Dpcm Natale, Italia tutta arancione: cosa cambia?

Dpcm Natale. Ieri lunga riunione del Cts, che ha solo suggerito l'aumento delle restrizioni, senza altre indicazioni ma aumenteranno i controlli anti assembramento. L'ala rigorista del Governo preme ancora per un'Italia in zona rossa per le feste di Natale. Oggi riunione con i governatori di Regione. Nel prossimo fine settimana ancora shopping libero (o quasi).

Dpcm Natale, Italia tutta arancione: cosa cambia?
Dpcm Natale. Ieri lunga riunione del Cts, che ha solo suggerito l'aumento delle restrizioni, senza altre indicazioni ma aumenteranno i controlli anti assembramento.
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Restrizioni per le feste di Natale. Ieri riunione fiume del Comitato tecnico scientifico, una discussione accesa, che si è conclusa con la generica richiesta di maggiori controlli per evitare gli assembramenti, ma senza indicare misure specifiche per un dpcm. Quelle, se vuole, le deve decidere e adottare il governo. Nessuna sponda come in passato, ovvero nessuna chance per il premier Conte di dire «lo hanno detto gli esperti».

Sì alla linea del rigore, ma le scelte spettano al governo

Gli scienziati hanno tutti sostanzialmente appoggiato la linea del rigore. Le scene dell’ultimo fine settimana hanno creato apprensione: potrebbero far ripartire la curva del contagio da coronavirus in tutto il Paese. Scene che comunque potrebbero ripetersi nel prossimo week end, i tempi sono troppe stretti per imporre uno stop. Tempi stretti e decisione impopolare. Saranno invece aumentati i controlli delle forze dell’ordine. In particolare nei centri storici e nelle strade dello shopping delle città. Per imporre quindi le restrizioni già previste nell’ultimo dpcm. Niente di più.

Bar e ristoranti chiusi, stop spostamenti tra comuni

Il Comitato Tecnico Scientifico non ha fornito al Governo un documento con la lista dei modi e dei luoghi dove adottare le restrizioni. Anche se il presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, Silvio Brusaferro, ha espressamente evidenziato le possibilità e i rischi di assembramenti «nei posti dove si abbassa la mascherina». Il riferimento è chiaro a bar, ristoranti e negozi.

Oggi incontro tra Boccia e i governatori

Questa mattina ci sarà un incontro tra il Governo e le Regioni per un confronto sulle nuove restrizioni contro la diffusione del coronavirus durante le feste. Il ministro Francesco Boccia, uno dei rigoristi al governo, spera di avere l’appoggio dei Governatori per sostenere la linea dura. Anche perché subito dopo è prevista una riunione tra i capidelegazione che non dovrebbe essere proprio serena. Il contrasto è evidente.

Timori per la tenuta psicologia e sociale del Paese

Sono due le linee che si scontrano. Quella del premier e della renziana Teresa Bellanova, che sostiene sì le restrizioni per evitare una nuova ondata di contagi da coronavirus, ma evidenzia le preoccupazione per «la tenuta psicologica e sociale di un Paese che non reggerebbe un nuovo lockdown generalizzato».

Siamo dalle parti della fascia arancione prevista dal dpcm del 4 dicembre per tutti: bar, ristoranti e confini comunali chiusi e negozi aperti (anche per non tradire la scelta del cashback), con la consueta «forte raccomandazione» a evitare riunioni tra gruppi familiari non conviventi. Per farla breve, come sostiene lo stesso premier, basterebbe per le feste «un ritocchino» al dpcm già in vigore.

I sostenitori della zona rossa

Una linea cauta che non piace ai rigoristi, che invocano maggiori restrizioni. La scelta del premier viene tacciata di «populismo». Per Speranza, Boccia e Franceschini la scelta migliore è la zona rossa. Ovvero: si potrà uscire di casa solo per comprovate necessità. E proprio per impedire pranzi, cene e tombolate pomeridiane. Anche perché – e queste sono le ragioni dell’ala dura delle restrizioni – si vogliono evitare i contagi in famiglia (che sono l’80%) e «preservare le persone anziane».

I cenoni? L’anno prossimo

Il ministro Boccia è stato chiaro: «È utile e necessario aumentare il livello di restrizioni durante le festività. Ipotizzare assembramenti è folle. Ipotizzare cenoni oltre i conviventi è sbagliato. Abbiamo il dovere di salvare vite. I cenoni li faremo l’anno prossimo».

Per poi aggiungere: «A maggio eravamo arrivati allo 0,5 di indice contagio Rt, ma avevamo davanti giugno, luglio e agosto. Ora grazie alla misure già prese siamo su quella strada, ma abbiamo di fronte gennaio, febbraio e marzo e dobbiamo essere responsabili per mettere in sicurezza le reti sanitarie».

Dal Cts solo valutazioni generali

I rigoristi hanno atteso le decisioni del Cts, convinti che avrebbero di fatto appoggiato in pieno la necessità di forti restrizioni nei giorni caldi delle feste di Natale. E invece anche il Comitato tecnico scientifico si è diviso. Non sulla visione complessiva dell’emergenza, ma sull’opportunità di indicare al governo anche le decisioni da prendere. Dopo ore di riunione il Cts ha solo dato delle valutazioni generali.

Evitare assembramenti anche con le forze dell’ordine

Sono tre i punti messi a fuoco dal Comitato Tecnico Scientifico.

L’aumento dei controlli per garantire il rispetto delle norme inserite nel dpcm del 4 dicembre. Il Cts si augura l’utilizzo massiccio delle forze dell’ordine.

Per gli esperti le misure devono evitare in modo categorico gli assembramenti negli spazi pubblici e anche in quelli privati.

La zona gialla, che dovrebbe essere estesa da sabato prossimo a tutte le Regioni non prevede – come da dpcm – le restrizioni necessarie per arginare la diffusione del coronavirus, è quindi indispensabile adottare in questo periodo per l’intera Penisola, e in modo omogeneo, le misure che sono state previste per le zone rosse o arancioni. O, come ha dichiarato ieri l’ala morbida del governo, un arancione rinforzato.

A dire il vero però, il Cts, prevede per il periodo delle feste di Natale, la chiusura di bar e ristoranti, oltre al divieto di spostamento tra i comuni. Tutte restrizioni che sono imposte, in questo momento, solo nelle zone rosse.

Ma i modi e i tempi, è la sostanza del documento del Cts, li dovrà decidere il governo. Su un punto c’è stata sintonia completa nella riunione: il coronavirus sta lentamente arretrando, ma in molte regioni ci sono troppi posti letto ancora occupati. Senza dimenticare il numero dei morti, che non scende.

Sarà zona arancione (o forse rossa)

Ma perché il Cts si è spaccato? Si sono confrontate due anime all’interno del Comitato. Proprio come nel governo. Da una parte c’erano i sostenitori delle zone rosse, come il commissario straordinario dell’emergenza, Domenico Arcuri, che chiedevano di inserire un chiaro suggerimento al governo all’interno del documento. E quelli che invece, volevano fornire all’esecutivo solo delle indicazioni di massima, senza riferimenti precisi.

Alla fine s’è scelto un compromesso: la richiesta di inasprire le restrizioni previste per le zone gialle non è altro che l’invito implicito a trasformare l’intero Paese in zona rossa o arancione.

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