Primo decreto Meloni: fondi e bonus, a che punto siamo?

In mattinata il giuramento della neo presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tra i primi interventi del nuovo esecutivo un nuovo decreto Meloni. Vediamo di cosa si tratta.

9' di lettura

Primo decreto Meloni. In mattinata la leader di Fratelli d’Italia ha giurato, insieme alla sua squadra di governo, dinanzi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tra i primi interventi si intravede un decreto Meloni. Vediamo di cosa si tratta (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Decreto Meloni: contrasto al caro bollette

Un decreto Meloni contro il caro bollette. E magari un intervento per rinnovare il bonus 150 euro per chi ha un reddito inferiore ai 20mila euro.

Il governo Meloni è atteso da un decreto urgente, da mettere in campo probabilmente già al primo Consiglio dei ministri. Con un impegno gravoso anche per la finanza pubblica.

Intervenire subito contro il caro bollette vuol dire, inevitabilmente, rinunciare ad alcune delle misure di bandiera presentate in campagna elettorale dal centrodestra.

Difficile, se non impossibile, mettere in campo la flat tax. Improbabile una riforma strutturale delle pensioni, mentre sembra più facile un intervento limitato che proroghi in qualche modo l’uscita anticipata.

Sia il primo decreto Meloni che la manovra saranno incentrati sulla lotta all’inflazione e al caro bollette. La buona notizia per la neo presidente del Consiglio è che i prezzi del gas sono scesi sotto i 120 euro al megawattora.

Ma servono comunque, a questi prezzi, almeno 20, se non 30, miliardi di euro per affrontare subito il caro energia. Cosa conterrà il primo decreto Meloni del nuovo esecutivo?

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Decreto Meloni: il nodo risorse

Il nuovo governo può contare su un tesoretto di 10 miliardi lasciato da Mario Draghi per il 2022. Altri 10 miliardi arriveranno per il 2023. Ma intanto il rischio è che sia necessario aumentare il deficit, ricorrendo al tanto temuto scostamento di bilancio, ritenuto anche da Meloni come un’ipotesi estrema.

Quest’anno, giusto per farsi un’idea, il governo Draghi ha speso 20 miliardi di euro a trimestre per il caro energia. Per questo motivo sembra ragionevole pensare che da subito, al nuovo esecutivo, serva almeno la stessa cifra, se non addirittura 30 miliardi. Il problema gira tutto intorno al deficit: se si dovesse aumentare, bisognerebbe evitare di alzare il debito.

Per il 2023 il deficit è stimato al 3,4%, in netta discesa rispetto a quest’anno. Esiste, comunque, la possibilità di mantenerlo più alto, ma evitando di salire sopra il 5%. Anche perché è quasi certo che il Pil arresti la sua crescita.

Il governo, quindi un nuovo decreto Meloni o un emendamento al decreto Aiuti ter (da convertire in Parlamento) da varare già al primo Cdm.

Decreto Meloni: bollette e bonus  

Di certo il governo dovrà subito prorogare i crediti d’imposta in scadenza: è certo che serva un rinnovo almeno per il mese di dicembre, con un costo di poco inferiore ai 5 miliardi. Tra le misure prioritarie c’è poi quella per evitare i distacchi di luce e gas per i morosi che finora erano in regola con i pagamenti delle bollette.

Il centrodestra punta anche a dare un aiuto concreto alle imprese in difficoltà e che rischiano di chiudere per gli alti costi dell’energia. La speranza, poi, è quella di rinnovare il bonus 150 euro: l’idea del governo – con il decreto Meloni – è quella di dare un nuovo aiuto a chi ha redditi inferiori a 20mila euro.

Il primo problema del nuovo esecutivo è invece in parte già stato risolto dal governo Draghi, con la proroga del taglio delle accise sui carburanti: lo sconto di 30,5 centesimi al litro su benzina e diesel è stato prolungato fino al 18 novembre. Ma non basta, perché Meloni dovrà comunque andare oltre questa data, probabilmente già con il primo decreto.

Decreto Meloni: la prima manovra del nuovo governo

La legge di Bilancio del nuovo esecutivo sarà centrata quasi esclusivamente sul tema dell’energia. La maggior parte degli interventi riguarderà il caro bollette, a partire dall’estensione del taglio dell’Iva al 5% per il gas e dall’abbattimento degli oneri di sistema: misure per cui servono almeno 4 miliardi per il primo trimestre del nuovo anno.

