Domenico Pagnozzi, il romanzo criminale di Occhi di Ghiaccio



6' di lettura

Definire un killer Occhi di ghiaccio è quasi banale nelle fiction. Un po’ meno nella realtà. Quella fatta di morti vere, odore di cordite e sangue. E Occhi di ghiaccio è l’appellativo con il quale veniva chiamato a Roma, ma non solo, uno dei criminali irpini più pericolosi di sempre: Domenico Pagnozzi, detto anche ‘o professore, per quella sua aria da intellettuale, con tanto di occhialini, e gli studi quasi completati in medicina. Oltre alla esclusiva passione per l’alta orologeria, passione che gli costerà – come vedremo – un’accusa di omicidio e la condanna all’ergastolo.

Se Raffaele Graziano è stato il primo vero boss della camorra in provincia di Avellino, Domenico Mimì Pagnozzi è stato il criminale che è riuscito a scalare i vertici della malavita nazionale. Per la freddezza, il carisma e l’ambizione. Dalla Valle Caudina a re di Roma. Il passo non è stato breve. E costellato da una serie di omicidi.

Oggi ha 58 anni, è in cella. Gravato di condanne. Il suo curriculum fa impressione. Così come il potere malavitoso che negli anni è riuscito a costruirsi. Abile nello scegliersi alleanze, abile nel mimetizzarsi nel caos della capitale, abile nell’imporsi anche senza violenza, lasciando parlare solo il suo temibile passato. E quegli “occhi di ghiaccio”. Distanti, impenetrabili. Da killer senza scrupoli, appunto.

Domenico Pagnozzi, il romanzo criminale di Occhi di Ghiaccio
L’arresto di Domenico Pagnozzi

Il figlio del “Giaguaro”

Domenico Pagnozzi è figlio di Gennaro, conosciuto negli ambienti come ‘O giaguaro. Un boss vecchio stile, morto d’infarto nel 2016, dopo una vita vissuta da padrone incontrastato della malavita caudina. Nato nel napoletano, a San Giovanni a Teduccio, si è sempre difeso dicendo: ma quale camorra, sono solo un contrabbandiere. All’origine era anche vero: ebbe pure il coraggio di sfidare l’allora potentissimo Raffaele Cutolo che pretendeva un “ristoro” più alto per la vendita di bionde. Gli inquirenti per decenni l’hanno comunque pensata diversamente. Soprattutto i magistrati che hanno portato a termine le varie inchieste Spartacus, dove era evidente il rapporto tra la famiglia di San Martino Valle Caudina e il più potente clan della camorra campana, quello dei Casalesi (forse dopo la fine della Nuova famiglia, l’unico cartello campano in grado di dialogare con mafia e ‘ndrangheta alla pari, o quasi).

Domenico Pagnozzi a scuola dai Casalesi

Domenico Pagnozzi cresce nell’ambiente di San Martino. Lì il clan di casa è strutturato, potente e senza rivali (i pochi che si oppongono spariscono), con personaggi di spessore, come Orazio De Paola. Ma presto tutti si accorgono come la Valle Caudina stia davvero stretta al delfino di don Gennaro. E’ una zona strategicamente preziosa, al confine tra le province di Avellino, Benevento e Caserta. Ma non ricca. Lontana dagli affari veri. Distante da traffici e personaggi che contano. Dopo un lungo rapporto con i Casalesi, che ne aumenta il prestigio criminale, la sfida è Roma. Una Roma diversa da quella di Romanzo Criminale. E’ la Roma di Carminati e dei Casamonica (più simile a quella descritta in Suburra), dei traffici occulti della mafia. Una Roma che si può conquistare, soprattutto se sai scegliere l’alleato giusto. E l’alleato giusto c’era, il potente clan Senese. L’intreccio si salda indissolubilmente il 10 settembre del 2001, quando a Torvaianica Domenico Pagnozzi fredda Giuseppe Carlino – boss siciliano da anni trasferito a Roma – per fare un piacere a Gennaro Senese. Che glielo chiede così: un omicidio di camorra è difficile che un romano lo fa, lo può commettere solo un camorrista affermato. L’identikit di Occhi di ghiaccio.

Domenico Pagnozzi, il romanzo criminale di Occhi di Ghiaccio
L’omicidio di Giuseppe Carlino a Torvaianica. Era il 2001

L’omicidio Carlino e l’orologio d’oro

Giuseppe Carlino era nel mirino da quattro anni. Da quando fece uccidere Francesco, il fratello di Gennaro Senese, all’epoca in buoni rapporti con i siciliani. Motivo: la vittima era l’amante della moglie del capoclan. Senese si incazza perché se i Carlino volevano lavare quel “torto” avrebbero dovuto ammazzare anche la moglie infedele. Una vecchia legge criminale. Cosa che Carlino non fece. Inevitabile la conclusione del potente camorrista: non è un uomo d’onore. E quindi: deve morire. Per mano di Domenico Pagnozzi. L’agguato sotto casa della vittima. Davanti agli occhi della madre.

L’operazione Camorra capitale a Roma

Solo nel 2014 la magistratura riesce a incastrare mandante ed esecutore. Parla un pentito. E parla soprattutto di un orologio d’oro. Regalato da Senese a Mimì Pagnozzi, come ringraziamento per quel “servizio”. Quel delitto salda l’alleanza e sarà decisiva per l’ascesa romana. Ma la passione per gli orologi costerà cara al criminale caudino. Una condanna all’ergastolo.

La resa dei Casamonica

Da quell’omicidio, e fino all’arresto, più di dieci anni dopo, l’ascesa nella capitale del boss irpino è senza freni. Comanda lui, soprattutto sulla Tuscolana, sottratta ai Casamonica senza sparare un colpo. Ma il potere si estende ovunque. Nelle centomila pagine dell’inchiesta Camorra Capitale, il nome di Domenico Pagnozzi ricorre sempre. Ha soggiogato i potenti clan nomadi. Ha stretto alleanze con la ‘ndrangheta. Ha buoni rapporti con la mafia. Ed è lui l’esponente di primo piano proveniente dalla camorra campana. Pensa anche di eliminare Giuseppe Casamonica, il capo degli zingari. Ma non ce n’è bisogno. Diventa presto succube del boss venuto da San Martino Valle Caudina.

Un quadro sulla forza e il carisma di Domenico Pagnozzi lo certifica nell’ordinanza il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma, Tiziana Coccoluto: «Le risultanze investigative acquisite offrono inconfutabili elementi utili a valutare l’eccezionale capacità intimidatoria del clan Pagnozzi, che si è dimostrato in grado di imporsi nei confronti di un altro sodalizio criminale come quello dei Casamonica che, oltre a essere notoriamente radicato sul territorio (zona sud-est di Roma), è considerato tra i più temibili del panorama criminale del centro Italia. Di particolare importanza è l’episodio riguardante il recupero di una considerevole somma di denaro effettuato dagli appartenenti al clan Pagnozzi nei confronti dei Casamonica a seguito di una vicenda verosimilmente connessa alla comune operatività dei due sodalizi criminali nell’ambito del narcotraffico».

Occhi di ghiaccio è ora in carcere. E la sua storia criminale sembra arrivata all’epilogo. Quel sembra, per personaggi di un certo calibro, è sempre necessario.

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