Draghi: mezzo milione di vaccini al giorno e basta furbetti

Lungo intervento del presidente del Consiglio, Mario Draghi, al Senato in vista del Consiglio Europeo, al centro dell'intervento la pandemia e i vaccini. Ma non solo. Il premier ha parlato anche di giovani, lavoro, della possibile riapertura delle scuole dopo Pasqua e della linea dura da adottare contro le case farmaceutiche che non rispettano i contratti sui vaccini.

7' di lettura

Non ha dubbi il presidente del Consiglio, Mario Draghi: l’obiettivo è mezzo milione di dosi di vaccino al giorno. Lo ha ribadito anche questa mattina nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 25 e 26 marzo.

Accelerare sulla campagna vaccinale in Italia partendo dagli anziani e dalle categorie fragili per arrivare, in tempi brevi, a somministrare dosi di vaccino a 500.000 italiano al giorno.

I temi del G20

Il premier ha anticipato anche gli argomenti in discussione al vertice europeo: la risposta alla pandemia di Covid-19; l’azione sul mercato unico, la politica industriale e la trasformazione digitale; le relazioni con la Russia e la situazione nel Mediterraneo orientale.

«Il nostro obiettivo – ha dichiarato Draghi – è portare presto il ritmo delle somministrazioni a mezzo milione (di dosi) al giorno, c’è bisogno di una accelerazione che è già visibile nei dati».

Il primo ministro ha ricordando che nelle prime tre settimane di marzo la media giornaliera di vaccinazione è stata «più del doppio» dei due mesi precedenti.

Obiettivo: riaprire le scuole dopo Pasqua

Ad un anno di distanza dall’inizio della pandemia, «dobbiamo fare tutto il possibile per una piena e rapida soluzione della crisi sanitaria – ha affermato il presidente del Consiglio -. Sappiamo come farlo: abbiamo quattro vaccini sicuri ed efficaci. Tre sono già in via di somministrazione, mentre un quarto, quello di Johnson&Johnson, sarà disponibile da aprile. Ora il nostro obiettivo comune deve essere ora quello di vaccinare più persone possibile, nel più breve tempo possibile».

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«Il mio – ha aggiunto il premier – è un messaggio di fiducia a voi, e a tutti gli italiani, anche per questo non escludo la possibilità di aperture qualora la situazione epidemiologica lo permetterà. In questo senso la priorità è riaprire la scuola in primis.

Il primo ministro si è augurato di «cominciare a riaprire almeno le scuole primarie e dell’infanzia anche nelle zone rosse allo scader delle attuali restrizioni, ovvero, speriamo subito dopo Pasqua».

C’è chi favorisce dei gruppi al posto di anziani e fragili

E sulla campagna vaccinale il presidente Draghi ha aggiunto: «Persistono importanti differenze regionali molto difficili da accettare sulla copertura vaccinale per le persone che hanno più di 80 anni. Mentre alcune rispettano le disposizioni del ministero della Salute altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente per la loro forza contrattuale».

«Dobbiamo esser uniti nell’uscita dalla pandemia come lo siamo stati insieme soffrendo nei mesi precedenti», ha spiegato Draghi sottolineando la necessità di procedere spediti con la somministrazione dei vaccini anti Covid prima agli «anziani e i fragili che più hanno da temere dal virus».

Linea dura con le case farmaceutiche

Sulla posizione dell’Unione europea rispetto agli obblighi contrattuali per la fornitura di vaccini, il presidente del Consiglio ha chiarito che in sede europea «dobbiamo esigere dalle case farmaceutiche il pieno rispetto degli impegni contrattuali».

Il capo del governo ha spiegato che l’Ue deve fare pieno uso di tutti gli strumenti disponibili, «incluso il Regolamento Ue per l’esportazione dei vaccini, approvato il 30 gennaio». Un regolamento che fa chiarezza sulla distribuzione dei vaccini al di fuori dell’Ue, in particolare verso Paesi che non versano in condizioni di vulnerabilità, «e riteniamo e lo abbiamo dimostrato va applicato quando necessario».

«Dobbiamo costruire – ha continuato – una filiera che non sia vulnerabile rispetto agli shock e alle decisioni che vengono dall’esterno. Abbiamo già iniziato, sostenuti dal governo, a stabilire accordi di partnership con case internazionali per la produzione in Italia. E la sicurezza riguarda anche le materie prime e le catene del valore della transizione ecologica».

