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Debiti per TFR

Come funzionano i debiti per TFR? Scopriamolo insieme.

di Alda Moleti

Gennaio 2024

In questo articolo vedremo come gestire i debiti per TFR, dal punto di vista dei datori di lavoro, e poi come funziona la situazione dal punto di vista dei lavoratori (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Come funziona il TFR per il datore di lavoro

Il fondo di accantonamento del trattamento di fine rapporto (TFR) rappresenta una voce contabile fondamentale per le imprese, identificando il debito accumulato nei confronti dei dipendenti per le quote di TFR maturate anno dopo anno.

Questo elemento è una parte integrante del bilancio civilistico, specificatamente posizionato alla lettera C) del passivo di stato patrimoniale come definito dall’art. 2424 del codice civile.

Le scritture relative al fondo di trattamento di fine rapporto sono parte integrante delle scritture di assestamento annuali. Queste registrano l’accantonamento al fondo come una quota della retribuzione, che sarà corrisposta al dipendente alla fine del rapporto di lavoro. Da un lato, si considera una “retribuzione differita” per il lavoratore, dall’altro rappresenta un debito per l’impresa.

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Cosa sono i debiti per TFR

Il trattamento di fine rapporto, regolamentato dall’art. 2120 del codice civile, è un diritto del lavoratore in caso di cessazione del rapporto di lavoro. Dal punto di vista dell’impresa, il TFR è un costo riferibile all’esercizio in cui il lavoratore è stato impiegato, anche se l’importo non viene immediatamente liquidato.

Questa situazione crea un debito nei confronti del lavoratore, che viene riflesso nel bilancio aziendale sia nel conto economico (come accantonamento TFR tra i costi del personale) che nello stato patrimoniale (come fondo accantonamento TFR nelle passività).

Nonostante nel bilancio civilistico entrambe le voci siano denominate “trattamento di fine rapporto”, esse hanno caratteristiche differenti: la prima rappresenta il costo annuo, mentre la seconda il debito che si accumula nel tempo verso i lavoratori.

La gestione dei debiti per TFR nelle imprese con più di 50 dipendenti

Per le imprese con oltre 50 dipendenti, l’accantonamento al fondo di trattamento di fine rapporto non è più praticato dal 1° gennaio 2001.

Queste aziende possono optare per il versamento in un fondo di previdenza complementare scelto dal dipendente o nel fondo di tesoreria presso l’INPS. In questo modo, l’impresa trasferisce la gestione del TFR al di fuori del suo perimetro aziendale, eliminando l’accumulo del debito nello stato patrimoniale.

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In foto, dei lavoratori in azienda.

Come si calcola la rivalutazione del TFR

La rivalutazione del TFR segue l’art. 2120 del c.c. e prevede una quota capitale (calcolata dividendo le retribuzioni annue per 13,5) e una quota finanziaria basata sulla rivalutazione del fondo maturato all’anno precedente.

Il coefficiente di rivalutazione si ottiene sommando una quota fissa dell’1,50% al 75% dell’incremento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati rispetto a dicembre dell’anno precedente. La rivalutazione si applica solo al valore accantonato fino all’anno precedente.

Come funziona il TFR per il lavoratore

Il trattamento di fine rapporto (TFR) è un fondo economico che si accumula nel corso della carriera lavorativa di un dipendente in Italia, destinato ad essere liquidato al momento della conclusione del rapporto di lavoro, come nel caso di pensionamento, licenziamento o risoluzione consensuale del contratto.

Che cos’è l’anticipo del TFR?

La normativa sul TFR consente l’anticipazione degli importi accantonati in specifiche situazioni, quali spese sanitarie rilevanti, acquisto della prima casa, spese durante congedi formativi o parentali.

Queste possibilità offrono ai lavoratori un’ulteriore flessibilità nella gestione delle loro finanze personali, rispondendo a esigenze immediate pur essendo parte di un beneficio differito.

Il TFR può essere ereditato?

