Avellino, denuncia choc: crisantemi sull’auto, torturato davanti a mia figlia

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Avellino, denuncia choc.

“Sabato ho trovato dei fiori sulla mia macchina. Erano dei crisantemi. Non conosco le vostre tradizioni. Mi hanno detto che è una minaccia. Una minaccia di morte”.

Così Mohammad Waqas, rappresentante della comunità pakistana in Irpinia, e vittima di un violento tentativo di estorsione a Monteforte Irpino. Per quella vicenda, per quella richiesta di pizzo, sono finiti agli arresti sette giovani.

Waqas ha convocato questa mattina una conferenza stampa. Iniziata in ritardo perché – come ha dichiarato lo stesso Waqas – “sono stato sentito di nuovo dal piemme nella caserma di Baiano”.

Avellino, denuncia choc: crisantemi sull'auto, torturato davanti a mia figlia
Un momento della conferenza stampa

“Al locale si sono presentati armati”

“Lo so, gli indagati hanno fornito versioni diverse. Dicono che siamo stati noi ad aggredirli. Ma mi chiedo, e lo chiedo anche a voi: se erano venuti nel mio locale solo per parlare, com’è che si sono presentati armati. Tra quello che dicono e le mie affermazioni c’è una differenza sostanziale: ho le prove. Sia della prima sia della seconda aggressione. Quando poi affermano che il circolo che abbiamo aperto a Monteforte incassava talmente poco che sarebbe stato assurdo chiedere un pizzo del 20 per cento, ebbene, chiariamo anche questo punto: quei signori immaginavano che la mia attività per i migranti e il mio ruolo di mediatore culturale fosse una importante fonte di guadagno. Pretendevano il 20 per cento da tutte le mie attività”.

“Ho trovato dei Crisantemi sull’Auto”

La conferenza stampa si è svolta all’interno del Circolo della Stampa, a corso Vittorio Emanuele, ad Avellino. Su una scrivania una serie di atti processuali o d’inchiesta che, ha dichiarato Waqas, “dimostrano la mia continua partecipazione e collaborazione con inquirenti e forze dell’ordine. Parlo diverse lingue e sono un mediatore culturale”.

Quel circolo a Monteforte lo chiuderemo

“Ma ci tengo a precisare – continua -: noi viviamo rispettando le regole. Non siamo dei richiedenti asilo. Viviamo qui da anni e paghiamo le tasse. Mi fa male pensare che gente del posto, quelle stesse regole non le rispetti. Anzi pretende da noi il pizzo. Non è neppure il primo caso. Un altro mio connazionale è stato costretto a chiudere, e c’è una indagine in corso. Per quanto mi riguarda, stiamo valutando l’opportunità di non aprire mai più quel circolo. Ho anche altre piccole attività commerciali. Forse chiuderemo anche quelle. Ma una cosa la chiarisco: non ho paura”.

“Ci tengo a ringraziare i carabinieri e gli inquirenti. Credo nella giustizia. E sono certo che giustizia sarà fatta. Voglio aggiungere una cosa: forse non tutte le sette persone arrestate hanno avuto un ruolo in questa vicenda. Di più non posso aggiungere, ci sono le indagini in corso”.

Torturato davanti alla mia bambina

“Il momento più brutto l’ho vissuto nella macchina con gli indagati, quando mi hanno torturato con il teaser. Vedete qui, sul lato della mia fronte ci sono ancora i segni evidenti. Lo hanno fatto davanti alla mia bambina, cercavo di coprirle gli occhi con la mano per non farle vedere”.

Avellino, denuncia choc: crisantemi sull'auto, torturato davanti a mia figlia

“Noi abbiamo subito minacce e raid armati. Ci siamo limitati a difenderci e denunciare. Eppure, posso muovere se voglio 200, 300 persone. Non l’ho fatto e non lo farò mai. Noi rispettiamo le regole. E pretendiamo che gli altri le rispettino nei nostri confronti. Ma sempre restando all’interno della legge. Proprio come è accaduto in questa storia. Questa mattina ai carabinieri ho fornito altri elementi utili alle indagini. Come vedete non ho un avvocato. Non ne ho bisogno. Ci sono delle prove, bastano quelle”.

“Non so dire – ha continuato Waqas – se gli indagati hanno agito spinti anche da motivi razziali. Può essere, ma saranno le indagini, eventualmente, a confermarlo”.

I difensori: violato il segreto istruttorio

La conferenza stampa ha suscitato la reazione dei penalisti che difendono gli indagati. Per l’avvocato Gaetano Aufiero “è assurdo convocare una conferenza stampa con le indagini ancora in corso, con aspetti e coinvolgimenti tutti da chiarire. Si rischia di commettere una palese violazione del segreto istruttorio”. (Leggi le dichiarazioni degli indagati davanti al gip: “Io pestato dai pakistani”)

L’avvocato, Michele Scibelli, si dice: “fiducioso nella giustizia. E nel fatto che le indagini chiariranno la posizione di tutte le persone coinvolte nella vicenda”.

I fatti – lo ricordiamo – si sono verificati a settembre, quando uno degli indagati si sarebbe presentato nel locale, gestito dalla fidanzata di Waqas, chiedendo il pizzo in cambio di protezione. Ci sono stati poi richieste di chiarimento. Una furibonda lite tra un pakistano e uno degli indagati. E infine, il raid punitivo con spranghe, bastoni e un teaser.

Sotto inchiesta sono finiti: G.A., 26 Anni, il cognato P.B., 44 anni, due gemelli (A.D.S. E I.D.S. Di 34 anni) F.B., 43 anni,F.C., 25 anni ed S.V., 35 anni. Devono rispondere a vario titolo di di “tentata estorsione”, “porto e detenzione illegale di armi”, “lesioni personali aggravate”. L’indagine è condotta dal procuratore aggiunto di Avellino, Vincenzo D’Onofrio.

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