Diplomi falsi Avellino, nuovi acquirenti ascoltati in Procura
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Diplomi falsi Avellino, nuovi acquirenti ascoltati in Procura

Inchiesta sui diplomi falsi ad Avellino e provincia, dopo le dichiarazioni di un dirigente scolastico ascoltati i presunti acquirenti dei titoli fasulli.

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Diplomi falsi ad Avellino, continuano gli interrogatori ai presunti acquirenti. Dopo la proroga delle indagini disposta dalla Procura avellinese. Al momento sono 43 gli indagati per concorso in corruzione.

Il procuratore capo presso il tribunale di Avellino, Rosario Cantelmo, e il sostituto, Antonella Salvatore, stanno cercando di ricostruire la compravendita dei titoli. Capire come gli acquirenti si accordavano sul prezzo e il luogo dell’incontro. E se il mercato dei diplomi ruotava intorno alle stesse persone. Non solo l’ex collaboratore della Cisl di Avellino, Antonio Perillo, condannato in primo grado a oltre quattro anni di reclusione.

L’indagine ha acquisito nuova linfa dopo le dichiarazioni del gestore di un centro studi campano riascoltato il Procura. L’indagato ha infatti respinto tutte le accuse relative alla compravendita dei diplomi. E innescato una serie di accertamenti a catena che potrebbero permettersi al cerchio di stringersi intorno a chi avrebbe beneficiato dei titoli falsi.

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Diplomi falsi Avellino: intercettazioni e appunti nel mirino

L’individuazione dei presunti acquirenti è nata, incrociando i nomi raccolti nella scuola di Aversa e in un istituto di Avellino, con alcuni appunti scritti a penna requisiti dal nucleo investigativo dei carabinieri del capoluogo irpino, guidati dal capitano Quintino Russo, oltre che da una vasta mole di intercettazioni.

I militari da tempo “ascoltavano” le discussioni degli indagati. E hanno ricostruito parte del giro di false attestazioni di frequenza per corsi Eipass o equiparati, patenti europee di informatica, titoli di qualifica in strutture private paritarie campane.

Arresti per sei persone ritenute coinvolte nel mercato di diplomi falsi

A fine gennaio la Procura di Avellino aveva chiesto e ottenuto sei arresti tra l’Irpinia, il casertano e il napoletano nei comuni di Avellino, Montefalcione, Ottaviano, San Prisco e Palma Campania. Gli indagati sono accusati di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale.

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Oltre cinquanta i casi di compravendita dei diplomi finiti nel mirino degli investigatori. Dopo il primo arresto dell’ex sindacalista avellinese, nel 2018, gli accertamenti dei carabinieri erano continuati. Ed è proprio a telefono che gli indagati si sarebbero traditi, per altro confermando come l’inchiesta avrebbe danneggiato alcune loro entrate.

Dei prezzi dei diplomi si è ampiamente parlato: variavano dai mille ai duemila euro a seconda della “complessità” dei titoli offerti. Utili a incrementare il punteggio per la partecipazione a concorsi pubblici, nello specifico il bando per il personale Ata-scuola.

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