Dawson’s Creek su Netflix, addio sigla: è subito maratona

Dawson’s Creek: a 23 anni dalla messa in onda dell’episodio pilota, la serie tv arriva nel catalogo Netflix con una sigla diversa e un carico di nostalgia per gli anni Novanta.

5' di lettura

Lo scorso 15 gennaio Netflix ha fatto un regalo a tutti i millennials in circolazione e ha inserito in catalogo tutte le sei stagioni di Dawson’s Creek. Peccato per la mancanza dei diritti per la famosissima sigla I don’t want to wait di Paula Cole (meglio conosciuta in Italia come Anuwanuwei), a cui Netflix ha dovuto tristemente rinunciare.

(Qui per i film Netflix in uscita nel 2021)

Tutto il resto però c’è: Capeside è splendida e provinciale come la ricordiamo, Dawson Leery e Joey Potter sono sempre in bilico sulla loro altalena emotiva e Pacey Witter è ancora il terzo incomodo che non ti aspetti che abbia la meglio. E naturalmente è ancora lì anche l’intramontabile Michelle Williams, solo con 4 nomination agli Oscar e un Golden Globe in meno.

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Dawson’s Creek caposaldo della tv anni Novanta

La serie Dawson’s Creek (che all’epoca veniva definita semplicemente telefilm) è andata in onda per la prima volta dal 1998 al 2003. Ideata da Kevin Williamson, la storia è ispirata alla giovinezza del suo creatore. Dai dilemmi esistenziali di Dawson, giovane appassionato di cinema innamorata della “ragazza che vive alla fine del fiume” (Joey Potter), allo scandalo liceale di uno studente sedotto da un insegnante, Dawson’s Creek ha accompagnato molti teenager con le sue scene strappalacrime.

È ancora in corso il dibattito tra gli spettatori riguardo alla possibilità o meno che Dawson’s Creek rientri tra le “pietre miliari” della serialità, ma di certo è impossibile non citarla tra le serie tv che hanno maggiormente influenzato la generazione che ha vissuto la propria adolescenza a cavallo degli anni Novanta

Il mistero della sigla cambiata

Nonostante l’euforia per il ritorno di questo cult, c’è una buona dose di dispiacere per la mancanza della famosa sigla d’apertura. Chi è già partito con la maratona degli episodi di Dawson’s Creek avrà notato la presenza di una canzone diversa sui titoli di testa. A inizio puntata, infatti, troviamo Run Like Mad di Jann Arden al posto dell’iconica I Don’t Want To Wait di Paula Cole. Un duro colpo per noi nostalgici millenials. Ma perché il brano è stato sostituito?

Naturalmente si tratta di un problema di diritti. La storia risale al 1998, data del debutto della serie. L’ideatore Kevin Williamson avrebbe voluto usare, per i titoli di testa, la canzone Hand in My Pocket di Alanis Morrissette, ma non gli vengono concessi i diritti di utilizzo del brano. Così il produttore esecutivo contatta Jann Arden con la richiesta di un tema apposito per Dawson’s Creek: nasce così Run Like Mad. Intanto però I Don’t Want To Wait di Paula Cole si fa strada con successo in alcuni spot e la rete decide all’ultimo momento di sceglierla al posto del brano della Arden. Dopo la messa in onda della serie la Cole reclama i diritti della sua canzone (anche per la versione in DVD della serie) e Sony ripiega nuovamente sul tema scritto appositamente per Dawson’s Creek.

Il problema della mancanza di I Don’t Want To Wait si fa sentire a ogni ritorno in streaming della serie tv (che, ricordiamo, era già presente nel catalogo Amazon). Le pressioni avrebbero spinto Sony a contattare la Cole per ottenere i diritti di utilizzo, ma la strada è tutt’altro che in discesa. “Tutto ciò è avvenuto grazie ai fan di Dawson’s Creek. Ai loro post, ai tweet e al loro favoloso feedback. Sony finalmente se ne è accorta e ho capito che vorrebbe accontentare i fan. Io ne sono molto felice”, ha detto la cantante.

Perché rivedere oggi Dawson’s Creek

Rivedere oggi un telefilm come questo è da nostalgici, non lo neghiamo. Eppure possiamo imparare ancora qualcosa da Dawson’s Creek. In fondo si tratta della prima serie tv che ha portato in onda in prima serata negli States un bacio omosessuale tra due adolescenti. E non solo. La serie è stata un apripista per diversi temi di cui difficilmente si parlava con i ragazzi negli anni Novanta: dalla tossicodipendenza, alla salute mentale, ai rapporti non protetti. Il tutto senza mai sfociare in racconti macchiettistici.

Di certo rivedere oggi Dawson’s Creek ci farà sorridere. È un cult, ma è anche un prodotto che risale agli esordi della serialità come la conosciamo oggi: ricco di ingenuità e schemi narrativi un po’ forzati. Insomma, dopo un ventennio di serie tv che hanno progressivamente portato estetiche e trame a livelli egregi, rivedere un prodotto anni Novanta può essere difficile. Eppure una maratona del genere, diciamocelo, fa bene al cuore. Se non altro per rivedere James Van Der Beek che piange in primo piano, regalandoci uno dei meme più famosi della storia di internet.

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