Davide Barco, illustratore NBA: qui grazie a mille porte in faccia

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Davide Barco, 33 anni, padovano di origine ma residente a Milano, è illustratore per l’NBA. Ha lavorato anche per la Federazione Italiana, la Juventus, la FIR (Federazione italiana Rubgy) e la MLS (Massima serie calcistica americana). Ma Davide, prima di raggiungere il successo, ha ricevuto tante porte in faccia. Più volte gli hanno consigliato di fare altro. Nella carriera di questo 33enne si è intromesso anche un uragano. No, non metaforico, un uragano vero. Eppure lui è andato avanti per la sua strada. The Wam lo ha intervistato per la rubrica su artisti e creativi. Abbiamo parlato proprio di creatività, di illustrazione, determinazione e molto altro. Buona lettura.

Davide, come inizia la tua carriera di illustratore prima dei lavori dell’NBA?

“Io volevo fare l’art director. Alcune circostanze mi hanno portato a virare sull’illustrazione. Nel 2012 sono volato a New York con la mia ragazza. L’idea era approfittare della vacanza per propormi come direttore creativo. Ma – poche ore dopo il nostro atterraggio – un uragano ha lasciato mezza città senza elettricità. Occasione andata in fumo. Nel 2013 ci riprovo, spedisco una presentazione del mio lavoro, ma va male di nuovo. Rispondono tutti negativamente, tranne qualcuno. Nessuna occasione si concretizza. Ero un po’ giù di morale, ma non mi arrendo. Nel 2015 nuovo viaggio”. (Sul sito di Davide c’è una carrellata di alcuni suoi lavori principali)

Che succede?

“Contatto decine di redazioni per proporre il mio lavoro. Risponde il Washington Post. Mi dicono: i Washington Capitals devono giocare una partita fondamentale con New York. Se vincono, ci serve un’illustrazione, altrimenti non si fa niente. Realizzo l’illustrazione. Ovviamente i Washington perdono. Penso a gettare la spugna: quella sconfitta deve essere un segno. Ma una mia amica, che mi aveva accolto a New York, mi dice: cambia l’illustrazione con New York vincente e spediscila ai giornali dell’altra squadra. Lo faccio. Il New York Times mi contatta: l’illustrazione non ci serve, ma apprezziamo il tuo lavoro”.

Per loro hai realizzato una illustrazione riferita all’ex presidente della Fifa Blatter, accusato di avere intascato delle mazzette…

“Sì, anche quella una storia particolare. Mi danno la commissione: sono incredulo. Corro a casa, inizio a disegnare e si fulmina una lampadina. Cinque ore per consegnare tutto: spedisco le prime quattro bozze, tutte cassate. Poi guardo la lampadina rotta e mi viene l’idea per l’illustrazione (ve la alleghiamo in basso): viene accettata. Mi dicono: la pubblichiamo quando cambia il consiglio direttivo della Fifa. E così accade: un anno dopo (ride ndr)”.

Illustratore Nba Davide Barco: illustrazione sul caso corruzione di Blatter

Oggi, dopo tante peripezie, il tuo lavoro è riconosciuto da tutti: sei “l’illustratore dell’NBA”. La creatività è frutto dell’ispirazione o ci sono dei riti che l’agevolano?

“Nel mio lavoro è impossibile aspettare l’ispirazione. Ci sono delle scadenze da rispettare. Serve impegno quotidiano. Poi c’è sempre il colpo di genio, il momento in cui sei più carico, ma devi farti trovare già a lavoro. E continuare fino a quando realizzi ciò che hai mente. I giorni in cui ero “super-ispirato” non stanno sulle dita di una mano. La creatività nasce da risolvere il problema che ti è stato assegnato. E’ un lavoro di volontà più che di attesa”.

Come si organizza una tua giornata tipo?

“La mattina guardo i risultati degli eventi sportivi che si sono giocati nella notte: il mio mercato principale è quello americano. Poi leggo diversi giornali, anche non sportivi e seguo gli youtuber che mi piacciono. Una routine che aiuta a stimolare la mia creatività. Nel pomeriggio mi metto a lavoro”. (Sulla pagina Instagram di Davide trovi tanti contenuti interessanti della sua attività di illustratore NBA)

Illustratore Nba: Scorecard

Qual è illustrazione a cui sei più affezionato?

“Prima di fare l’illustratore per l’Nba, nel 2012 ho realizzato una serie di illustrazioni per un progetto chiamato Nostalgica Calcio. con un mio collega copywriter super-bravo, Marco d’Alfonso. Ero ancora art director. Ho pensato: che figata sarebbe fare questo tutto il giorno. Quel progetto ha quindi smosso in me delle corde. Ho iniziato a prendere la consapevolezza di voler fare l’illustratore”.

Che consigli daresti a un ragazzo che vuole dedicare la vita a un lavoro creativo come il tuo?

“Primo: crederci sempre con uno sguardo obiettivo sulla realtà. Prova a seguire il tuo sogno, ma datti delle scadenze per valutare se funziona e se qualcosa va modificata. Studia il percorso di chi ce l’ha già fatta. Lavora sempre: fai anche un’altra attività, mentre permetti alla tua passione di svilupparsi. Ci sono stati anni in cui facevo l’art director freelance, insieme all’illustratore per mantenermi. L’importante è non fermarsi mai”.

Sui social network sei meno attivo di tanti tuoi colleghi. Non credi in questa forma di auto-promozione?

“No, non è quello. Spendo troppo tempo nel lavoro per fermarmi a raccontarlo. Fatico a condividere dei work in progress perché considero quelli degli altri più belli. Di recente ho parlato con degli studenti. Mi hanno chiesto come faccio ad avere collaborazioni lavorative tanto importanti, eppure così poco pubblico sui social (ride ndr)”.

Prima, come dicevi, per te diventare direttore creativo significava avere successo. Ora che sei illustratore dell’NBA e di altre realtà di fama mondiale, ci pensi ancora?

“Da quando ho fatto outing come illustratore non mi interessa più. Adesso sono super-dedicato su questa attività e non penso ad altro. Il mio vantaggio è che, avendo lavorato come pubblicitario, ho facilità a capire cosa le agenzie pubblicitarie chiedono”.

A quando risale la tua prima esperienza col disegno?

Disegno da quando ne ho memoria. Da bambino ero malato di Spiderman e, non sapendo disegnare i dettagli anatomici, mi facevo realizzare da papà la silhouette di un uomo. Poi le riempivo di ragnatele fino allo sfinimento”

Se potessi lavorare a un progetto solo tuo, quale sarebbe?

“Lo sto già facendo. Ruota intorno ai campetti di strada americani. Intorno al quale si riuniscono frotte di ragazzi”.

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