Decreto Natale e ordinanze: il caos come unico comun governatore

Nuova ordinanza regionale, dopo l'ennesimo Decreto, ancora contrapposizioni. Tanta confusione sui dati. Il caos come unico governatore di quanto sta accadendo.

3' di lettura

Mai solstizio d’inverno è stato più interessante. Nella giornata più corta, quest’anno si è verificata anche la “Grande congiunzione“.

Un fenomeno astrale che, ogni 20 anni, mette vicini i due colossi del nostro sistema solare, Giove e Saturno, ma che, a differenza degli altri appuntamenti, è stato, nel pomeriggio, visibile anche a occhio nudo, per la prima volta dopo 800 anni.

È detta anche “Stella di Natale” perché secondo alcuni astrofisici (in particolare uno scienziato dell’Università di Notre Dame), proprio una “Grande congiunzione”, quella avvenuta nel 6 avanti Cristo, guidò i Magi dell’antica Persia verso Betlemme.

Lo stesso ordine che c’è sopra il cielo, purtroppo, non si rinviene sotto.

A guidare una fase tanto complicata, una rivoluzione, una pagina di storia, è un unico, vero sovrano: il caos.

Chiunque abbia un minimo di potere e qualche prerogativa avverte forte la spinta ad esercitarle. Quasi una missione divina, quella di essere irriducibilmente obbligato a farne uso, sganciandosi dalle regole di contorno e in palese, quanto certa, frizione con la ragionevolezza e il buon senso.

Chi comanda in Italia? Siamo ancora uno Stato unitario o abbiamo cambiato pelle, di fatto, oltre che vestito?

La china questa volta è pericolosa, perché sfornita di contrappesi, incrocia le vite di autonomi, commercianti ed imprenditori già stremati da mesi di chiusure e riaperture solo promesse, sull’orlo di una crisi di nervi. Come se essere lavoratori autonomi sia uno stigma da emendare.

Le valutazioni dei dati trasmessi dalle stesse Regioni da parte degli scienziati e dei professori in cabina di regia, appositamente creata, avevano condotto il Governo ad emettere un provvedimento di classificazione del rischio come “giallo” per le Regioni ancora “arancioni”, tra le quali la Campania.

Avrebbero, così, dovuto riaprire negozi e locali, a pieno regime, fino al 23 dicembre.

In Campania no! Una volta lasciata Roma e giunte a Napoli, le valutazioni del Ministero della Sanità hanno cambiato colore e contenuto, all’evidenza. Ritenute inidonee, si è proceduto a capovolgere il giudizio: da oggi 21 e fino al 23 dicembre, in tutto il territorio campano, dopo le 11:00 (della mattina, sia chiaro), si può somministrare solo acqua, effervescente o naturale. Nemmeno un caffè. Questa la decisione della regione, guidata da Vincenzo De Luca, che ha firmato un’ordinanza ad hoc.

È consentito, invece, la consegna dello spritz a domicilio e l’angelo azzurro domestico.

Follie! Come definirle altrimenti?

Ma su tutto, a cosa o a chi va dato credito?

Alla valutazione del Governo che ritiene, dati scientifici alla mano, non impattante per la salute pubblica aprire locali e negozi fino alla sera del 23 dicembre? Oppure al Presidente della Regione Campania che invece ha deciso di mandare tutto a ramengo?

E chi è legittimato a farla, questa valutazione, in ragione di una crisi nazionale e mondiale?

E quante fonti esistono? E quanti rilevamenti? E quante letture? A Roma si è gialli; mentre a Napoli, con gli stessi dati forniti dalla medesima Regione, si diventa di altro colore. Quale? Beh, non è nemmeno ricompreso tra quelli ufficiali (stabilite voi quale colore, se ci riuscite cari lettori, uno a caso. Tanto l’uno vale l’altro, purtroppo).

È possibile? E le classificazioni del rischio non dovrebbero essere fondate su dati oggettivamente veri? Almeno loro…

Incredibile!

Sfugge ai più la capacità di pregiudicare la salute pubblica della somministrazione, per l’asporto, del caffè alle 11:00 ma non alle 10:00. E la vendita dell’acqua minerale alle 12:00 anziché del caffè.

Irragionevole!

Bertold Brecht, ironizzando sulle parole del segretario generale dell’Unione degli scrittori della Ddr (la parte sovietica della Germania) – il quale, di fronte alle rivolte degli operai di Berlino Est nel ’53, aveva dichiarato: “La classe operaia di Berlino ha tradito la fiducia del Partito” – ebbe a dire: «Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo».

La troppa indulgenza, con punte di mal celata ignavia, del Governo nei confronti delle Regioni (come fossimo uno Stato federale composto da più Stati federati; e senza contrappesi), unita ad interpretazioni giurisprudenziali troppo ortodosse e allineate alla baldanza incontrollata dei Presidenti di Regione, i quali ultimi, non a caso, amano definirsi Governatori, ci hanno condotto dritto in un “cul de sac” chiamato CAOS.

L’ultima cosa di cui avremmo avuto bisogno, dal quale sarà veramente difficile uscire. Almeno tutti interi.

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