Alla morte del defunto il TFR può essere ereditato. Tuttavia è importante precisare che il trattamento di fine rapporto (TFR) non si configura tecnicamente come un’eredità. In altre parole, nel caso di decesso di un lavoratore dipendente, la somma del TFR spetta agli eredi non in qualità di diritto ereditario, ma come un diritto proprio e indipendente.

Il TFR non rientra nell’attivo ereditario, pertanto viene assegnato agli eredi indipendentemente dalla loro decisione di accettare o meno l’eredità. Per esprimere il concetto in termini semplici, se un lavoratore viene a mancare, gli eredi sono legittimati a ricevere la somma del TFR anche nel caso in cui decidano di rinunciare all’eredità.

Il TFR può essere pignorato se il defunto ha debiti?

Per rispondere chiaramente alla domanda riguardante il pignoramento del TFR per il pagamento dei debiti di un defunto, si deve sottolineare che ciò non è possibile. Il motivo è intrinseco alla natura del TFR: quando un lavoratore dipendente muore, il TFR non è considerato eredità, ma è un diritto che spetta direttamente agli eredi.

Tuttavia, dobbiamo distinguere diverse situazioni. In caso di decesso di un lavoratore con debiti, se il TFR non è ancora stato erogato, non è ammissibile per un creditore richiedere al datore di lavoro di destinare tale importo al pagamento dei debiti. Gli eredi, anche rinunciando all’eredità e ai relativi debiti, hanno comunque il diritto di richiedere il versamento del TFR.

Se gli eredi accettano l’eredità e richiedono la liquidazione del TFR, una volta che il denaro è nelle loro mani, possono decidere liberamente come utilizzarlo, inclusa la possibilità di saldare i debiti. Tuttavia, il TFR non può essere automaticamente tolto dall’eredità, in quanto non fa parte dell’asse ereditario.

La situazione cambia se il TFR è già stato versato sul conto corrente del lavoratore prima del decesso. In questo caso, le somme presenti sul conto, incluse quelle derivanti dal TFR, diventano parte dell’asse ereditario e, di conseguenza, possono essere pignorate.

FAQ: Domande frequenti sul TFR

Come si determina l’ammontare del TFR per dipendenti?

L’ammontare del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) per i dipendenti viene calcolato sommando, per ogni anno di servizio, la retribuzione utile del lavoratore divisa per 13,5. Questo metodo è inderogabile e si applica sia in caso di miglioramento che di peggioramento per il lavoratore.

Quali elementi rientrano nella retribuzione annuale per il TFR?

Nella retribuzione annuale per il TFR si includono tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, esclusi i rimborsi spese. Ciò comprende l’equivalente delle prestazioni in natura, tutti i compensi non occasionali, e i compensi arretrati dovuti per vertenze o rinnovi contrattuali con decorrenza retroattiva.

In che modo influisce la retribuzione utile sul calcolo del TFR?

La retribuzione utile influisce significativamente sul calcolo del TFR. Questa viene determinata sulla base della normativa legale o contrattuale in vigore al momento degli accantonamenti e non della normativa in vigore al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Pertanto, ogni variazione nel corso degli anni nella retribuzione del lavoratore incide direttamente sull’ammontare del TFR.

Quali sono gli obblighi del datore di lavoro riguardo il TFR?

Il datore di lavoro è obbligato ad accantonare la quota di TFR, registrarla nel bilancio aziendale e comunicarne annualmente l’ammontare al lavoratore. Questo assicura trasparenza e correttezza nella gestione del TFR.

Come si Calcola il TFR/TFR nella Scuola?

Per i lavoratori della scuola, il calcolo del TFR/TFS inizia identificando la retribuzione dell’ultimo anno di servizio. Questo importo viene diviso per 12 e moltiplicato per l’80%. La cifra risultante è poi moltiplicata per gli anni di servizio. Ad esempio, un docente con una retribuzione annua di 35.000 euro e 43 anni di servizio avrà un TFR/TFS di circa 100.333 euro. In caso di pensione anticipata, la prima tranche del TFR/TFS viene erogata dopo almeno 27 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. Se l’importo supera i 50.000 euro, la prima tranche coprirà solo questa somma, e per il resto si attende ulteriori 12 mesi dalla liquidazione della prima rata.

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