Droni e big data, ragazzi questa è la nuova agricoltura

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Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di termini che una volta sarebbero stati relegati al mondo degli esperti e degli appassionati di tecnologia, ma che oggi cominciano ad avere grande eco anche nel pubblico di massa.

Big Data, Intelligenza artificiale, Machine learning sono parole di cui moltissimi, pur sentendole ripetutamente, non hanno un’idea chiara.

Probabilmente perché vengono nominate spesso a sproposito e come concetti astratti, a sé stanti, quando in realtà le tecnologie che sono dietro queste parole, all’apparenza banali, saranno responsabili delle maggiori rivoluzioni a cui assisteremo increduli nei prossimi anni.

Rivoluzioni che colpiranno e stravolgeranno qualunque settore, anche, e forse soprattutto, quelli più tradizionali.

Settori e modi di fare le cose, di lavorare, di vivere che sono spesso uguali, immutati, da decenni e che parole all’apparenza prive di una reale influenza sullo stato delle cose, stravolgeranno in maniera irreversibile.

In tempi e modi che nessuno di noi fino a pochi anni fa avrebbe mai immaginato.

Droni e big data, ragazzi questa è la nuova agricoltura

La nuova agricoltura

Tanti saranno i settori che saranno colpiti e trasformati, alla fine probabilmente tutti, ma uno dei più tradizionali e che per l’Italia riveste storicamente un ruolo fondamentale è il cibo, e quindi l’agricoltura.

L’Italia infatti, come è noto, ha una delle biodiversità e delle ricchezze enogastronomiche maggiori al mondo, dal Nord al Sud del Paese, frutto di una storia millenaria di tradizioni e cultura che ha sempre visto nel cibo e nel mangiare bene uno dei principi fondanti dell’italianità.

Ma negli ultimi decenni l’agricoltura ha progressivamente perso importanza nel nostro Paese.

Si è andata riducendo la forza lavoro impegnata nel settore primario, la concorrenza dei paesi esteri su prodotti a basso valore aggiunto ha distrutto i prodotti nostrani e le imitazioni di prodotti italiani all’estero ci priva ogni anno di decine miliardi di euro.

E’ una situazione certamente non facile che sta mettendo in ginocchio molte imprese agricole, costringendole alla chiusura.

Poi, però, si vedono in televisione servizi che parlano del ritorno dei giovani alla terra e si moltiplicano gli articoli e gli approfondimenti sull’importanza che l’agricoltura e tutto il settore primario stanno tornando ad avere in Italia.

Ed in questo l’Italia è davvero un eccezione singolare a livello mondiale.

Perché in nessun’ altra economia tra le più sviluppate al mondo si sta verificando un evento simile.

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Il ritorno alla terra e le nuove tecnologie

Andando ad analizzare il fenomeno lo si potrebbe banalmente spiegare come l’unica alternativa che è rimasta ai giovani italiani, in un Paese con un’economia debole, poche opportunità di lavoro, stipendi bassi e un costo della vita molto alto nelle città più grandi.

In una situazione del genere il ritorno alla terra, spesso con case e terreni dei nonni o di altri parenti, è visto come un modo per fuggire da città inquinate, costose e senza una prospettiva di carriera.

Ma non è solo questo. Il ritorno alle terra è sicuramente una conseguenza della drammatica situazione socioeconomica italiana che va avanti almeno dall’inizio del secolo, ma sono le opportunità offerte dalle nuove tecnologie che stanno facilitando e velocizzando notevolmente questo processo.

E i giovani, quasi tutti laureati, questo lo sanno.

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Dimenticate i vecchi contadini, tutto è automatizzato

Bisogna infatti dimenticare completamente l’idea del contadino che ognuno di noi ha in mente.

Sveglie all’alba e duro lavoro nei campi sperando nel tempo favorevole.

Tutto questo non esiste più.

Con le macchine attualmente disponibili, e che possono essere comprate agevolmente in leasing, il lavoro nei campi è stato quasi del tutto automatizzato.

Sensori sparsi per il terreno monitorano l’umidità del suolo, la fertilità, la crescita delle piante e la presenza di parassiti.

Droni fotografano e monitorano la situazione dall’alto e tramite l’IoT tutti questi strumenti sono collegati tra loro e si trasmettono agevolmente le informazioni, che l’imprenditore agricolo può consultare ed analizzare tramite software che utilizzano l’intelligenza artificiale e l’analisi dei Big Data per capire cosa deve migliorare e in che modo deve agire per risolvere eventuali problemi o migliorare la produttività.

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Azienda tecnologica che produce cibo

Non si parla più quindi di un’azienda agricola pura, ma di un’azienda tecnologica che opera nel campo della produzione del cibo.

Solitamente insieme a un allevamento, progettato utilizzando sempre analisi dei dati e AI, e una fattoria didattica, dei laboratori per le scuole, un agriturismo.

E’ un ecosistema complesso che però funziona grazie a delle tecnologie e degli strumenti che, ad oggi, sono agli albori ed hanno ancora tutto da dimostrare.

E’ un futuro sicuramente roseo, ma non cosi facile da realizzare.

Bisogna avere passione, capacità ed anche competenze.

La stragrande maggioranza dei nuovi imprenditori agricoli sono infatti laureati in discipline collegate alla tecnologia, alla chimica o alla biologia.

Non si può certamente improvvisare e bisogna avere chiaro fin dall’inizio il percorso che si vuole fare ma, rispetto al passato, le opportunità sono grandemente maggiori e sicuramente il duro lavoro nei campi è solo un ricordo.

Stefanocarluccio@live.it

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