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Home / Fisco e tasse » Gestione del Debito » Pignoramento / Debiti dei genitori: come tutelarsi

Debiti dei genitori: come tutelarsi

Debiti dei genitori: vediamo in questo post cosa rischia e come deve comportarsi un figlio che è stato chiamato in causa dai creditori dei genitori. Cosa fare e quali sono le tutele previste dalla legge.

di The Wam

Aprile 2024

Debiti dei genitori, come deve comportarsi un figlio che viene chiamato in causa dai creditori dei genitori? Quali sono i passi da compiere e quali sono le tutele che la legge ha imposto nei suoi confronti. (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Debiti dei genitori, devono pagarli i figli?

Il rischio di dover assumere i debiti di un genitore preoccupa molti. Diciamolo subito: questa eventualità non si verifica in modo automatico. Durante la vita del debitore, i figli non sono tenuti a saldare le sue obbligazioni finanziarie. L’onere può emergere solo dopo il decesso del genitore e soltanto se si decide di accettare l’eredità.

Ma, comunque, non tutti i debiti del defunto si trasmettono agli eredi. Capire come gestire e possibilmente evitare di farsi carico dei debiti dei genitori è importante per pianificare le proprie azioni future con saggezza.

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I beni del figlio possono essere pignorati?

Quando si parla di pignoramento per debiti, c’è dunque la comprensibile preoccupazione che anche i beni dei figli possano essere a rischio. È opportuno chiarire, per evitare di essere fraintesi, che il pignoramento punta a soddisfare i debiti tramite la vendita dei beni del debitore sotto il controllo di un giudice. Solo in circostanze specifiche, i beni dei figli possono essere coinvolti. Questo accade soprattutto in caso di pignoramento mobiliare.

Il pignoramento mobiliare: che cos’è?

Il pignoramento mobiliare (art. 513 c.p.c. e seguenti) consente ai creditori, tramite l’ufficiale giudiziario, di prendere possesso dei beni mobili del debitore per recuperare il credito. La procedura non prevede una notifica preventiva e consente quindi all’ufficiale di agire direttamente. Si segue un processo che include:

  1. Identificazione dei beni da pignorare.
  2. Redazione del verbale di pignoramento.

La legge tutela alcuni beni indispensabili alla vita quotidiana del debitore e della sua famiglia, come gli oggetti personali e gli strumenti di lavoro, limitando quindi i beni che possono essere soggetti a pignoramento.

Quando i beni del figlio sono a rischio?

Il rischio per i beni del figlio si innesca nel caso in cui conviva con il genitore debitore. In questa situazione, si presume, salvo prova contraria, che tutti i beni nell’abitazione siano di proprietà del debitore. Per tutelarsi, il figlio deve dimostrare la proprietà degli oggetti con documenti come fatture o ricevute. Se non c’è una documentazione, potrebbe essere saggio spostare i beni di valore in un luogo sicuro fino alla risoluzione dei debiti.

I figli che garantiscono per un genitore

A volte capita che i figli decidano di garantire per i debiti di un genitore firmando una fideiussione (art. 1936 cod. civ.). Questa situazione si verifica quando un genitore ha bisogno di un prestito ma si trova in condizioni economiche precarie e, quindi, si rivolge a un figlio per avere un supporto nella richiesta di finanziamento da un istituto bancario.

Cosa significa fare da garante?

Firmare come garante implica un impegno legale. Molte persone, spinte dalla volontà di aiutare un familiare, possono sottovalutarne le conseguenze, pensando che non comporti degli obblighi reali. E invece, accettare di essere garanti significa che, in caso di inadempienza del debitore principale, i creditori possono rivolgersi al garante per il recupero del credito. Questo comporta la possibilità che i creditori possano aggredire anche i beni del garante.

Come evitare rischi?

L’unico modo per evitare queste conseguenze è, ovviamente, astenersi dal firmare qualsiasi forma di fideiussione per un genitore con difficoltà finanziarie. È fondamentale essere pienamente consapevoli dell’impegno che si sta assumendo e delle possibili ripercussioni sul proprio patrimonio prima di decidere di agire come garante.

Debiti di un genitore morto: come difendersi

Anche la questione dei debiti lasciati da un genitore defunto solleva preoccupazioni sui possibili oneri per i figli. Esistono però strategie legalmente valide per proteggersi da queste potenziali responsabilità.

