Draghi in Irpinia: dall'eroe Gesio al tesoro demoniaco di Calitri
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Draghi in Irpinia: dall’eroe Gesio al tesoro demoniaco di Calitri

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Dopo aver parlato di streghe, lupi mannari, fantasmi, monacielli, oggi ci occupiamo di draghi in Irpinia: custodi di meravigliosi tesori, anche se a volte maledetti. Creature, i draghi, che sono protagoniste di leggende popolari tramandate di generazione in generazione.

La Bocca del Dragone

Partiamo da Volturara Irpina. Dove l’origine della nota “Bocca del Dragone” si fonde proprio con la storia di una creatura mostruosa che doveva fungere da custode di un meraviglioso tesoro. I Visigoti, prima di allontanarsi da Volturara Irpina, misero un enorme drago a sorvegliare la grotta dove avevano nascosto il tesoro. Il mostro a tre teste e con un solo occhio riscuoteva, ciclicamente, dei tributi di sangue. E questo consentiva ai volturaresi di salvare il paese dalla furia del mostro.

L’eroe Gesio

Fino a quando un principe, Gesio, decise di affrontarlo. L’origine di quest’eroe è avvolta nel mistero, anche se si crede che non fosse irpino: aveva una corporatura fuori dal comune, alto e possente come un gigante, biondo con i tratti tipici dei popoli del Nord Europa. Gesio, dopo una cruenta battaglia che durò una giornata intera, riuscì ad abbattere il drago.

Dettaglio della Bocca del Dragone (foto Tripadvisor)

L’eroe restituì il tesoro ai volturaresi. Le tre teste del mostro crearono i solchi e le voragini che oggi sono ancora visibili. E dalle quali, secondo la leggenda, sgorga il sangue del drago come un fiume in piena.

Il drago di Montefusco

La storia del drago di Montefusco si incrocia con quella di un nobile cavaliere, Antonello Castiglione, che finì per sacrificare la sua vita per uccidere il mostro. Nel 1421 il cavaliere, al quale si fa riferimento in alcuni documenti dei frati minori di Montefusco, si preparò ad affrontare il drago che infestava il suo bosco. Vero terrore dei viaggiatori.

Le campane di San Vito

Bosco Pirotta” fu teatro di un combattimento che durò ore. Antonello non si arrendeva alla ferocia del drago. Ma se da un lato riusciva a fronteggiare i repentini assalti della bestia, dall’altro i respiri venefici emessi dall’animale non lo risparmiavano. Antonello Castiglione, quando sentì le forze mancare, iniziò a pregare invocando l’aiuto di Dio. Ed è allora che udì suonare le campane di una chiesa, in occasione della festa di San Vito, e le forze gli tornarono, sufficienti a infliggere un colpo mortale alla belva. Trasportata ed esposta nella piazza di Montefusco, dove Antonello Castiglione fu festeggiato come un eroe.

Paese di Montefusco oggi (Foto Google)

Pochi giorno dopo, purtroppo, il cavaliere morì a causa del veleno inalato. Nel suo testamento aveva lasciato i suoi averi ai frati minori di Montefusco dimostrando, anche nell’ora della morte, la sua grande devozione in Dio.

Calitri, il drago e il tesoro di San Zaccaria

La storia del bosco di Castiglione, a Calitri, si fonde col brigantaggio e riti demoniaci, oltre che con la leggenda di un feroce drago. Si narra che oltrepassando le Masserie Maffucci, verso il Monte San Zaccaria, si attraversa il Bosco di Castiglione dove un tempo sorgeva proprio il Casale di San Zaccaria. Dove dei feroci briganti uccisero degli indifesi cittadini per sottrarre oro e gioielli. Avidi di ricchezze, quando ebbero finito quell’eccidio, si uccisero a vicenda. Il tesoro e la zona intorno al casale furono maledetti e, di notte, dei demoni nascosero oro e gioielli nelle grotte sottostanti, mettendo un feroce drago come custode degli antri.

Tesoro custodito da demoni e drago

Molti cavalieri persero la vita tentando, inutilmente, di recuperare quel tesoro. Inceneriti dalle fiammate del drago. L’antica leggenda narra che, per diventare ricchi, sia necessario promettere l’anima al diavolo e poi uccidere il drago. Ma, nessuno, è mai riuscito a recuperare il tesoro. C’è chi dice che, di notte, nei pressi del casale di bosco Castiglione, si odano ancora rumori di spade e catene che si incrociano e di urla disperate. Le urla di chi voleva diventare ricco e, nel bosco calitrano, trovò invece solo un drago e la morte.

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