Avellino, decreto sicurezza bis e Daspo: tifosi a rischio. Ecco che cambia

4' di lettura

Il Decreto sicurezza bis finisce per colpire anche i tifosi. C’è chi, raggiunto da Daspo oltre trent’anni fa, rischia di non poter andare allo stadio. E vedersi vietata la vendita di abbonamenti e biglietti, nonostante abbia scontato il divieto imposto. L’errore interpretativo della norma, insomma, può costare caro.

Il 5 agosto del 2019 il Decreto sicurezza bis è diventato legge. A pochi giorni dall’entrata in vigore del testo normativo, ci sono numerose perplessità. Ne abbiamo parlato con un avvocato esperto in materie sportive, che negli ultimi anni ha affrontato svariati processi riguardanti reati da stadio. Si tratta del legale, Fabio Tulimiero, del foro
di Avellino.


Avvocato, partiamo dal principio, cos’è il DASPO?
“Il DASPO, inteso quale divieto di accedere alle manifestazioni sportive, è una sanzione di natura amministrativa, applicata dal Questore in via preventiva o dal Tribunale all’esito di un processo penale. In determinati casi al DASPO si aggiunge l’ulteriore misura preventiva dell’obbligo di presentazione personale presso il comando di polizia (c.d. obbligo di firma). Quest’ultima misura, limitando la libertà personale, prevede una procedura diversa, nonché la convalida del Giudice per le Indagini preliminari”

Su quali profili incide la riforma?
La riforma tocca svariati profili, dall’inasprimento del termine di durata del DASPO, oggi i recidivi rischiano da un minimo di 6 anni a un massimo di 10 anni, fino ad arrivare all’estensione del fermo nei confronti delle persone gravemente indiziate di un reato commesso a causa o in occasioni di manifestazioni sportive. Ma credo, a pochi giorni dall’entrata in vigore della riforma,che la questione più controversa sia quella legata al rifiuto del rilascio di abbonamenti e di biglietti per le partite fuori casa nei confronti di chi, in passato, è stato destinatario di un DASPO, ovvero ha ricevuto condanne penali per reati
da stadio”.

A cosa è dovuto questo diniego?

“Il problema risiederebbe nella modifica apportata dal decreto sicurezza bis all’art. 8 della 41/2007. Secondo questa norma è vietato alle società di calcio corrispondere facilitazioni o abbonamenti a prezzo agevolato a chi ha avuto il Daspo. Un divieto che colpirebbe tutte quelle persone che non siano state riabilitate. L’errata interpretazione della norma ha generato i disordini che si sono registrati nella prima partita di campionato. E’ dunque necessario fare chiarezza”.

A cosa sono dovuti questi errori?
“La criticità nasce da un’errata interpretazione dell’art 8 della legge 41/2007 che ha permesso l’inserimento nella c.d. “black list” dei nominativi di coloro i quali in passato (e parliamo dal 1989 ad oggi) sono stati destinatari di DASPO. A mio avviso, l’errore interpretativo consisterebbe nel ritenere un’agevolazione (per il daspato) proprio l’applicazione del prezzo inferiore rispetto al costo dei singoli tagliandi. Una facilitazione generalmente garantita dall’acquisto dell’abbonamento. E’ evidente, che con il rilascio dell’abbonamento non c’è alcuna agevolazione per il daspato: chi ha già scontato la misura acquista un abbonamento alle stesse condizioni di chi non è mai stato raggiunto dalla misura. Il costo, insomma, è invariato. L’agevolazione, in sostanza, non è indirizzata al daspato. Il rilascio dell’abbonamento prevede la riduzione del prezzo che le società applicano a tutti i tifosi (daspati e non) per l’acquisto dei tagliandi che avviene in un’unica soluzione. Nulla di più. Risulta evidente che la ratio della norma in questione è ben altra”.

E cioè?
“Il divieto è stato introdotto per impedire alle società sportive di corrispondere contributi, sovvenzioni e facilitazioni di qualsiasi natura, inclusa l’erogazione a prezzo agevolato o gratuito di biglietti e abbonamenti o titoli di viaggio a gruppi ultras che avevano tra loro soggetti diffidati, non intendeva di certo impedire l’accesso allo stadio a chi ha già scontato la misura. Interpretando diversamente l’art 8, si arriverebbe all’assurda conseguenza di negare l’accesso agli impianti sportivi a chi nel corso della sua vita (parliamo di fatti accaduti anche trent’anni addietro) ha ricevuto un DASPO, pur avendo scontato la misura da decenni. Impedire all’improvviso di poter andare allo stadio ad una persona che vent’anni addietro è stata daspata, che però da anni ha scontato interamente la misura, e alla quale fino a poche settimane prima era consentito l’accesso, è
assurdo.

Come potrà risolversi il problema?

“Attendiamo un’interpretazione del Ministero degli Interni rispetto alle considerazioni appena affrontate. Interpretazione che spero non tardi ad arrivare. Nel frattempo, per coloro i quali non hanno DASPO. in corso e non hanno subito condanne per reati da stadio, e ciò nonostante non riescono ad abbonarsi o comunque ad accedere allo stadio, è il caso di valutare la presentazione di un’istanza in Questura, con la quale si chiede che il proprio nominativo sia cancellato dalla “black list”. Ci auguriamo riscontri già a partire dalle prossime ore”

Entra nei gruppi offerte di lavoro, bonus, concorsi e news

Ricevi ogni giorno gratis i migliori articoli su offerte di lavoro, bandi, bonus, agevolazioni e attualità. Scegli il gruppo che ti interessa:

  1. Telegram - Gruppo esclusivo

  2. WhatsApp - Gruppo base

Seguici anche su YouTube | Google | Gruppo Facebook | Instagram



Come funzionano i gruppi?
  1. Due volte al giorno (dopo pranzo e dopo cena) ricevi i link con le news più importanti

  2. Niente spam o pubblicità

  3. Puoi uscire in qualsiasi momento: la procedura verrà inviata ogni giorno sul gruppo

  4. Non è possibile inviare messaggi sul gruppo o agli amministratori

  5. Il tuo numero di cellulare sarà utilizzato solo per inviarti notizie