Opzioni per l’erede

  1. Rinunciare all’eredità: questa scelta (art. 519 cod. civ.) evita di diventare erede, liberandosi così da ogni responsabilità per i debiti del defunto.
  2. Accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario: optando per questa via (art. 484 cod. civ.), si accetta di ereditare, ma limitando la responsabilità ai debiti che possono essere coperti dal valore dei beni ereditati. Questa modalità protegge il patrimonio personale dell’erede da eventuali debiti eccedenti.

Strategie di difesa

Queste strategie offrono ai figli mezzi legali per gestire l’eredità dei genitori senza assumersi oneri non sostenibili. La scelta tra queste opzioni dipende dalla situazione specifica e dalle prospettive future legate all’eredità.

Debiti dei genitori: come tutelarsi
Nell’immagine un uomo pieno di debiti accanto a suo figlio, sono entrambi molto preoccupati.

FAQ (domande e risposte)

I figli sono responsabili dei debiti dei genitori?

I figli non si trovano automaticamente a dover pagare i debiti dei loro genitori. La responsabilità di saldare le obbligazioni emerge solamente dopo la morte di un genitore e solo se si sceglie di accettare l’eredità. Durante la vita del debitore, i figli non sono tenuti a pagare i debiti contratti dai genitori. Questo principio si basa sulla separazione dei patrimoni tra genitori e figli, garantendo che durante la vita dei primi, i secondi non siano direttamente colpiti dalle loro obbligazioni finanziarie.

Quando i figli ereditano i debiti dei genitori?

L’eredità dei debiti dei genitori avviene nel momento in cui un figlio accetta l’eredità senza riserve, dopo il decesso di un genitore. È fondamentale sapere che questa accettazione non è un atto dovuto o automatico: gli eredi hanno la possibilità di accettare l’eredità “con beneficio d’inventario” oppure di rifiutarla totalmente, evitando così di ereditare i debiti. La scelta informata permette di proteggere il proprio patrimonio personale da possibili obbligazioni non sostenibili.

Come evitare il pignoramento dei beni per debiti dei genitori?

Per evitare il pignoramento dei propri beni a causa dei debiti dei genitori, è essenziale non convivere con il genitore debitore o, in caso di convivenza, dimostrare chiaramente la proprietà personale dei beni attraverso documenti come fatture o ricevute. Nel caso di mancanza di tali prove, si consiglia di spostare i beni di valore in un luogo sicuro fino alla risoluzione della situazione debitoria del genitore. Questo approccio previene il rischio di vedersi pignorare beni personali che si trovano all’interno dell’abitazione del debitore.

Cosa comporta fare da garante per un genitore?

Agire come garante per un prestito o qualsiasi forma di credito di un genitore comporta un impegno legale significativo. La fideiussione implica che, in caso di inadempienza del genitore debitore, il creditore può rivolgersi al figlio garante per il recupero del credito. Questo significa che il patrimonio del garante può essere aggredito per soddisfare il debito. La decisione di garantire per un genitore dovrebbe quindi essere ponderata attentamente, valutando le proprie capacità economiche e le possibili conseguenze finanziarie.

Come proteggersi dai debiti di un genitore deceduto?

Per tutelarsi dai debiti di un genitore defunto, si può optare per la rinuncia all’eredità o per l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario. Quest’ultima opzione limita la responsabilità per i debiti alle sole risorse ereditate, senza intaccare il patrimonio personale dell’erede. In alternativa, si può inizialmente rinunciare all’eredità e attendere eventuali prescrizioni dei debiti o desistenza dei creditori, per poi revocare la rinuncia entro 10 anni dall’apertura della successione, qualora si ritenga vantaggioso accettare l’eredità.

Qual è il termine per revocare la rinuncia all’eredità?

La legge consente di revocare la rinuncia all’eredità entro un termine di 10 anni dall’apertura della successione, che coincide con la data del decesso del genitore. Questo periodo di tempo offre agli eredi la possibilità di valutare l’evolversi della situazione debitoria del defunto e di decidere, con maggiore chiarezza, se accettare o meno l’eredità, considerando anche le eventuali prescrizioni dei debiti o le modifiche nella situazione patrimoniale dell’eredità stessa.

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