Il decreto Conte uccide cultura e imprese ma salva il Covid

Il nuovo decreto Conte ci consegna più domande che risposte: la condanna a morte di attività commerciali, cinema e teatri ci difenderà davvero dal coronavirus?

4' di lettura

di Gerardo di Martino* – Se ci riflettete, in fondo in fondo, il nuovo decreto Conte ci consegna più domande che risposte. Chi può assicurare ad attività commerciali, cinema e teatri che la loro condanna a morte – ammantata, per carità, da un ragionevole dubbio – possa difenderci dal coronavirus? E se non funzionasse? Se non sortisse gli effetti sperati? Cosa succederebbe?

Semplice, che dovremo, fra quindici giorni, barricarci nuovamente in casa, senza nemmeno avere a disposizione un tessuto produttivo in grado di reggere la seconda botta (che al sud, sarebbe, se ci pensate, la prima, visto che a maggio, al termine del lockdown nazionale sfioravamo il “contagio zero” e che, dunque, origina, parte, muove…la botta post-estate…solo dalla nostra insipienza e negligenza).

*L’avvocato Gerardo Di Martino – Foto di Roberta Barzaghi

Decreto Conte: salvo il “libero pascolo”

Invece di chiudere la centrali di spaccio del coronavirus, cioè “il libero pascolo” e le ammucchiate serali, il Governo ha deciso di serrare le attività commerciali, i cinema ed i teatri, ossia i luoghi ove è possibile acculturarsi, anche per combattere il COVID19 con cuore e ragione, e consumare, in ogni caso, ad oggi, con i protocolli ampiamente rispettati, distanziati e protetti.

La loro testa, con il nuovo decreto, è stata servita su un piatto d’argento al Re, il coronavirus, senza appello, ma soprattutto senza che il loro sacrificio finale possa veramente servire a qualcosa, visto che si continuerà a fare bisboccia per strada, nelle piazze, nelle zone verdi pubbliche, negli anfratti cittadini.

Soprattutto se il giorno successivo non bisogna nemmeno svegliarsi per assicurarsi una utile presenza a scuola, posta la DAD, la didattica a distanza per i più grandi, quelli più irriverenti, più irriguardosi. La vogliamo dire tutta? Per i più strafottenti, perché più, secondo loro stessi, maturi e, dunque, insolenti.

Orbene, la morte, quella riservata agli ABBONDONATI DA DIO, appare più precoce della diffusione dell’epidemia.

Potrebbe essere, tutto sommato, una strada. Se non finisse qua!

Nuovo decreto Conte. Foto di Alexandros Michailidis by Shutterstock
Nuovo decreto Conte. Foto di Alexandros Michailidis by Shutterstock

Otto mesi senza far nulla

In otto (OTTO) mesi non abbiamo portato a casa un centesimo dall’Europa.

Ragionano, i lor Signori, di come spendere soldi che non hanno (recovery fund), mentre, in realtà, abbandonano sanità, giustizia e scuola al proprio destino, senza una lira, anzi un euro, e per di più ai piedi di Pilato, con il pollice del destino già verso.

Non sarebbe stato più semplice prendere subito, allora, OTTO mesi fa, il MES, cioè denaro sonante da immettere nel sistema, e così, in OTTO mesi, potenziare ciò che, all’attualità, fa più pena e che, oggi, avrebbe avuto lo stesso sapore dell’acqua al deserto?

Un avvocato in erba che spera tanto in scelte giuste del governo per il suo futuro.
Un avvocato in erba, figlio del nostro opinionista.

Il nuovo decreto Conte non basta

Ma poi, se mai ci daranno una delle tante tranche in cui si parcellizza il “fondo di recupero” – perché dovete sempre ricordare che questi soldi non arriveranno nemmeno in un sol colpo, ma in uno stillicidio di rate, senza alcuna certezza – a luglio 2021 ci arriveremo? Soprattutto, ci arriveremo vivi? E vegeti?

Poniamo come base del ragionamento l’ipotesi più feconda: ci arriviamo, vivi e vegeti. Quanti soldi avremo già speso? Credo tutto, oltre anche l’ammontare del prestito per il recovery.

E allorquando la nostra economia sarà già, non in iperventilazione ma in iperbarica, a cosa serviranno veramente? A pagare il suo funerale?

Con la politica dei sussidi non si va da nessuna parte.

Se non hai più benzina, è inutile continuare a sprecare tempo per avviare il motore. Gira e rigira, ti abbandonerà, anzi ti saluterà, con grazia, anche l’impianto di avviamento.

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