Draghi: il Covid rischia di stroncare generazioni di giovani

Il discorso dell'ex presidente della Bce al Meeting di Rimini. Un'analisi lucida anche spietata dei disastri di questa pandemia, sui rischi, le opportunità e sulla strada maestra che dovrà percorrere l'Europa. In gioco c'è tanto, a partire dal futuro delle giovani generazioni.

Draghi: il Covid rischia di stroncare generazioni di giovani
Il discorso dell'ex presidente della Bce Mario Draghi al Meeting di Rimini: un'analisi lucida sulle conseguenze della pandemia e la possibili vie d'uscita.


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Beh, qualcuno doveva farlo, ricordarsi del futuro dei giovani minato da questa pandemia. Ci ha pensato Mario Draghi, ex presidente della Bce. «Ai giovani bisogna dare di più», la sintesi di un discorso, che ha messo al centro le nuove generazioni, quelle, per intenderci, che dovranno affrontare tutte le insidie e le difficoltà di un post covid ancora “lungo da venire”, per citare Venditti.

In gioco c’è il futuro e quindi i giovani

L’appello di Draghi è stato lanciato nel discorso di apertura del Meeting di Rimini. Ed è un messaggio forte, che supera a piè pari le risibili polemiche parlamentari su discoteche, movida e mascherine. In gioco c’è qualcosa di più importante, il futuro. E il futuro, è evidente, appartiene ai giovani.

A rischio le nuove generazioni: possono perdersi

L’ex presidente della Bce ha dato anche una linea, una sorta di road map per uscire da una crisi economica devastante, la peggiore dal 1929, quella della grande depressione.

Draghi non si fida dei sussidi a pioggia, servono nell’immediato, «a sopravvivere e ripartire», ma finiranno e si corre il rischio di lasciare i giovani «senza una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e i loro redditi futuri».

Il rischio vero, concreto è «la distruzione di un capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale». Una o più generazioni “perse”, chiamate a confrontarsi con un mondo più complesso, difficile. Forse anche più chiuso.

L’Europa deve essere responsabile e solidale

Per Draghi il futuro è in un’Europa davvero unita, salda, consapevole delle proprie capacità e che da questa crisi «può uscire rafforzata». Ma è un’Europa che dovrà coniugare la responsabilità con la solidarietà, «con politiche economiche a livello europeo e nazionale».

I governi devono essere trasparenti

«L’emergenza – ha aggiunto Draghi – ha richiesto maggiore discrezionalità nella risposta dei governi, che non nei tempi ordinari: maggiore del solito dovrà allora essere la trasparenza delle loro azioni, la spiegazione della loro coerenza con il mandato che hanno ricevuto e con i principi che lo hanno ispirato».

Per l’ex presidente della Bce «la costruzione del futuro, perché le sue fondazioni non poggino sulla sabbia, non può che vedere coinvolta tutta la società che deve riconoscersi nelle scelte fatte perché non siano in futuro facilmente reversibili. Trasparenza e condivisione sono sempre state essenziali per la credibilità dell’azione di governo; lo sono specialmente oggi quando la discrezionalità che spesso caratterizza l’emergenza si accompagna a scelte destinate a proiettare i loro effetti negli anni a venire».

«Una vera ripresa dei consumi – ha aggiunto – e degli investimenti si avrà solo col dissolversi dell’incertezza che oggi osserviamo e con politiche economiche che siano allo stesso tempo efficaci nell’assicurare il sostegno delle famiglie e delle imprese credibili, perché sostenibili nel tempo».

Non sappiamo se si tornerà a una normalità pre coronavirus

Draghi non sa se tornerà mai a una normalità pre coronavirus. Oggi la parola d’ordine è adattarsi, almeno fino a quando non sarà scoperto un vaccino e «dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento”. Altrimenti, questo è l’ammonimento, «finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di essere noi a controllarla. Perderemmo la strada».

C’è il debito buono e quello cattivo

Draghi ha poi distinto il debito “buono” da quello “cattivo”. Sarà “buono” se «sostenibile se utilizzato a fini produttivi ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca».

Sarà debito “cattivo” se utilizzato «per fini improduttivi».

«La situazione presente – ha aggiunto – rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e risorse finanziarie nell’istruzione». Il motivo è semplice: saranno i giovani a ereditare la nostra montagna di debiti, ereditata da decenni di scelte scriteriate, ingigantite dalla pandemia. «Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza».

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