Si passa poi alla lotta all’inflazione, con la necessità di rinnovare (o persino ampliare) il taglio del cuneo fiscale: l’obiettivo minimo è quello di confermare lo sgravio contributivo del 2% introdotto da Draghi. Bisogna prevedere, di certo, il rinnovo dei contratti della Pa, così come è necessario conteggiare gli almeno 8 miliardi che serviranno per la rivalutazione delle pensioni con l’adeguamento all’inflazione.

Qualche risorsa aggiuntiva potrebbe invece arrivare da una nuova rottamazione, con uno stralcio per le cartelle fino a mille euro. Stando così le cose, con pochi soldi a disposizione, sembra difficile trovare spazio per la flat tax, che potrebbe quindi essere rinviata.

Anche sul tema delle pensioni la partita è complicata: è probabile che ci sia solamente un piccolo intervento – per esempio una quota 41 soft – ma non una riforma strutturale per superare la legge Fornero.

Infine, c’è un’altra incognita, legata alle tempistiche: considerando le procedure formali fino alla nascita del nuovo governo, per Meloni e i suoi ministri e poi per il Parlamento il tempo stringe e il rischio di non chiudere tutto entro il 31 dicembre, con conseguente esercizio provvisorio, è dietro l’angolo. Quindi, c’è poco tempo per il nuovo decreto Meloni

Decreto Meloni: lo spettro del disavanzo

Entrando un po’ di più nel dettaglio, non sembrano esserci ostacoli all’estensione fino all’ultimo mese dell’anno (compreso) dei crediti d’imposta per le imprese, già contenuti nel decreto Aiuti ter. Lo stesso decreto andrà convertito in legge entro il 23 novembre, sotto le pressioni per la stesura e l’approvazione della prossima legge di Bilancio.

Sarà quindi necessario trovare le risorse per un quarto decreto Aiuti – o per un decreto Meloni – per garantire fino a fine anno i tax credit alle imprese che hanno registrato aumenti almeno del 30% rispetto al 2019 (il bonus è stato innalzato al 30% per le non energivore, 40% per le altre).

Ma quanti miliardi servono? Secondo alcune stime, il rinnovo per tre mesi dei crediti d’imposta ampliati dal decreto Aiuti ter costerebbe, stando alle quotazioni di settembre, 14,1 miliardi. Una proroga altrettanto trimestrale dello sconto da 30,5 centesimi al litro su accise e Iva di benzina e diesel ha bisogno di 3,3 miliardi. C

irca 5 miliardi, sempre per tre mesi, sarebbero necessari a estendere l’Iva al 5% sul gas e l’abbattimento degli oneri di sistema sulle bollette. 4 miliardi servono per confermare nel 2023 il taglio al cuneo fiscale.

La strada è quella di rivedere il percorso del deficit per l’anno prossimo. Detta in sintesi: il nuovo ministro dell’Economia in poche settimane dovrà concordare con l’Ue un nuovo obiettivo di disavanzo.

Decreto Meloni: la moratoria sulle bollette non pagate

Non è tutto. Tra le tante ipotesi allo studio e su cui circolano indiscrezioni , c’è anche una moratoria per le bollette non pagate di almeno sei mesi, per non rischiare in quell’arco temporale (fino a primavera inoltrata) di vedersi staccata la luce o il gas.

Possibile anche un ulteriore aumento della soglia Isee per i bonus gas e luce (che senza un intervento dal 1° gennaio 2023 tornerà a 8mila euro circa rispetto agli attuali 12mila). Per ora, scadono alla fine dell’anno il taglio degli oneri di sistema e il taglio al 5% dell’Iva sul gas, misure che per il momento hanno reso meno pesante l’impatto del caro energia sulle bollette degli italiani.

Decreto Meloni: la composizione del nuovo governo

Ecco la lista dei ministri del suo governo: 9 ministri di Fratelli d’Italia, 5 della Lega, 5 di Forza Italia e 5 tecnici. Le donne, con Meloni, sono 7 in tutto.

Di seguito i nomi:

Giorgia Meloni è la prima donna presidente del Consiglio dei ministri della storia della Repubblica italiana. 

I 9 ministri Fratelli d’Italia sono: Ciriani, Musumeci, Fitto, Roccella, Nordio, Crosetto, Urso, Lollobrigida, Santanchè.

I 5 ministri di Forza Italia sono: Pichetto Fratin, Casellati, Tajani, Zangrillo, Bernini.

I 5 ministri della Lega sono: Calderoli, Locatelli, Giorgetti, Salvini, Valditara.

I 5 ministri tecnici sono: Abodi, Piantedosi, Calderone, Sangiuliano, Schillaci.

Non ci sono ministri di Noi moderati.

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