L’equa distribuzione dei vaccini

Nel suo ampio intervento Draghi ha ricordato l’importanza di assicurare la distribuzione dei vaccini «secondo le effettive necessità dei Paesi riceventi e non in base all’interesse politico o economico o geopolitico dei donatori».

La piattaforma Covax è lo strumento migliore per farlo, secondo il capo del governo.

«Il nostro auspicio è rafforzare questo meccanismo e renderlo sempre più efficace», ha aggiunto. Draghi, che ha ricordato come la presidenza italiana del G20 abbia posto al centro della sua agenda «la salute globale e il rafforzamento della cooperazione internazionale in materia sanitaria».

«In questo giocherà un ruolo di primo piano il vertice mondiale sulla Salute, che ospiteremo a Roma il 21 maggio, insieme alla Commissione europea. Dovremo gradualmente dipendere sempre meno dal resto del mondo per le nostre esportazioni, come avviene a tutti i grandi mercati, tutti i grandi Paesi».

«Anche gli investimenti diretti esteri dal resto dell’Ue verso l’Italia, con il rafforzarsi del mercato unico, sono aumentati. In sostanza, difendere l’unicità del mercato significa difendere le aziende italiane, che ne beneficiano in grande misura». Ha aggiunto.

Digitale, necessari profondi cambiamenti

Sulla “bussola digitale”, proposta dalla Commissione europea il 9 marzo, il presidente del Consiglio ha rilevato come sia un obiettivo «non facile, visto il divario accumulato con gli Stati Uniti e la Cina». Perché ciò avvenga, servono «profondi cambiamenti nella formazione dei lavoratori, nella cultura degli imprenditori e nei processi della pubblica amministrazione».

Passaporto vaccinale sì, ma…

Sul certificato di vaccinazione anti Covid in Europa, il cosiddetto “green pass”, il presidente del Consiglio si è detto favorevole ma a patto che non ci siano «discriminazioni e nel rispetto della tutela dei dati sensibili dei cittadini europei».

I rapporti con gli Usa

Parte del discorso di Draghi ha riguardato i rapporti tra Unione europea e Stati Uniti alla luce della nuova amministrazione della presidenza da parte di Joe Biden. Quest’ultimo parteciperà a un segmento del Consiglio europeo e la «sua presenza conferma la reciproca volontà a imprime nuovo slancio nelle relazioni tra Unione europea e Stati Uniti», ha detto Draghi che guarda con favore al nuovo inquilino della Casa Bianca sul tema della tassazione digitale internazionale.

«Credo sia un approdo possibile, grazie proprio alla collaborazione con la nuova amministrazione degli Stati Uniti, e quindi su questo fronte noi intendiamo impegnarci. Si vede una certa apertura, una certa disponibilità dall’amministrazione di un Paese che in passato invece aveva dimostrato completa chiusura sulla possibilità di avere una tassa digitale».

Rapporti con la Turchia

Il presidente del Consiglio ha quindi ricordato che i rapporti dell’Unione europea con la Federazione Russa e con la Turchia saranno centrali al prossimo Consiglio europeo.

Nei rapporti con Ankara, il primo ministro ha sottolineato la necessità di una agenda positiva per favorire una «dinamica costruttiva, anche in chiave di stabilità regionale».

«In altre parole è facile coltivare le contrapposizioni in questi campi, è molto meglio cercare di costruire i rapporti futuri».

In questo contesto, Draghi ha rivelato di avere esaminato ieri con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, «l’importanza di evitare iniziative divisive e l’esigenza di rispettare i diritti umani».

Più dure le parole del primo ministro sul ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. «Un grave passo indietro», ha dichiarato Draghi, secondo cui la protezione delle donne dalla violenza, ma in generale la difesa dei diritti umani «sono un valore europeo fondamentale e identitario della stessa Unione».

Infine Draghi si è soffermato sul tema delle nuove generazioni e delle difficoltà occupazionali.

Giovani e diritti sociali

«Un futuro migliore per l’Europa unita passa attraverso un’azione concreta sull’occupazione, soprattutto giovanile, sulle pari opportunità, sui diritti sociali».

Secondo il capo del governo l’Unione europea deve ribadire il proprio impegno verso il tema dei giovani, «come governi e parlamenti nazionali per costruire un’Europa che accolga i giovani e li formi come figli, non come riserva di lavoro spesso sottopagata».

Draghi ha anticipato quindi che «un vertice sociale» sarà organizzato il 7-8 maggio dalla Presidenza di turno portoghese del Consiglio dell’Unione europea. Secondo il capo del governo, «i giovani e l’occupazione giovanile devono essere al centro del futuro dell’Europa».

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