprio all’Italia spetta la maglia nera con un dislivello consistente che scende al 4% per il Regno Unito e al 2% per il Giappone.

Tra le economie emergenti del G20, scrive l’Ilo, la Cina continua a dominare la classifica della crescita dei salari reali, con stime che mostrano che i salari mensili nel 2022 erano circa 2,6 volte il loro valore reale nel 2008. Ad eccezione del Messico, nel 2022 tutti gli emergenti del G20 mostrano salari mensili medi che sono superiori in termini reali rispetto al 2008“.

Nonostante questo esiste ancora un divario significativo tra i paesi emergenti, con un salario medio di 1,800 dollari e quello delle economie avanzate che è di circa 4.000 dollari al mese.

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Il Global Wage Report sottolinea come la crescita dei salari sia «rimasta indietro rispetto alla crescita della produttività del lavoro in diverse grandi economie sviluppate. Questo continua a essere vero, complessivamente, si legge, in 52 paesi ad alto reddito, dove il divario tra la produttività reale e la reale crescita salariale tra il 1999 e il 2022 ha raggiunto 12,6 punti percentuali».

Il direttore generale dell’Ilo, Gilbert F. Houngbo ha sottolineato che «le famiglie che sono state costrette ad indebitarsi per sbarcare il lunario durante la crisi Covid ora affrontano il doppio fardello di rimborsare i propri debiti a tassi di interesse più elevati pur guadagnando redditi inferiori».

La probabilità di una recessione legata al calo dei consumi è resa più probabile dalle politiche monetarie restrittive adottate dalle banche centrali che rischiano di peggiorare la situazione. In Italia il calo dei salari reali si è aggiunto a significative perdite salariali subite dai lavoratori e dalle loro famiglie durante la crisi del Covid. 

Il rapporto rileva che il fattore chiave dietro questo calo, in particolare nel corso del 2020 e del primo trimestre 2021, è stato la perdita di occupazione. Percettori di basso salario, lavoratori nell’economia informale e le donne salariate sono stati i gruppi che hanno sofferto di più. La percentuale di lavoratori a bassi salari è passata dal 9,6% al 10,5% (percentuale che sale alle 11,8% per le donne e al 14% per chi risiede nelle regioni del Sud.

Leggi anche il seguente articolo sui provvedimenti presi dal governo in carica e sui dati degli stipendi in Italia.

I dati degli stipendi in Italia: tutte le cifre
I dati degli stipendi in Italia: tutte le cifre.

Dati degli stipendi in Italia: la classifica

Italia, Giappone e Regno Unito sono le sole economie avanzate del G20 in cui i salari reali hanno registrato livelli inferiori nel 2022 rispetto al 2008. Rispettivamente: il 12% in meno in Italia, il 2% in Giappone e il 4% nel Regno Unito. Mentre l’Australia e la Repubblica della Corea mostrano una crescita dei salari reali in forte aumento nel periodo 2008-22.

La grave crisi inflazionistica, unitamente al rallentamento della crescita economica a livello globale, innescato in parte dalla guerra in Ucraina e dalla crisi energetica globale, sta causando un calo ingente dei salari reali mensili in molti Paesi.

I dati degli stipendi in Italia. Lo scenario sull’inflazione.

Tra le economie avanzate del G20, si stima che nella prima metà del 2022 la crescita dei salari reali sia scesa a meno 2,2%, mentre nei paesi emergenti del G20 i salari reali sono cresciuti dello 0,8%-il 2,6% in meno rispetto al 2019, l’anno precedente alla pandemia del Covid-19

«La crisi del costo della vita – sottolinea l’Ilo – si aggiunge alle ingenti perdite salariali subite dai lavoratori e dalle loro famiglie durante la crisi del Covid-19, il cui impatto, in molti Paesi, è stato maggiore sui gruppi a basso reddito».

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