Droga Avellino e arresti: 20 indagati verso il processo

Droga Avellino: il sostituto procuratore Vincenzo Toscano ha chiuso le indagini per venti persone che ora rischiano il processo. In 16 erano state arrestate.

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Droga Avellino: il sostituto procuratore, Vincenzo Toscano, ha chiuso le indagini su venti persone finite in un’inchiesta per spaccio di marijuana, hashish e cocaina. E che lo scorso ottobre aveva portato all’esecuzione di diciannove misure cautelari (tre arresti in carcere, tredici ai domiciliari e tre obblighi di dimora) eseguite dai carabinieri del comando provinciale di Avellino. (Clicca qui per leggere nomi e cifre dell’indagine “delivery”)

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Arresti droga Avellino: di cosa sono accusati i venti indagati?

I reati contestati (ipotesi dell’accusa fino a che non passeranno al vaglio di un giudice), erano legati a episodi di spaccio, ma non viene teorizzata l’associazione a delinquere.

Come emerge dalle indagini, non c’era un’organizzazione strutturata a gestire la vendita della droga: erano piccoli gruppi o persone che collaboravano per accontentare un pacchetto di sessanta clienti, diviso in sotto-gruppi. Una filiera corta fatta di rapporti personali fra venditore e consumatore, ma non si trattava di una distribuzione di droga organizzata in modo scientifico.

Droga consegnata a domicilio

Le modalità prevedevano anche le consegne a domicilio, di qui il nome inglese “delivery”, durante il lockdown. C’è anche qualcuno che si è impegnato parte del reddito di cittadinanza per comprare lo stupefacente.

Droga Avellino: lo spaccio ricostruito dalla procura

Nell’ordinanza cautelare, firmata dal gip Fabrizio Ciccone, si chiarisce che la droga arrivava da Castello di Cisterna (Napoli), Pellezzano (Salerno) e Altavilla Irpina (Avellino), chiamato nelle ordinanza “il paese”. Nelle intercettazioni c’era qualche indagato “più originale”, che faceva riferimento al “prosciutto” o ai “cavi elettrici” per indicare lo stupefacente, qualche altro più “tradizionale”, che richiamava la canzone di Rino Gaetano, citando “Maria”, per indicare la marijuana.

Le minacce

A volte gli indagati trovavano difficoltà a farsi pagare e sarebbero ricorsi alle minacce, Come rivelato, ad esempio, da una intercettazione emblematica: “Tu mi vieni a prendere per culo fino a dentro casa? … Ti spacco tutti i denti in bocca mezzo scemo”.

Le difese

Ora gli indagati, difesi fra gli altri dagli avvocati Danilo Iacobacci, Nello Pizza, Nicola D’Archi, Innocenzo Massaro, Dario Cierzo, Linda Orabona e Michele De Vita, Gerardo Santamaria e Rolando Iorio, potranno chiedere di essere ascoltati dagli inquirenti o fornire memorie difensive. Poi la Procura dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio e, quindi, il processo.

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