Diritto alla disconnessione: cos’è e come sfruttarlo

Diritto alla disconnessione: vediamo insieme cos’è e come puoi metterlo in atto per tutelare i tuoi orari di lavoro.

4' di lettura

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Sapevi che i lavoratori hanno diritto a non ricevere o visualizzare telefonate, messaggi ed e-mail al di fuori degli orari lavorativi?

Ecco una panoramica per scoprire cos’è e come si esercita il “diritto alla disconnessione” e come puoi esercitarlo nel dettaglio.

Diritto alla disconnessione: cos’è?

Molto spesso l’impegno lavorativo si protrae oltre l’orario stabilito a causa di telefonate, e-mail, chat e messaggi che possono arrivare durante il tempo libero.

Anche l’utilizzo di smartphone e pc aziendali contribuisce alla sensazione di continua reperibilità lavorativa. Per questo, sempre più spesso, si fa riferimento al diritto alla disconnessione, ossia la necessità di chiudere le comunicazioni lavorative entro un certo orario.

La tematica è diventata di fondamentale importanza specialmente con l’introduzione massiva del regime di smart working.

Infatti, l’idea di connettersi dalla propria abitazione per accedere a un luogo di lavoro virtuale in molti casi ha allentato i limiti riguardanti l’inizio e la conclusione della giornata lavorativa.

In questo modo, tempi e luoghi dedicati all’attività lavorativa e alla vita privata rischiano di confondersi causando rischi per il benessere psicofisico del lavoratore.

Lo stress derivante dall’attività unito all’aspettativa che i lavoratori siano costantemente raggiungibili rende impossibile l’equilibrio tra impegno e vita privata.

Nonostante la legge 81 del 2017 fosse ben chiara nella spiegazione della tutela dei lavoratori in smart working, la pratica è rimasta distante dalla teoria.

I tempi di riposo, specialmente nei periodi di lockdown, spesso non sono stati presi in considerazione e l’argomento rimane un tema caldo di dibattito.

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Come funziona in Italia

Il Parlamento Europeo si è espresso in modo molto diretto riguardo al diritto alla disconnssione con la Risoluzione del 21 gennaio.

Gli Stati Membri sono stati invitati a prendere visione di tutti gli effetti negativi di una reperibilità troppo accntuata e sono stati chiamati a riconoscere il diritto come fondamentale.

Di conseguenza, imprese e gruppi aziendali italiani hanno inserito nei contratti di lavoro la policy riguardo al diritto alla disconnessione.

In alcuni casi viene esplicitato quali siano i momenti di stop lavorativo per non lasciare spazio ad alcuna “zona grigia” che vada a influire negativamente sulla vita privata del lavoratore.

Ma, come abbiamo visto, spesso il diritto alla disconnessione resta una regola vigente solo sulla carta. Che fare quindi?

Esercitare il diritto alla disconnessione sul lavoro

Far valere il proprio diritto alla disconnessione sul luogo di lavoro non è immediato come sembra. Subentrano infatti le pressioni e le aspettative che ricadono costantemente sul singolo lavoratore.

Tuttavia, dopo aver collocato la disconnessione digitale nel campo dei diritti della persona, la Commissione europea ha emanato una direttiva che non lascia spazio al dubbio.

Secondo il provvedimento sul diritto alla disconnessione, i lavoratori devono potersi “astenersi dallo svolgere mansioni, attività e comunicazioni elettroniche lavorative, come telefonate, email e altri messaggi, al di fuori dell’orario di lavoro, compresi i periodi di riposo, i giorni festivi ufficiali, i congedi di maternità, paternità e parentali nonché altri tipi di congedo, senza conseguenze negative”.

Non solo, secondo l’accordo interconfederale per la regolamentazione del lavoro agile, per far sì che l’azienda possa dirsi davvero in linea con la norma sulla disconnessione lavorativa, tutti devono rispettare il diritto alla disconnessione altrui (non telefonando o scrivendo ad altri lavoratori fuori orario).

Insomma, nonostante i rallentamenti e le difficoltà di sensibilizzazione sulla tematica, le realtà lavorative sono fortemente indirizzate a rispettare la normativa sul tema.

Specialmente dal momento che è ormai chiaro che la sfera digitale e il regime di smart working non sono semplici fenomeni transitori.

Al contrario si tratta di modalità lavorative largamente impiegate che necessitano di essere però supervisionate per garantire i nuovi diritti “digitali” a tutti i lavoratori.

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