Difendersi dalle cartelle esattoriali che stanno arrivando

Difendersi dalle cartelle esattoriali che stanno arrivando: a partire da agosto ne arriveranno a milioni, qualche spunto utile per affrontarle. I tempi di prescrizione, come e quando contestarle, i giudici competenti, e quando il debito viene estinto.

5' di lettura

Sarà il tema dei prossimi mesi: come difendersi dalle cartelle esattoriali che arriveranno a pioggia nei prossimi mesi? Eh sì, il problema è serio, per milioni di contribuenti: il carico di arretrati rimasto in sospeso negli uffici dell’Agenzia delle Entrate si appresta, da agosto in poi, a inondare il Paese.

Non sarà semplice. Il governo sta cercando di metterci una pezza, con un provvedimento si cerca di rateizzare il più possibile i debiti che gli italiani hanno con l’ente riscossore. I tempi sono stretti. Ed è tutta da verificare l’efficacia del provvedimento.

Anche per questo è utile sapere ora, con un po’ di anticipo, come sarà possibile difendersi dalle cartelle esattoriali.

Prima della cartella esattoriale

Le cartelle esattoriali non arrivano mai da sole. Sono sempre precedute da un avviso bonario di pagamento. Viene inviato dall’ente che è titolare del credito. Può essere la Regione, il Comune, la Provincia, la stessa Agenzia delle Entrate.

Se alla richiesta bonaria non fa seguito il pagamento del debito, la questione si complica.

L’ente creditore passa la documentazione all’Agenzia delle Entrate, e da lì in poi inizia un’altra storia.

È l’ente riscossore, infatti, che attiva tutta quella serie di procedure che spaventano i cittadini:

  • cartella esattoriale di pagamento
  • pignoramenti
  • ipoteche
  • fermi auto sui beni del debitore

Non sempre si ricorre alla cartella esattoriale. L’Agenzia delle Entrate (così come l’Inps), ha la facoltà di emettere subito accertamenti esecutivi.

Difendersi dalle cartelle esattoriali: come e quando impugnarle

Ma torniamo al dunque: come difendersi dalle cartelle esattoriali?

La prima è più logica azione di difesa è quella di impugnare la cartella esattoriale e fare ricorso davanti a un giudice. Ci sono 60 giorni di tempo dalla notifica. Oltre quel termine non sarà più possibile contestare la cartella esattoriale, anche se è palesemente illegittima.

Se la contestazione riguarda gli importi calcolati dalla Pubblica amministrazione, bisogna farla dopo aver avuto il primo avviso di pagamento. Le stesse contestazioni, scaduti i termini, non possono essere mosse dopo l’arrivo della cartella.

Una cartella può essere contestata se si ravvisa qualche errore nella cartella stessa. L’azione può quindi essere avviata in questi casi:

  • non è stato indicato il responsabile del procedimento
  • il sistema di calcolo è stato sbagliato (o non è stato definito con chiarezza)
  • il debito era stato prescritto prima della notifica della cartella
  • l’Agenzia delle Entrate ha omesso di indicare la natura del debito

Difendersi dalle cartelle esattoriali: il difetto di notifica

Il difetto di notifica è una delle armi più usate per contestare una cartella esattoriali. Ma è un’arma spuntata. La Cassazione ha sancito che, difetto o non difetto, se della cartella esattoriale il debitore è venuto comunque a conoscenza, ha tutte le armi a disposizione per difendersi.

Cosa diversa se la cartella esattoriale non è mai stata ricevuta, sarebbe saggio attendere gli altri atti dell’Agenzia delle Entrate, come solleciti, preavvisi di fermo o ipoteca. Si possono impugnare con successo, perché l’omessa notifica della cartella rende non valido l’intero procedimento.

Difendersi dalle cartelle esattoriali: il giudice competente

Non c’è un solo giudice competente sui procedimenti per contestazioni alle cartelle esattoriali. Dipende infatti dall’ente creditore.

  • Tasse: la cartella esattoriale inviata per il mancato pagamento delle tasse va discussa davanti alla Commissione Tributaria Provinciale.
  • Multe stradali: in questo caso la contestazione va affrontata davanti al giudice di pace.
  • Contributi Inps o Inail: per i debiti contributivi sarà necessario affrontare la questione di fronte ai giudici del tribunale ordinario, sezione lavoro e previdenza.

Difendersi dalle cartelle esattoriali: pignoramento

Difendersi dalle cartelle esattoriali, dunque, anche perché se non si salda il debito la questione diventa complessa e le conseguenze facilmente prevedibili.

Partiamo dai pignoramenti.

Tra la notifica di una cartella esattoriale e il pignoramento non passa più di un anno (quello è il limite).

Superati i dodici mesi – se non c’è ancora un atto di pignoramento – scatta l’intimazione di pagamento.

I termini di prescrizioni scattano dopo l’arrivo della cartella esattoriale. Se entro quei limiti – e quindi siete fortunati – l’Agenzia delle Entrate non procede con il pignoramento, “dimentica” di inviare altri solleciti, il credito si estingue.

Difendersi dalle cartelle esattoriali: la prescrizione

Ma vediamo i tempi di prescrizione, conoscerli può essere utile per difendersi dalle cartelle esattoriali. Variano a seconda del tipo di imposta (vi proponiamo lo schema elaborato da laleggepertutti):

  • Irpef: 10 anni (secondo qualche giudice: 5 anni);
  • Iva: 10 anni (secondo qualche giudice: 5 anni);
  • Ires: 10 anni (secondo qualche giudice: 5 anni);
  • Irap: 10 anni (secondo qualche giudice: 5 anni);
  • imposta di bollo: 10 anni;
  • imposta di registro: 10 anni;
  • imposta catastale: 10 anni;
  • imposta sugli apparecchi audiovisivi (cosiddetto Canone Rai): 10 anni;
  • contributi Camere di Commercio: 10 anni;
  • Tosap: 10 anni;
  • Imu: 5 anni;
  • Tari (spazzatura): 5 anni;
  • contributi Inps: 5 anni;
  • contributi Inail: 5 anni;
  • contravvenzioni stradali (cosiddette multe stradali): 5 anni;
  • sanzioni amministrative: 5 anni;
  • bollo auto: 3 anni;
  • sentenze di condanna del giudice per impugnazioni (rigettate) contro cartelle di pagamento: 10 anni.

Il pignoramento della prima casa

L’Agenzia delle Entrate non può pignorare la prima casa del debitore.

Ma solo a queste condizioni:

  • il debitore non deve essere proprietario di altri immobili
  • la casa sia a uso abitazione
  • la casa non sia di lusso

L’agenzia di riscossione può comunque ipotecare l’appartamento.

Ma solo se:

  • il debito è superiore a 20.000 euro
  • il debitore ha ricevuto sei mesi prima un preavviso di ipoteca.

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