Draghi, sfida ai dittatori: se l’Europa lo lascia solo

Mario Draghi è rimasto solo a difendere l'Europa in occasione del Sofagate. Persino la Von Der Leyen è apparsa troppo spaurita di fronte a Erdogan.

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Alla fine, dopo oltre una settimana di nulla, il nostro Premier Mario Draghi è rimasto solo in Europa ad “essere franco con questi dittatori, nell’esprimere la differenza di vedute, di comportamenti, di visioni”.

È rimasto solo a non chinare la testa e la schiena di fronte ad un dittatore. A chiamarlo per nome, il turco Erdogan, che cancella le opposizioni, incarcera oppositori e giornalisti, piega d’imperio le riforme costituzionali alla prosecuzione del suo autoritario ed insindacabile comando, sciolto dalla Legge.

Von Der Leyen: video scandalo in Turchia

È rimasto solo a proteggere le istituzioni europee dallo stesso Erdogan che, togliendo la sedia a von der Leyen, ha voluto, in sol colpo, sottomettere al suo scettro il Presidente della Commissione europea (e con lei l’Europa), le libertà della democrazia, quelle fondamentali dell’Uomo e la capacità di resilienza del diritto. Scacco matto.

Erdogan lascia in piedi Von Der Leyen (Tgcom24)


È rimasto solo Draghi a proteggere l’Europa dalle aspettative del dittatore nel Mar Mediterraneo e dalle sue pretese di spuntarla, su almeno quattro punti: la gestione dei flussi migratori verso l’Europa; i tratti di Mediterraneo contesi tra Cipro, Grecia e la stessa Turchia; la guerra in Siria e, dulcis in fundo, l’inalienabilità dei diritti umani.

Draghi è rimasto solo anche a tutelare i valori fondanti, perché difendere la nostra Presidente von der Leyen, significa difendere l’Unione europea.

Un’Europa che, a distanza di oltre 70 anni dalla sua istituzione, ha ancora radici troppo fragili, come dimostrano questi momenti e, su tutto, il comportamento, strafottente, assunto dagli altri, compresi i leader di partito nostrani (non avendo, ovviamente, né i primi né i secondi, medesima statura e formazione). Una brutta, bruttissima caduta. Che vergogna.

Draghi e quell’Europa senza leadership

A partire, però, proprio dalla Presidente della Commissione europea, quella stessa Ursula von der Leyen che, invece di farsi riprendere come un pulcino bagnato, avrebbe dovuto mostrare leadership, invertendo la rotta prima o abbandonando il sofà dopo, con coraggio e ardimento, così da trasformare la stessa imboscata turca in un trappolone per il dittatore.

Per non parlare dell’altro Presidente, quello del Consiglio europeo. Charles Michel si è addirittura seduto, da solo, accanto ad Erdogan. Ha scritto, così, una delle più orripilanti pagine della storia dell’Unione e buttato all’aria, proprio nella frazione di secondo in cui attaccava il suo fondoschiena all’esca, 50 anni di storia, di cultura e di sacrifici: game, set, match.

È rimasto da solo, Draghi, dopo aver chiarito che vi è un limite invalicabile e che a nessuno è dato oltrepassarlo. Poi vengono gli affari.

La solitudine.

Proprio il momento migliore per constatare, e forse anche per tuonare, che gli altri – oltre le Alpi, ma anche al di qua – non la pensano così e che forse, in fondo in fondo, per loro l’Europa rimane un gigante economico, un nano politico e un verme militare.

Altrimenti come si fanno i fatti propri e gli affari con le dittature?

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