Decreto fiscale anti-evasori: così lo Stato batte cassa e si libera del processo

Ora il nuovo decreto fiscale, che promette tolleranza zero per gli evasori, è in via di approvazione. L'analisi dell'avvocato Gerardo Di Martino è impietosa.

5' di lettura

Oggi, per la rubrica “Il diritto e il rovescio” dell’avvocato Gerardo Di Martino, parliamo del decreto legge in via di approvazione che ha fatto parlare di sé soprattutto per l’aumento dei massimi di pena agli evasori. Evitare le manette sarà più difficile anche per l’intervento sui limiti della pena minima. Ma, davvero, come si auspica il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, questo decreto legge ridurrà i tempi dei processi?

diritto e rovescio con fondo bianco

dell‘avvocato Gerardo Di MartinoMala Tempora Currunt, avrebbe esclamato qualche vecchio saggio per i Fori dell’antica Roma, di fronte alla pretesa dei propri governanti di alzare le tasse, eliminare la garanzia del processo da parte del popolo (l’allora agognata provocatio ad populum) ed affilare l’ascia per i semplici indiziati, anzi sospettati di evasione fiscale.

Normativa antimafia per reati tributari

Si perché c’è un’idea che frulla nella testa del Ministro della Giustizia e che, da lì, corre per le stanze ed i corridoi di Via Arenula. E non è solo, anzi non è tanto quella di abbassare la soglia di punibilità del reato di dichiarazione infedele (comunemente detta, evasione fiscale) da 150mila a 100mila euro. Né quella di innalzare da 1 a 4 anni – avete letto bene, da 1 anno a 4 – la pena minima per l’altro delitto in dichiarazione, quello con fraudolenza.

Ma, su tutto, l’intenzione di estendere la normativa antimafia e le correlate misure di prevenzione, sequestri e confische, anche agli indiziati di reati tributari.

Gli evasori come i camorristi. Accidenti…che muscoli questo Stato!

Dopo i delitti contro la pubblica amministrazione (agganciati al Codice Antimafia dal Ministro Orlando del precedente Governo Gentiloni) oggi anche i reati tributari del Ministro Bonafede nello spettro delle misure di prevenzione.

Liberiamoci del processo

Eccoci, l’obiettivo ultimo, la soluzione finale: saranno sufficienti meri indizi – che in Italia si traducono in semplici sospetti camuffati da indizi – per far scattare sequestri e confische di interi patrimoni. L’intenzione è chiara: liberiamoci del processo. Non serve. Decidiamo noi dell’Amministrazione pubblica, chi deve, chi paga, chi vive e chi muore.

E fino a quando si tratta del borsello degli altri, poco male. Il problema è che spazzando via regole e processo, potrebbe capitare finanche a chi la invoca di ritrovarsi a doversi difendere da ingiusti sospetti mascherati da indizi.

Funzionano così le misure di prevenzione, ampio retaggio dell’ordinamento fascista, recuperate da quello repubblicano mediante cosmesi di spuria legalità. Indizio-sospetto come una scure. Ed il sospetto è peggiore del Verbo: è invincibile. Vedete, la prova, nell’antica teoretica ecclesiastica, era diabolica, riservata al Maligno e per ciò solo non esperibile dall’accusato.

Non mi sembra che saremo poi tanto lontani, oggi, se confische e sequestri verranno effettivamente affidati a misure che prescindono, anzi si guardano bene dal soggiacere alle disposizioni di garanzia del codice del rito penale, e che passeggiano a braccetto con deduzioni e presunzioni.

Ci mancava solo questo!

L'avvocato Gerardo Di Martino
L’avvocato Gerardo Di Martino

Lo Stato batte cassa

D’altronde, cambia il Maestro, non la musica: dove c’è da acchiappare, da battere cassa, da infilare le mani e prendere, lo Stato non ci pensa due volte, non si tira mai indietro.

Liberarsi da regole, regolette e regolucce; da articoli, commi e capoversi. Questo l’imperativo, per tirare dritto verso l’obiettivo: INCASSARE!

E come mai quando a dover incassare sono cittadini, professionisti ed imprese non funziona allo stesso modo? Mi chiedo, e credo vi chiediate tutti, perchè le regole, le regolette e le regolucce valgono solo quando è lo Stato a dover pagare, così da farci impelagare in procedure, iperbole e costi infiniti, il più delle volte addirittura inutilmente?

Avete mai provato a pignorare i conti correnti di una qualsiasi pubblica amministrazione? Impossibile! Impignorabili, per legge! Se non avete un santo amico, a cui fare voti, difficilmente recupererete mai il vostro credito, dopo averci anche rimesso un bel po’ di quattrini, ahimè…ahinoi!

Abbassare la soglia di punibilità

Lunga ed impervia è la strada che conduce in Paradiso, andava predicando Sant’Agostino. Ed il nostro attuale Ministro della Giustizia – che, per idee, non sembra essere tanto fortunato da avere una musa dai capelli rossi – l’avrà letto tante e tante volte da intitolarci un’intera riforma del sistema giustizia.

I processi saranno velocissimi, ha esclamato, stizzito, il Ministro Bonafede. Tanto veloci da non celebrarsi proprio più, aggiungo io. Con imputati eterni e Corti d’Appello soffocate da infiniti fascicoli, giacché, oltre ad eliminare la prescrizione, il Governo, sempre per accelerare, ha pensato bene di abbassare le soglie di punibilità dell’evasione fiscale da € 150mila a 100mila euro.

Oltre il fiume Stige

Cosa significa? Beh, per una volta voglio far riposare la mia risposta sulla parole del dottor Davigo: “In Italia si calcola che ci siano 12 milioni di evasori fiscali, significa fare 12 milioni di processi in più: non è realistico”, ha sbottato uno degli ultimi esponenti di “mani pulite”; non un giudice qualunque; uno che sostiene di non conoscere innocenti, solo colpevoli da scovare. Oibò, ma non si doveva velocizzare? Quindi? Se facciamo 12 milioni di processi in più, altro che accelerare. Altro che mors omnia solvit! Nemmeno la morte potrà niente.

Suvvia, allora: funzionari, forze dell’ordine, militari e pubblici ministeri, alle armi…andiamoli a stanare anche oltre il fiume Stige, perbacco!

E però, di sospetto in sospetto, mi sovviene un sospetto: la Corte costituzionale, in settimana, ha cancellato l’ergastolo ostativo in relazione alle richieste di permessi premio. Non è compatibile con la nostra Costituzione, né con la Convenzione Europea dei diritti fondamentali dell’Uomo (cd. CEDU), il divieto di accedere ai permessi premio per chi, benché rieducato, non collabora con la giustizia; hanno sentenziato i giudici della Consulta. Vuoi vedere che forse hanno letto questo articolo di TheWam.net domenica scorsa? Buon esempio di sospetto….non credete?

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